E Se(x) Fosse la Tiroide? – Trascrizione Evento Online (25 maggio 2022)

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E Se(x) Fosse la Tiroide? - Trascrizione dell'evento online del 25 maggio 2022

E Se(x) Fosse la Tiroide? L’intero evento dedicato alla relazione tra intimità e tiroide

La trascrizione integrale dell’intervento del prof. Jannini e le risposte alle vostre domande nella trascrizione integrale dell’evento online, che si è svolto su Facebook il 25 maggio 2022. 

Dott.ssa Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo Barbarulo: Buonasera a tutti, buonasera Professore.

Prof. Emmanuele A. Jannini: Buonasera Dottoressa. Ben ritrovata.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Grazie grazie, buonasera a tutti coloro che ci seguono, vedo che siete tantissimi, già oltre 500 persone a seguirci. Questo ci emoziona molto e ci fa capire quanto siano importanti questo tipo di eventi che realizziamo online. No professore?

Prof. Emmanuele A. Jannini: certo certo. C’è da dire che i temi come la tiroide, la vita sessuale e la salute sono temi in cui tutti quanti siamo coinvolti. E quindi questo potrebbe spiegare il perché di cosi tanto successo.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Sicuramente. Non c’è bisogno di fare le presentazioni, il Professor Jannini lo conoscete sicuramente tutti. Insieme abbiamo fatto queste divertenti video pillole per cominciare a introdurre i temi che tratteremo nella giornata di oggi, ovvero, il calo del desiderio, l’astemia degli spermatozoi (ovvero gli spermatozoi pigri come li abbiamo simpaticamente chiamati), l’eiaculazione ritardata e la secchezza vaginale. Abbiamo ricevuto moltissime domande e cercheremo di rispondere a tutte quelle possibili. Le abbiamo dovute addirittura raggruppare perché erano veramente tante. Quindi professore se lei è d’accordo comincerei già con la prima domanda.

Prof. Emmanuele A. Jannini: cominciamo subito e naturalmente se durante la diretta qualcuno fa altre domande saremo contentissimi di trovare il tempo per rispondere. Se ci riusciamo.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: cominciamo subito, intanto mostriamo il nostro sticker così chi si collega soltanto adesso avrà modo già di vedere di cosa stiamo parlando e cominciamo subito con la prima domanda. La prima domanda arriva da Saverio, il quale ci chiede: come mai la tiroide è implicata nelle funzioni sessuali e riproduttive?

Prof. Emmanuele A. Jannini: E come potrebbe essere diversamente, rovescerei la domanda. Perché la tiroide è, probabilmente, una delle ghiandole che ha una così grande capacità di interagire con tutti gli organi, con tutti i tessuti, e sostanzialmente con tutte le funzioni, che non poteva assolutamente naturalmente essere esclusa da queste la funzione sessuale riproduttiva. Si usa un termine difficile, che però traduco facilmente, “l’effetto pleiotropo”, vuol dire universale. L’ormone tiroideo agisce su tutti i tessuti, a tutti i livelli, è fondamentale per lo sviluppo, per la crescita e per l’intelletto. Questo spiega per quale motivo la funzione sessuale riproduttiva è così tanto chiamata in causa quando la tiroide funziona troppo poco.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore. Allora andiamo con il nostro fuoco di fila perché abbiamo già Federica che ci scrive: pensavo fosse colpa della menopausa, ma davvero la tiroide che funziona male può far passare la voglia? 

Prof. Emmanuele A. Jannini: la risposta è assolutamente si. È proprio così. Anche se, naturalmente, ci possono essere, come dicono i burocrati, un combinato disposto, cioè due cose insieme che possono aggravarsi l’una con l’altra e quindi, una riduzione della funzione tiroidea, che ha un impatto estremamente importante sulla funzione del desiderio, così come su così tanti altri aspetti. Anche aspetti di ordine emozionale, di ordine addirittura sentimentale. Non posso fare a meno di ricordare la storia di una signora che aveva lentamente esaurito tutti i suoi sentimenti nei confronti della famiglia che le era stata vicina per tutta la vita e che nel momento in cui viene riconosciuta una condizione di ipotiroidismo e fatta una distinzione rispetto alla menopausa da una parte, e quindi il ginecologo che vedeva solamente quell’aspetto, e la depressione dall’altra, e quindi lo psichiatra che vedeva solamente quell’aspetto, poi è arrivato l’endocrinologo che con un po’ di sostegno per la funzione tiroidea, ha risolto il problema dell’infelicità. Proprio questa dimensione di sentimenti, non solamente di desiderio sessuale che può essere una cosa così specifica ma proprio, addirittura, la sfera dei sentimenti che viene a essere ridotta quando la tiroide va affievolendo la sua funzione.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Grazie Professore. Quindi, Federica, adesso abbiamo chiarito per quale motivo può essere anche la tiroide coinvolta in questo tipo di problema. Abbiamo un’altra domanda che arriva da Michele che ci dice: Buonasera Prof, ho notato un peggioramento della mia resistenza a letto. Anche questo può dipendere dalla tiroide?

Prof. Emmanuele A. Jannini: Si anche in questo caso. Qui è un discorso un pochino articolato ed è interessante. La tiroide, per quello che riguarda la funzione erettile, cioè la funzione dell’erezione, ecco quando Michele parla di resistenza a letto dobbiamo immaginare che stia parlando di una disfunzione erettile cioè di una ridotta capacità di ottenere o di mantenere l’erezione durante il rapporto sessuale. Bene, è incredibile ma viene ad essere lesa, sia nelle condizioni di eccesso di ormone tiroideo, di ipertiroidismo, sia per motivi diversi anche nelle condizioni di difetto di ormone tiroide, cioè di ipotiroidismo, che è la condizione che più frequentemente si associa alla disfunzione erettile. La buona notizia è che un recupero della funzione tiroidea permette, molto spesso, di recuperare una buona parte se non tutta la funzione rettile e sessuale. Anche se, possono esserci delle situazioni concomitanti, che meritano attenzione da parte dell’andrologo e che possono essere suscettibili di trattamenti specifici proprio per fare quello che va fatto per un recupero completo della funzione sessuale maschile.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo grazie Professore. Andiamo avanti con Angela che ci dice: pensavo che la secchezza vaginale fosse legata al calo degli estrogeni… ma può dipendere anche dalla tiroide? Ho 43 anni. Come a farci intendere “non sono ancora in menopausa”, almeno io l’ho intesa così.

Prof. Emmanuele A. Jannini: certamente, l’epitelio della vagina è prima di tutto estrogeno dipendente. Vale a dire, dipende prima di tutto dal tenore estrogenico, dalla quantità di estrogeni che l’ovaio produce ciclicamente durante il ciclo feritile. Quindi, chiaramente, in menopausa diminuiscono gli estrogeni o addirittura si azzerano e quindi la funzione della lubrificazione viene ad essere lesa. Ma attenzione perché per un gioco perverso che è, da una parte diretto dell’ormone tiroideo mancante sulla vagina, dall’altra indiretto, su quello che si chiama l’asse ipotalamo ipofisi ovaio, cioè il meccanismo ormonale, il meccanismo endocrino, che regola la funzione dell’ovaio e quindi la produzione di estrogeni, anche in questo caso, sia direttamente che indirettamente, ci possono essere delle riduzioni specifiche della capacità della donna di lubrificarsi. Ecco quello è il modo più semplice per intendere questo problema così importante che è la secchezza vaginale che riguarda tantissime donne in menopausa (1 donna su 2). Si chiama atrofia bulbo vaginale quella che si verifica quando mancano gli estrogeni, che possono essere aggravati o addirittura precipitati questi sintomi di secchezza vaginale, di dolore o addirittura di impossibilità ad avere rapporto sessuale stesso quando per l’appunto mancano anche o solamente gli ormoni tiroidei. Ancora una volta, il recupero della funzione tiroidea, permette di ripristinare, se gli estrogeni sono sufficientemente rappresentati, la funzione della vagina stessa e quindi, in qualche maniera, eliminare questa problematica così impattante nella vita di coppia.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: ancora una domanda sempre sull’eiaculazione che ci viene da Paolo, che ci scrive: Professore, anche l’eiaculazione precoce può dipendere dalla tiroide che non funziona bene? O solo quella ritardata?

Prof. Emmanuele A. Jannini: in questo caso, il titolo di questa chiacchierata che stiamo facendo insieme “e se(X) fosse la Tiroide?”, in questo caso no, nel senso che la eiaculazione precoce è sicuramente un sintomo importante di patologia tiroidea ma quando la tiroide funziona troppo, cioè in una condizione di ipertiroidismo. L’ipertiroidismo si associa facilmente all’eiaculazione precoce, c’è uno studio multicentrico in cui si documentava questa associazione tra iperfunzione ed eiaculazione precoce, ma, al contrario, tra ritardo eiaculatorio (difficoltà ad esperire l’orgasmo) e invece varie forme di ipofunzione della tiroide stessa. Quindi alla domanda “e se(X) fosse la Tiroide?” si, se si tratta di ipertiroidismo ed eiaculazione precoce, si se si tratta di ipotiroidismo e eiaculazione ritardata o addirittura anorgasmia maschile, no il contrario. Quindi, alla domanda di Paolo rispondiamo che l’eiaculazione precoce ha tantissime cause, alcune delle quali nemmeno le conosciamo perché è un disturbo estremamente diffuso, però conosciamo i modi per trattarla e può dipendere dalla tiroide solamente nel caso in cui la tiroide funzioni in eccesso e non in difetto (in mancanza).

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: adesso le voglio fare una domanda che arriva da un utente della quale, ovviamente, abbiamo modificato il nome perché è una domanda molto personale ma molto bella e abbiamo ritenuto comunque giusto girarla anche a lei. La domanda è questa: da 10 anni non ho più rapporti intimi (io 65 mio marito 75), può essere colpa della prostata che lui cura con la serenoa in gocce? (non vuole andare da un andrologo)? Grazie per la risposta.

Prof. Emmanuele A. Jannini: sicuramente è una domanda interessante. Mi prendo un attimo di tempo per fare un ragionamento che credo sia vantaggioso un po’ per tutti. Dobbiamo imparare a considerare la salute sessuale come una parte della salute generale dell’individuo e della coppia. Quindi, non ci deve essere nessun tipo di remora a rivolgersi ad uno specialista competente, al sessuologo medico, all’andrologo, al ginecologo o all’endocrinologo quando ci sono problemi che riguardano la sfera sessuale. La sfera sessuale, e la salute sessuale in particolare, non è un optional, e non sono io a dirlo ma l’organizzazione mondiale della sanità. Non è qualche cosa che se non c’è va bene, “tanto tutto sommato alla fine si campa anche senza sesso”. In realtà, è una funzione assolutamente essenziale della salute generale dell’individuo. E quindi, veniamo a questo punto al quesito di Milena. 10 anni senza rapporti è gravissimo, lo debbo dire. Non per sgridare nessuno, ma perché in queste situazioni, chiaramente, si costruisce una sorta di castello di guai, di problemi, sopra il sintomo sessuale, sopra il silenzio sessuale, sopra questa assenza di dialogo a letto.  Questi 10 anni di assenza di rapporti, sono estremamente pesanti perché ne rendono particolarmente problematica la risoluzione, ma non impossibile. Caso specifico: Lei ha 65 anni e quindi è, ovviamente, in menopausa e quindi attenzione che poi nel momento in cui l’andrologo è capace di guarire, per così dire, il marito e ci riesce, che lei poi sia in grado di avere rapporti sessuali e quindi si controlli poi dal suo endocrinologo per la tiroide e dal suo ginecologo per la menopausa, pensando se si possa fare qualcosa per questo, anche se 65 anni rappresentano una menopausa molto avanzata. Questo marito di 75 anni viene preso in carico dall’endocrinologo che risponderà alla domanda, se si può trattare di un effetto iatrogeno cioè è generato dal medico che ha prescritto questa erba (farmaco che può agire anche con degli effetti collaterali) che in alcuni casi può determinare una condizione di ipogonadismo, che è un po’ quello che viene cercato con questo tipo di trattamenti, perché la prostata dipende dal testosterone e quindi spesso l’urologo tende ad utilizzare dei farmaci che riducono la presenza di un testosterone circolante particolarmente invadente che si chiama “diidrotestosterone”. Quello che viene fatto è che viene misurato il pattern degli androgeni che possono essere coinvolti nella funzione sessuale, si capisce se il paziente si può avvantaggiare di un cambio di terapia, e comunque sia, si mettono in atto anche della terapie che possono in qualche maniera aiutare. Penso ai farmaci pro-erettili, che possono in qualche maniera aiutare anche di fronte ad una situazione di questo genere. Quindi, la politica dello struzzo, ”lui non vuole andare dall’andrologo così lo hai costretto” è una politica che non ha motivo di essere, non c’è motivo di vergognarsi in nessun modo e in nessun caso, ci sono specialisti competenti e perfettamente in grado di fornire un aiuto specifico per problematiche di questo genere. E’ un peccato che si rimanga in quello che con Rossella Nappi una grande ginecologa che insegna all’università di Pavia, abbiamo chiamato “couple pause”, che è proprio esattamente questo caso clinico. Lei 65 lui 75, lei in menopausa e lui in andropausa, e attenzione perché la couple pause non è la semplice somma della menopausa più l’andropausa, ma ahimè, è un moltiplicarsi del sintomo menopausale per quello andropausale e viceversa. Il disturbo arriva sull’altro e ritorna amplificato o il disturbo arriva sull’altra e ritorna amplificato; quindi, una sorta di circolo virtuoso. Me la sono presa un po’ lunga, scusatemi.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: no professore si immagini, anzi ci ha chiarito alcuni concetti importanti e tra l’altro c’è una bella domanda proprio sull’andropausa ma gliela farò tra un pochino. Adesso abbiamo un’altra bella domanda di Jona che ci scrive: mi sento sempre stanco e svogliato anche a letto. Ho pensato che fosse un effetto di quello che chiamano longcovid, ma ora sono passati più di 4 mesi…che sia un problema di tiroide?

Prof. Emmanuele A. Jannini: allora questo è un caso molto interessante, perché qui l’endocrinologo deve fare una diagnosi differenziale. Capisco bene che questo paziente ha avuto il covid, mi sembra chiaro, altrimenti non si porrebbe il problema del longcovid. È stato recentemente definito proprio dal mio gruppo di ricerca questa categoria del longcovid che abbiamo chiamato “sexual longcovid”, vale a dire, la condizione secondo la quale una persona che ha tutta la sintomatologia complessa che adesso diremo del longcovid, ha anche una specifica lesione della funzione sessuale che addirittura ha la caratteristica di permettere al medico di monitorare l’andamento del longcovid stesso. Traduco in maniera molto semplice: se una persona che ha avuto il covid, dopo il covid riprende a fare sesso senza nessun problema, non ha il longcovid. Detto in maniera molto molto rudimentale e forse un po’ imprecisa. Attenzione perché questa fatica, questa astenia, questa debolezza, questa riduzione degli interessi, questo atteggiamento un pochino depresso, che sono assolutamente presenti nel longcovid, che sono assolutamente presenti nel sexual longcovid, e anche presenti nell’ipertiroidismo, magari insieme ad altri sintomi che possono essere indicativi in quella situazione, vale a dire, avere difficoltà ad andare di corpo, avere una brachicardia, una riduzione della frequenza cardiaca, avere una sorta di rallentamento del pensiero, addirittura, o come dicevamo prima delle emozioni, avere difficoltà all’eiaculazione e avere anche difficoltà ad essere svogliato a letto, sia dal punto di vista del desiderio, sia dal punto di vista della erezione stessa. L’ipotiroidismo così come il longcovid può colpire sia la macchina del desiderio sia la macchina dell’erezione ed entrambe, ovviamente, in maniera tra di loro collegate. Il vantaggio è che mentre il longcovid è un qualche cosa che abbiamo e che stiamo imparando solamente adesso a conoscerlo e a definirne quali sono i contenuti, nel caso dell’ipotiroidismo sappiamo tutto da tantissimo tempo e siamo perfettamente in grado di fare diagnosi e anche di fare la terapia.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore, davvero molto interessante questa domanda di Jona perché ci ha dato l’opportunità di chiarire un tema che mi sembra molto interessante e chissà quanti altri come lui si sono trovati in una situazione simile. Le volevo fare una domanda, in questo caso parliamo di un uomo ed è sempre una donna che parla, Caterina, che ci dice: ultimamente mi sono accorta che mio marito impiega molto più tempo per raggiungere il piacere. Professore, che controlli mi consiglia di fargli fare? Lo sa che noi donne siamo un po’ le family caregiver, siamo sempre noi a capire che c’è qualcosa che non va.

Prof. Emmanuele A. Jannini: Questo è un tema proprio da VediamociChiara, il femminile poi alla fine è quello che si porta sulle spalle la responsabilità della ricerca del professionista che può essere d’aiuto, il riconoscimento del sintomo, le cure ecc.. questo è un dato di fatto forse neanche giusto e forse possiamo anche imparare a correggerlo e a suddividere su 4 spalle questo genere di responsabilità e non solamente su due.

Torniamo al tema che ha sollevato Caterina. Questo è interessantissimo. Proprio il fatto che viene fatta questa domanda. Attenzione amici cari, in realtà uno potrebbe pensare che un maschio che dura a letto molto tempo, non necessariamente sia un problema, anzi, dovrebbe essere un poter disporre di maggior tempo per permettere alla compagna di avere una risposta sessuale particolarmente intensa. Purtroppo non è così in realtà. In realtà, le persone che sono nel letto insieme con noi, sono attente a quelle che sono le nostre reazioni e quindi percepiscono la difficoltà di questo maschio che vorrebbe ad un certo punto avere l’eiaculazione, avere l’orgasmo, ma che in realtà, ha difficoltà ad ottenerlo e questo si chiama eiaculazione ritardata. 5% della popolazione ne è affetta. È una condizione piuttosto difficile da curare per l’andrologo, salvo che non ci sia di mezzo la tiroide. Nel caso in cui fosse la tiroide “e se(x) fosse la tiroide?” e se fosse la tiroide sarebbe una gran fortuna, potremmo dire dal punto di vista dell’eiaculazione ritardata perché li abbiamo i grossi successi terapeutici. Vorrei dire che è l’unico caso, di tanti che si possono verificare di eiaculazione ritardata, in cui un trattamento specifico è in grado di risolvere quel sintomo. In altri casi, molto spesso, abbiamo molta più difficoltà ad aiutare il paziente con delle medicine, e lo riusciamo a fare magari con delle terapie comportamentali, con delle medicine per risolvere il problema dell’eiaculazione ritardata. Quindi, da questo punto di vista vorrei fare una battuta, se mi permettete, è quasi una fortuna se fosse un problema di tiroide, di ipotiroidismo, perché in questo caso l’endocrinologo potrebbe curarlo in maniera estremamente efficiente sia l’ipotiroidismo sia la difficoltà ad ottenere l’eiaculazione (l’orgasmo).

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore, grazie per questo chiarimento a nome di Caterina. Abbiamo un’altra domanda che trovo molto interessante e ce la fa Nadia: dopo quanti mesi che si hanno rapporti senza protezione e anche senza restare incinta è bene controllare la tiroide?

Prof. Emmanuele A. Jannini: beh direi che nel momento in cui l’andrologo e il ginecologo fanno una diagnosi di infertilità o ipofertilità e quindi dopo dei mesi di rapporti non protetti e che siano (attenzione) veri e propri rapporti. Molto spesso mi è capitato di coppie che “Sì, sì abbiamo avuto rapporti”… “Quanti?” “Mah, ne avremo avuti 4-5…” “In una settimana?” “No 4-5 negli ultimi 6 mesi…”. Euesto non il modo migliore per compensare la caratteristica biologica della nostra specie di essere una specie a bassissima fertilità. Comunque, quando i rapporti sono di numero congruo e il bambino non arriva e la gravidanza non inizia, certamente, è estremamente intelligente fare un controllo della tiroide, sia per il femminile che può essere leso, sia dal punto di vista della fecondazione ma moltissimo a riguardo all’impianto del feto, e quindi alla stessa gravidanza che può essere addirittura a rischio se la tiroide non funziona più che bene, sia il maschio che invece può avere una astenia non solamente del sesso ma proprio una astenia dello spermatozoo che può avere una riduzione della mobilità e della sua capacità di fecondazione; quindi la risposta a Nadia è certamente si; di fronte ad una diagnosi di infertilità o di ipofertilità è estremamente importante essere sicuri che non ci sia ne ipotiroidismo ne ipotiroidismo subclinico che è una condizione un pochino più sottile che spesso sfugge a chi non è specialista della tiroide e quindi all’endocrinologo, a chi non è endocrinologo e quindi l’ipotiroidismo subclinico è bene che sia riconosciuto, per l’appunto, dall’endocrinologo perché questa è una condizione più complessa che può provocare questo genere di disturbi e rendere più difficile la gravidanza.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore senta, a questo punto le faccio subito una domanda che arriva da Luca, che non so se è il marito di Nadia mi verrebbe da pensare, perché mi dice: quale analisi si devono fare per verificare se gli spermatozoi sono pigri a causa della tiroide?

Prof. Emmanuele A. Jannini: qui devo anche fare un piccolo inciso e vorrei segnalare il fatto che ahimè moltissimi laboratori di analisi che fanno l’esame del liquido seminale, che è la risposta alla domanda del nostro ascoltatore cioè “cosa si fa?” Si fa l’analisi del liquido seminale, ma attenzione perché in realtà moltissimi laboratori, purtroppo, in Italia, non seguono in maniera del tutto le normative dell’OMS per la diagnosi della infertilità, dell’esame del liquido seminale. Il consiglio che vi do è di andare a cercare dei laboratori pubblici certificati dalla società italiana di andrologia e di medicina della sessualità SIAMS, dove, appunto, troverete nel sito, quei laboratori che sono certificati per eseguire un esame del liquido seminale secondo le norme. Anche moltissimi laboratori privati lo fanno, chiedete al vostro medico di famiglia di indicarvi quelli che sono certificati per questo esame, piuttosto complesso, del liquido seminale che non è semplicemente dare un’occhiata al microscopio per vedere se gli spermatozoi si muovono più o meno e dare dei giudizi poco scientifici, come purtroppo spesso capita di vedere nei referti di molti piccoli laboratori, ma al contrario deve essere fatta in maniera molto attenta e solo così potremmo rispondere alla domanda se per l’appunto c’è una lesione della mobilità o della morfologia che possa essere eventualmente ricondotta al malfunzionamento della tiroide.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore la ringrazio e nel frattempo la informo che siamo arrivati a 900 persone, ci sono 900 utenti che ci stanno seguendo in questo momento.

Prof. Emmanuele A. Jannini: ottima scelta, VediamociChiara e Menslife, che è un altro interessantissimo territorio in cui i maschi si muovono tra di loro per cercare di dibattere tra loro e di dare delle risposte che riguardino la loro salute, quindi questo binario formidabile spiega perché siamo circa 1000 questa sera insieme.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: grazie Professore grazie, come sempre so che apprezza il lavoro che noi facciamo ogni giorno e devo dire che quando sono poi questi i risultati siamo contenti anche noi ovviamente di impegnarci ogni giorno per ottenerli. Bene, le faccio un’altra domanda che deriva da Barbie e ci chiede: come si fa a capire se è la tiroide che non funziona bene o se si tratta di menopausa se i sintomi come il calo del desiderio e la secchezza vaginale sono gli stessi?

Prof. Emmanuele A. Jannini: si chiama diagnosi differenziale ed è il compito dello specialista farla. Questa diagnosi si fa tutte le volte in cui il medico si trova di fronte a dei sintomi che possono essere di tante varie malattie. Ad esempio un colpo di tosse può essere la cattiva abitudine di fumare, il covid, una polmonite o qualsiasi altra cosa; quello che il medico fa è quello di fare una diagnosi differenziale come in questo caso, quindi, distinguere, in questo caso, se il calo del desiderio e l’ipo-lubrificazione o secchezza vaginale possono essere dovute alla menopausa, alla tiroide o, come dicevo prima, ad una terza possibilità che è tutt’altro che rara, cioè la complicità di entrambi, menopausa e ipotiroidismo, nel delitto della lesione del desiderio e nella secchezza vaginale; in questo caso la diagnosi differenziale diventa un pochino più articolata perché si tratta, da parte dello specialista, ed è questo che il paziente deve chiedere, di determinare quello che si chiama il peso specifico dell’uno o dell’altro. Quindi, deve essere in grado di riconoscere quanto è pesante la mancanza di estrogeno, quanto è pesante la mancanza di ormone tiroideo e quanto sono pesanti entrambi nella zavorra che inibisce in maniera così specifica il desiderio sessuale e la capacità di lubrificarsi e quindi di avere un rapporto sessuale piacevole e non doloroso. Questo lo si fa attraverso degli esami ormonali che hanno proprio lo scopo di determinare il grado di invasività della menopausa e di determinare, per l’appunto, il grado di eventuale ipotiroidismo, anche nelle condizioni (come detto prima) subcliniche che possono essere un po’ piu sottili e un po’ piu difficili da diagnosticare e riconoscere poiché apparentemente ad un occhio inesperto gli esami ormonali sembrano abbastanza normali ma poi in realtà il compito per l’endocrinologo sta proprio nel riconoscere che anche in quel caso ci si trova di fronte ad una condizione subclinica, sotto il livello della clinica, ma comunque meritevole di attenzione e diagnosi e in determinati casi anche di terapia.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Professore. Un’altra domanda che mi sembra molto interessante ce la fa Francesco: pensavo che durare tanto a letto fosse una cosa buona e ora scopro che potrebbe non essere così. Come capisco se ne soffro anche io?

Prof. Emmanuele A. Jannini: tutti abbiamo un pochino questa idea che nelle coppie dove c’è una durata molto lunga in realtà dovrebbero essere tutti contenti, perché il rapporto dura più a lungo ma in realtà, come dicevo, non è così. In realtà, le coppie percepiscono molto bene questa difficoltà e questo ostacolo. Il sesso, come si dice in napoletano, non vuole pensieri. Questa idea del fatto che debba scorrere in qualche maniera senza intoppi è un qualche cosa che abbiamo tutti interiorizzato dentro di noi ed è effettivamente così. Effettivamente è quello che accade nel momento in cui c’è un intoppo, vale a dire una difficoltà, un fastidio, uno sforzo eccessivo per avere l’eiaculazione  ed avere l’orgasmo, questo viene concepito come un disturbo e anche come un disturbo estremamente pesante anche per entrambi. Diventa un problema che poi tende, nel momento in cui non ci si rivolge all’andrologo ed al sessuologo medico, in maniera tempistica, tende ad aggravarsi e tende, addirittura, ad avvicinarsi verso la totale difficoltà all’eiaculazione che è nota come ana-eiaculazione. Come fare a capire se ne soffro anche io? Beh, è molto semplice. Se nessuno si lamenta e quindi sono tutti contenti vuol dire che non c’è nessun disturbo (semplificando le cose al massimo). Non esiste nella nostra specie una necessità normativa, non è come la frequenza cardiaca che deve andare da un tot ad un tot perché sennò crea problemi e si è ipotesi o ipertesi o gli ormoni tiroidei che se sono troppo diventa ipertiroidismo e se sono pochi ipotiroidismo. No, per il sesso non è così in realtà, non c’è un vero e proprio “troppo e troppo poco” nel momento in cui c’è una assoluta salute sessuale, ovvero, in maniera molto semplice, se sono tutti contenti.

Siccome l’eiaculazione ritardata non crea contentezza ma al contrario crea sofferenza, la risposta alla domanda di Francesco è molto semplice, chi ha l’eiaculazione ritardata se ne accorge perché si accorge di avere una difficoltà eccessiva nell’eiaculare e quindi trasmette questa sua sofferenza e difficoltà nell’ambito del talamo, della coppia, e questo tende ad ingigantirsi e a gonfiarsi e a diventare un problema sempre più grosso e per questo motivo conviene parlarne prima possibile con lo specialista di riferimento.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Professore, a questo punto rispondiamo anche a Mirko che ci chiede: dopo quanto tempo si può definire “ritardata” l’eiaculazione?

Prof. Emmanuele A. Jannini: è molto interessante e precisa la domanda di Mirko e lo ringrazio, ma fino ad un certo punto in realtà lo ringrazio, perché mi mette in difficoltà come ha messo in difficoltà la International society for sexual medicine (ISSM), la più grande organizzazione scientifica del mondo che si occupa di medicina sessuale che a dire il vero, ancora, non è stata in grado di stabilire un punteggio, un tempo, oltre il quale si parla di eiaculazione ritardata. L’ha fatto, io stesso ho partecipato alla definizione di eiaculazione precoce, siamo finiti prima ad Amsterdam poi in India, diversi anni fa, producendo la prima definizione universale di eiaculazione precoce. Nel momento in cui ci siamo chiesti come farlo anche poi per l’eiaculazione ritardata ci siamo arresi di fronte alla scarsezza di evidenze; quindi noi non sappiamo esattamente se 30 minuti sono troppi perché non sono troppi in determinate condizioni e in determinate situazioni mentre in altre possono diventare estremamente problematici e capaci di generare sofferenza e quindi vengono rilevati dalla coppia come un problema importante da curare e riconoscere.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: questo sicuramente chiarisce anche a tutti i nostri amici un po’ di più di che cosa stiamo parlando. L’amore di fa sempre in due no? Se è un problema per l’uno, evidentemente c’è un problema. Allora Professore avevo promesso la domanda sull’andropausa e ce ne è una che fa Daniele, un po’ scettico , ci chiede: esiste l’andropausa e se si quali sono i sintomi?

Prof. Emmanuele A. Jannini: è uno scetticismo più che giusto. Uno scetticissimo che mi verrebbe quasi da pensare che in realtà Daniele sia un collega. Perché in realtà tra noi endocrinologi ci ripetiamo che l’andropausa non esiste. È un termine sbagliato dal punto di vista puramente tecnico. Mentre la menopausa si caratterizza da un oggi e un domani, oggi ho l’ultimo ovocita da ovulare, domani non c’è più questo ovocita e inizia la menopausa; quindi, c’è uno stacco preciso (anche se in realtà la menopausa ha tutta una serie di sintomi pre-menopausali; ci si arriva molto spesso attraverso un calo lento); però è vero che la vera e propria menopausa la contiamo dal momento in cui viene ovulato l’ultimo ovocita in condizioni normali. c’è un ieri, c’è un oggi e c’è un domani: ci sono degli stacchi precisi. Non è così per l’andropausa. L’andropausa la potremmo definire come un lento declino della funzione sessuale, anche riproduttiva, maschile; età dipendente, e la cosa più interessante da dire è malattia dipendente. In altre parole, l’andropausa non esiste, perché non c’è una vera e propria pausa ma un declino (nella maggio parte dei casi), si va scemando nella funzione sessuale riproduttiva, soprattutto grazie ad una riduzione dei livello di testosterone, un altro ormone estremamente importante così come l’ormone tiroideo, proprio perché un ormone che ha una funzione che definirei “pleiotropa” poiché fa tante cose. Questa progressiva riduzione di testosterone caratterizza questo che si chiama “ipogonadismo a inizio ritardato (quindi da anziano) e quindi non una vera e propria andropausa, caratterizzata comunque in ogni caso da un declino del testosterone che trova nel possibile ipotiroidismo un elemento di aggravamento. Immaginiamo la discesa del testosterone da una collina, se ci si mette anche l’ormone tiroideo diventa un masso che rotola rapidamente a valle e si perde rapidamente tutta la funzione sessuale riproduttiva.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Beh è un po’ lo stesso problema che abbiamo con la menopausa, lo dicevamo prima, se si combinano i due fattori ovviamente si ha una situazione più esplosiva e più pesante per tutti noi. Andiamo avanti ancora con un’altra domanda di Zaira che trovo molto interessante: Professore c’è una relazione tra antidepressivi e secchezza vaginale se si soffre della tiroide di hashimoto?

Prof. Emmanuele A. Jannini: diciamo che le tiroiditi di hashimoto, in generale, sono caratterizzate da due momenti fondamentali; un primo momento in cui viene attaccata la tiroide o dagli anticorpi o da altri agenti che possono essere di natura affettiva (virali o batterici), di natura meccanica, di tante nature, che producono uno smembramento anatomico della tiroide stessa, che si caratterizza per un rilascio di ormoni tiroidei massiccio. Quindi da una sorta di breve periodo di ipotiroidismo legato dal fatto che l’architettura della tiroide, del follicolo tiroideo, che è una specie di laghetto dove sono contenuti gli ormoni tiroidei, viene rotto e quindi si rompono gli argini e questi ormoni tiroidei vanno rapidamente nel sangue, ma poi queste stesse condizioni si caratterizzano per, attenzione che ci stiamo vedendo tiroiditi da covid che stiamo vedendo sempre di più (questo momento del covid è particolarmente favorevole per le tiroiditi), in cui, per l’appunto, la tiroide man mano che si allontana dall’evento scatenante, che ha distrutto una parte del tessuto tiroideo, sostituisce, ahimè, il tessuto tiroideo sano con del tessuto fibrotico completamente inerte, completamente incapace di produrre l’ormone tiroideo. Quindi, si scivola vero l’ipotiroidismo, caratterizzato da depressione (tra le tante) e secchezza vaginale (tra le tante). Ed ecco quindi che abbiamo la tempesta perfetta, perché da una parte la persone che ha avuto la tiroidite, soprattutto se non è stata diagnosticata bene, se non è stata riconosciuta, e se non si è intervenuti con una terapia sostitutiva con l’ormone tiroideo, è una persona (una donna più frequentemente) che ha delle caratteristiche che fanno pensare alla depressione, può essere riconosciuta come depressa e trattata con antidepressivi. Qualche volta gli antidepressivi sono giustissimi quando c’è una vera e propria forma di depressione o endogena o reattiva, e che quindi possono essere un formidabile aiuto per la salute generale dell’individuo. Però attenzione, perché alcuni di queste persone pseudo depresse in realtà sono depresse ma non per motivi psichiatrici; quindi, non avranno nessun vero importante beneficio dagli antidepressivi, mentre invece, possono avere un enorme beneficio da un trattamento proprio dell’ipotiroidismo o dell’ipotiroidismo subclinico che molto spesso si osserva in conseguenza dei fenomeni di tiroiditi. Quindi, in realtà, la relazione c’è, ma si tratta di essere capaci di riconoscere quando il paziente ha comunque bisogno dell’antidepressivo, perché esistono condizioni cui è assolutamente un salvavita, direi quasi, perché migliora talmente tanto la qualità della vita da restituire la vita stessa al paziente, qualche volta invece si tratta di un uso non corretto perché non c’è una vera e propria depressione o consustanziale, endogena, primitiva del paziente stesso o reattiva a qualche evento particolare della vita intrapsichica e relazionale del paziente stesso, ma è semplicemente generata da una mancanza di ormone tiroideo che può essere semplicemente riconosciuta e trattata.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore, grazie ancora per questa risposta, per Zaira. Abbiamo una domanda di una ragazza abbastanza giovane perché ha 32 anni e che ci dice che da qualche tempo sta avendo problemi di secchezza vaginale e ci chiede: può dipendere dalla tiroide? Adesso sappiamo che è così.

Prof. Emmanuele A. Jannini: assolutamente si “e se(x) fosse la tiroide?” si può esserlo però comunque attenzione perché la tiroide è un giocatore importante in questo campo cattivo della secchezza vaginale che ha un ruolo che può essere estremamente dannoso, però attenzione perché entrano in gioco nella secchezza vaginale anche altri elementi, abbiamo nominato gli estrogeni ma in realtà ci sono i farmaci (si parlava di antidepressivi), ma in realtà ci sono anche elementi che possono essere di ordine, come dicevo prima, legati alla propria psiche, alla propria dimensione di relazione (rapporto con il partner), ma possono essere legati ad altre condizioni che viene difficile da pensare, soprattutto per una persona così giovane di 32 anni, però starei molto attento e farei una diagnosi approfondita anche di questo genere, per il diabete. Il diabete può essere riconosciuto proprio a partire da una problematica di questo genere così come l’impotenza svela il diabete in 1 maschio su 10. Facciamo la diagnosi del diabete una volta su dieci proprio partendo dall’impotenza. Non è la stessa cosa per una donna poiché, appunto, da questo punto di vista è meno efficiente la secchezza vaginale nel riconoscere il diabete però, appunto, pensiamo che possano esistere anche condizioni di questo genere insieme a mole altre. Quindi, la tiroide, sicuramente si, insieme a tanti altri fattori che possono contribuire alla problematica della secchezza vaginale, appunto la menopausa precoce, il diabete e ultimo, non vorrei dimenticarlo perché in realtà mi sta particolarmente a cuore, pensiamoci attentamente quando cerchiamo in tasca la sigaretta da accendere e che sia veramente l’ultima perché questa può avere un impatto importante sulla circolazione del clitoride, sulla circolazione della vagina stessa, per cui attenzione perché il fumo di sigaretta può essere un altro elemento importante impattante capace di ridurre la nostra capacità di godere di una vita sessuale completa e soddisfacente.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: grazie Professore anche per il sostegno alla nostra campagna “smettiamo di fumare” perché obiettivamente, io dico sempre, a quarant’anni basta, hai fumato? Basta, è il momento giusto per smettere, se proprio ne hai sentito la necessità di farlo, perché si può smettere anche prima o anche non cominciare per niente.

Prof. Emmanuele A. Jannini: eh che sarebbe l’ideale. Ci sono delle persone più giovani che ci ascoltano, non fate l’errore che hanno fatto altri delle generazioni precedenti, di sentirsi adulti cominciando a fumare. Questo no. Pensate anche che c’è una relazione strettissima tra fumo e tiroide, l’esoftalmo che è una delle complicanze più grosse dell’ipotiroidismo, per esempio, è aggravato enormemente dal fumo. Dalle tante cattiverie che fa il fumo c’è anche questa.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: senta Professore ho tre belle domande fatte da tre bei maschietti che ci piacciono molto perché li vediamo molto attivi; quindi, vuol dire che questo tema lo sentono molto. Uno di loro, che si chiama Robi, ci chiede: si può mangiare la soia? Ho letto che può creare problemi alla tiroide e io l’ho sempre mangiata al posto della carne.

Prof. Emmanuele A. Jannini: direi che dal punto di vista medico, la risposta è assolutamente si. Ovviamente, tutte le volte, in cui per motivi ideologici o qualche volta per motivi sanitari, scegliamo o siamo costretti a squilibrare la nostra dieta è possibile che questi squilibri possano provocare dei guai o delle carenze. Quindi, ovviamente, se la mia alimentazione è esclusivamente a base di tofu o di soia o di derivati della soia, qualche problema potrebbe esserci anche a livello del tasso di attività estrogenica che si può verificare in questo tipo di alimentazione. Dove possibile cerchiamo di preferire un’alimentazione equilibrata avendo nella dieta sostanzialmente tutti quelle che sono elementi naturali per un animale, che è l’uomo, sostanzialmente onnivoro (che mangia tutto). Se si mangia tutto va bene, quando si mangia solo una cosa comincia ad esserci qualche problema.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo grazie per questo chiarimento perché il tema della soia, se si può mangiare o se non si può mangiare, è un tema abbastanza ricorrente. Delle domande su questo tema ne riceviamo parecchie. Gliene faccio altre due che provengono da Menslife e abbiamo Sergio che ci dice: faccio pugilato e il mio coach mi ha dato degli integratori (a base di amminoacidi e carnitina) per migliorare la muscolatura e non solo…, possono avere effetti sulla tiroide?

Prof. Emmanuele A. Jannini:  anche in questo caso la domanda è molto simile alla precedente, nel senso che, se io altero in maniera molto pesante l’apporto di amminoacidi e eccedo negli integratori, posso creare delle condizioni che solo apparentemente gonfiano i miei muscoli ma in realtà sottraggono qualche cosa ad altro. L’idea che il culturista sia particolarmente prestante dal punto di vista sessuale ahimè è un’idea totalmente destituita di fondamento perché purtroppo pagano molto spesso queste persone un prezzo molto alto in termini di salute sessuale nonostante ricerchino attraverso un’apparenza qualche cosa che vorrebbe essere sessuale ma che sessuale non è.

Per essere molto chiari, se il coach è un vero e proprio coach, un vero e proprio accompagnatore, amico, che ha a cuore la salute, si ci sono tutta una serie di integrazioni che fanno molto bene che non hanno nessun impatto su nessun asse endocrino, però quando si eccede e quando si va esclusivamente in una direzione, come se il muscolo fosse l’unica funzione del corpo, bene le altre parti del corpo si arrabbiano e qualche problema possono darlo. Non siamo fatti solamente di muscoli. Un richiamo sia agli amici che praticano la nobile arte da un lato, sia ai loro allenatori ma, per l’appunto, siamo una macchina complessa che ha bisogno di essere nutrita in tutti i suoi elementi senza eccedere troppo in una direzione o nell’altra.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore, ancora una volta grazie per queste spiegazioni. Abbiamo ancora una domanda di Sara alla quale possiamo rispondere e ci dice: mi sveglio stanca e di cattivo umore, non ho più voglia di tante cose… inclusa quella. Ho 45 anni è normale?

Prof. Emmanuele A. Jannini: la domanda così come è posta merita una risposta immediata. No, non è normale a 45 anni così come anche a 95 anni (la salute sessuale dovrebbe essere garantita a tutte le età, anche se, ovviamente, con colori diversi, con sapori diversi, con caratteristiche differenti che sono appunto quelle delle varietà. Quando ho 45 anni gioco a tennis in un modo quando ne ho 95 magari posso fare attività fisica in maniera diversa). No, sicuramente non è normale. E se(x) fosse la tiroide? Ebbene si, potrebbe anche essere la tiroide e quindi sia dal punto di vista della riduzione del mood (del tono dell’umore), sia la riduzione del desiderio sessuale possono essere dovute da tante cose ma anche dalla tiroide. Siccome è facilissimo per un endocrinologo riconoscere la carenza di ormone tiroideo, rivolgiamoci ad un endocrinologo che saprà riconoscerlo, fare la diagnosi differenziale e quando necessario, impostare una terapia.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo grazie Professore. Adesso Sara anche tu hai la risposta. Abbiamo un’ultima domanda da Ric che mi sembra molto interessante da porle ed è: ho letto che le donne in menopausa sono più esposte ai problemi tiroidei, c’è un’età anche per noi maschietti? Anche noi siamo più a rischio in alcune fasi della vita?

Prof. Emmanuele A. Jannini: è una bella domanda. La risposta è un pochino complessa perché non è semplicemente una questione di prevalenza, dove sicuramente c’è questo tema, ma la patologia tiroidea dell’anziano è una patologia specifica che ha delle sue caratteristiche particolari, che richiede un certo tipo di attenzione da parte dell’endocrinologo, perché le esigenze dell’anziano sono esigenze diverse. Abbiamo detto all’inizio che l’ormone tiroideo è un ormone che ci accompagna in tutta la vita, addirittura fin dalla vita fetale, anzi, è indispensabile proprio durante la vita fetale. Questo accompagnarci dura per tutta l’esistenza, per cui, nell’anziano una carenza dell’ormone tiroideo può essere presente, può essere particolarmente invadente (spesso lo è) e quindi richiede, proprio per lo specifiche caratteristiche del cuore dell’anziano, della sua performance cardiovascolare, del suo tono muscolare e di tutta una serie di problematiche anche di ordine metabolico  che vanno riconosciute da parte dell’endocrinologo e colte per la loro possibile importanza, ma sicuramente l’endocrinologo che si occupa di queste cose è perfettamente in grado di dare delle risposte specifiche anche per la patologia tiroidea dell’anziano.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Professore, ancora una volta, noi la ringraziamo per essere stato qui con noi, per aver risposto a questo fuoco di fila di domande, veramente oggi abbiamo quasi abusato di lei. Ci passi questa espressione. Speriamo di rivederla presto anche qui su VediamociChiara e su Men’sLife, per rispondere sempre alle domande dei nostri utenti.

Prof. Emmanuele A. Jannini: è stato un piacere e sarà un piacere rivedervi buona salute sessuale a tutti, buona salute ormonale tiroidea a tutti e a presto.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Ciao a tutti, grazie per essere stati qui con noi alla prossima. Arrivederci Professore.

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Progetto realizzato grazie a un grant educazionale incondizionato di Merck Serono

Take Home Message – Quando il piacere non arriva
Che relazione c’è tra Tiroide e l’intimità? Ecco la trascrizione integrale dell’evento, con l’intervista al prof. Jannini e le risposte alle vostre domande in diretta Facebook.

Tempo di lettura: 1 ora e 10′

Ultimo aggiornamento: 1 giugno 2022

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