Il brutto e il bello dello smartworking

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Il brutto e il bello dello smartworkingLavorando un po’ tutti da casa abbiamo scoperto quanto può essere difficile, una specie di lavoro nel lavoro, tracciare chiari confini tra vita lavorativa e vita privata. Ma a ben guardare non sono mancati i vantaggi per la vita di tutti i giorni, a cominciare dal traffico e lo stress da parcheggio praticamente dimenticati e la nascita di nuove abitudini, che potrebbero addirittura farci guadagnare qualcosa in salute 

Una volta il lavoro era fuori casa. Anche quando si lavorava dentro, la sarta non riceveva le telefonate dei suoi clienti il sabato sera per cambiare all’ultimo momento il colore (pantone diremmo oggi) del nuovo abito. Ma con la pandemia chi non si è trovato in queste tipiche situazioni almeno una volta al giorno? Telefonate di lavoro, lettura di mail e firme digitali su documenti importanti ora avvengono mentre siamo in fila alla Posta, mentre guardiamo una serie su Netflix e mentre giriamo il ragu per la cena. Il lavoro si è inserito in tutti gli interstizi delle nostre giornate. Momenti liberi pare non ce ne siano più e guai a sprecare secondi preziosi. Ora che l’ufficio è entrato nelle nostre case, la nostra vita di tutti i giorni tornerà ad essere come prima?  

Il brutto e il bello dello smartworking

Costretti a riorganizzare le nostre giornate e le nostre abitudini, così come i nostri spazi casalinghi, abbiamo fatto i conti con nuovi problemi di convivenza, che per molti includono anche figli piccoli o non ancora autosufficienti. Non facile di certo, perché una cosa è uscire di casa tutti insieme intorno alle 8 del mattino e ritrovarsi tutti di nuovo alle 18.00, un’altra invece è non lasciarsi mai…

Ma a ben guardare non sono mancati i vantaggi dovuti a questo cambio forzato:

In Italia, secondo i dati più recenti, nel 2019 si sono spostati ogni giorno 22 milioni di persone per andare al lavoro, e un lavoratore su due ha ha passato più di trenta minuti sui mezzi pubblici (Fonte: Il Post)

Il brutto e il bello dello smartworking – Le strategie per non impazzire

Di necessità si fa virtù e ci siamo attivati. Come? Ad esempio:

  • C’è chi oltre alla postazione di lavoro ha iniziato a seguire corsi di pilates, yoga, meditazione, o allenamento completo via Instagram o Tik Tok
  • C’è chi si è dato alla panificazione del pane, riesumando sapori dei grani antichi e lievito madre
  • Ma c’è anche chi si è inventato modi per ingannare il cervello a simulare spostamenti fasulli (da casa al lavoro e ritorno) «Ogni mattina alle 8 faccio un giro dell’isolato per autoingannarmi e illudermi psicologicamente di essere uscito dal mio appartamento per andare a lavorare», ha raccontato il dipendente di un’agenzia pubblicitaria di Toronto, in Canada (Fonte: Il Post).

Insomma, il fatto di avere a che fare con nuove abitudini ci ha permesso anche di crearcene di nuove, a nostra immagine, anche più rispettose della nostra salute.

Un po’ di domenica in tutti i giorni…

Non demonizziamo lo smartworking allora, perché, checchesenedica, ha portato nelle vite di tutte noi oltre ad un po’ di lunedì nel week-end, anche un po’ di domenica in tutti i giorni della settimana 😉

Fonte notizia: Il Post

Credits foto 

Cristina Perrotti

Take Home Message – Il brutto e il bello dello smartworking
Lavorando un po’ tutti da casa abbiamo scoperto quanto può essere difficile, una specie di lavoro nel lavoro, tracciare chiari confini tra vita lavorativa e vita privata. Ma a ben guardare non sono mancati i vantaggi per la vita di tutti i giorni, a cominciare dal traffico e lo stress da parcheggio praticamente dimenticati e la nascita di nuove abitudini, che potrebbero addirittura farci guadagnare qualcosa in salute

Tempo di lettura: 1′

Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2021

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2 Commenti

  1. che bello!!!!! io sono una grande fan del lavoro da casa !!!!!
    la mia vita è migliorata tantissimo …. certo per le donne madri non credo sia lo stesso

    • Ciao Annalisa,

      concordiamo con te, anche rispetto al secondo punto.
      Speriamo si assista sempre di più ad un ammodernamento delle strutture e dei servizi dedicati ai genitori e ad un “aggiornamento” della cultura dei genitori, papà compresi!

      Grazie per averci scritto,

      buon tutto!

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