La rivincita delle “zampette di gallina”

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La rivincita delle "zampette di gallina"Scusi? Può ripetere per favore?… Avete notato che con indosso le mascherine sembriamo tutti un po’ sordi? Non ce ne rendevamo conto prima, ma le nostre conversazioni dipendevano molto dalla lettura delle labbra, dal labiale. Oggi allora, per riuscire a comunicare meglio, diventa importante esagerare gli altri linguaggi: quello gestuale, usando di più le mani (che a noi italiani riesce bene), quello paraverbale, enfatizzando le parole. Ma anche sorridendo di più. Soprattutto con gli occhi. Alla faccia delle fin qui temute rughette 😉

Ho capito dell’importanza della lettura del labiale dall’otorino il mese scorso. Ero andata per un controllo al mio orecchio sinistro. Con l’udito compromesso da un tappo di cerume e con le rispettive mascherine, la mia e quella che indossava la dottoressa, ho realizzato che la lettura delle labbra è fondamentale per la comprensione reciproca. La prova è sotto gli occhi (orecchie!) di tutti. Avete notato che da quando sono diventate obbligatorie non facciamo altro che ripetere e far ripetere le frasi ai nostri interlocutori?

La rivincita delle “zampette di gallina” – La lettura delle labbra

Leggere le labbra è una competenza che è passata sottotraccia. Da abilità preziosa ad uso degli ipoudenti e/o non udenti, ora che le mascherine sono obbligatorie per tutti, si è rivelata una qualità che abbiamo sempre usato: prima del virus e delle mascherine non ci limitavamo solo ad ascoltare le parole, eravamo tutti, anche se in modo inconsapevole, intenti a leggere anche la “forma” che prendevano le parole sulle labbra.

La rivincita delle “zampette di gallina” – Con nuovi occhi

Oggi non solo siamo diventati cintura nera nell’uso della mascherina, abbiamo anche creato un nuovo alfabeto, che accompagniamo a quello verbale. Si tratta di piccoli aggiustamenti, sottigliezze, che abbiamo inserito nel nostro modo di comunicare, di grande aiuto per la comprensione reciproca.

C’è una maggiore attenzione, mi pare, nei confronti del linguaggio degli occhi. Io li tengo in maggior considerazione quando parlo con qualcuno: mi sforzo di farli comunicare, enfatizzando ad esempio i sorrisi e per far capire all’altro che sto sorridendo, stringo gli occhi un po’ più del consueto. E’ questo il mio nuovo modo di dire “Grazie!”: alla passante a cui ho chiesto un’informazione, al panettiere che mi allunga la busta del pane, oppure alla dottoressa che dopo il lavaggio all’orecchio mi fa tornare a sentire bene.

La rivincita delle “zampette di gallina”

Di conseguenza, in primo piano, ci sono proprio loro: le rughette! Quelle fastidiose zampette di gallina che fino a pochi mesi fa io ero tutta intenta a far sparire, con la cremina miracolosa, i massaggini con i polpastrelli e qualche trucchetto della nonna.

Che restassero pure dove sono, in questo momento sono proprio loro a rendere i miei discorsi ancora più convincenti, chiari ed umani, come ha scritto una delle mie poetesse preferite, Livia Candiani in Imparare a salutarci:

(…) mi infilo la mascherina e gli sorrido, un po’ come un tempo gli uomini che alzavano il cappello, un segno di rispetto, per la comune fragilità

 

Cristina Perrotti

Take Home Message – La rivincita delle “zampette di gallina”
Scusi? Può ripetere per favore?… Avete notato che con indosso le mascherine sembriamo tutti un po’ sordi? Non ce ne rendevamo conto prima, ma le nostre conversazioni dipendevano molto dalla lettura delle labbra, dal labiale. Oggi allora, per riuscire a comunicare meglio, diventa importante esagerare gli altri linguaggi: quello gestuale, usando di più le mani (che a noi italiani riesce bene), quello paraverbale, enfatizzando le parole. Ma anche sorridendo di più. Soprattutto con gli occhi. Alla faccia delle fin qui temute rughette 😉

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Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2021

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