Mala Tempora Currunt

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“Mala Tempora Currunt” = manuale di sopravvivenza di una “giornalista web” alla Kermesse di Tempo di Libri tra sbalzi di temperatura e diluvio universale! (E lo sapevo io, che alla fine il tanto odiato latino a qualcosa mi sarebbe anche servito! Se non altro a fare un po’ di scena!)

TEMPO DI LIBRI 2018, cinque lunghissimi giorni di una splendida fiera che ha visto migliaia di visitatori e addetti ai lavori destreggiarsi tra eventi letterari, personaggi famosi, autori più o meno noti, salotti di lettura, radio, televisioni, spazi digitali e spazi per i più giovani in un successo straordinario in crescendo di giorno in giorno! Il potere del passaparola via socials.

E tra gli addetti ai lavori… quest’anno c’ero anche io nella mia nuova veste di blogger/giornalista, tra un evento e l’altro, tra un salottino letterario e lo storylling con avventure e naturalmente… disavventure del caso! (Potevo essere io altrimenti?!)

Ma andiamo con ordine…

“Tempo di Libri” è una fiera con relativi stand e punti interattivi… come vestirsi quindi per affrontare la kermesse da giornalista indoor senza trasformarsi nella brutta copia malriuscita dei propri colleghi maschi? (errore in cui spessimo cade chi fa questo mestiere)

E’ possibile indossare un abito o una gonna e muoversi agilmente trafficando con l’attrezzatura fotografica in mezzo alla gente?

Si è possibilissimo e spesso anche molto positivo e apprezzato perché in questi giorni ho notato che agli stand avvicinandomi in maniera elegante e femminile ottenevo moltissima attenzione, come se non indossare una “divisa” standard invogliasse di più gli operatori a chiacchierare amabilmente e in totale scioltezza con me rispondendo alle mie mille domande.

Ma… c’è un però…. non so bene per quale recondita mistica ragione, quando il cielo decide di spalancare le cataratte, sia sempre il momento in cui io scelgo in piena libertà senza costrizione alcuna di indossare la gonna! E a peggiorare il tutto sembra che io risponda in pieno al modello di essere umano descritto dalla Chiosa di O’Toole” alla legge di Murphy: “Murphy era un ottimista”!

Ergo… non si capisce bene perché, la quantità d’acqua che cade dal cielo durante il Diluvio Universale debba sempre essere inversamente proporzionale ai cm della mia gonna! (Il resto ve lo lascio immaginare!)

Ho scelto quindi per tutta la durata della manifestazione degli abitini morbidi, a sacco, modello chemisier, o con gonna a ruota, che accarezzano la figura senza comprimere, quasi tutti (a parte uno ) di lunghezza sopra al ginocchio. (E il diluvio durò giustamente tutti e 5 i giorni aumentando di intensità!)

Oltrettutto… mentre fuori c’erano scarsi 8C°, all’interno visto anche quello che le leggi della fisica contemporanea definiscono “effetto stalla”, la temperatura si avvicinava ai 3.500 gradi farenheit (più o meno quanto un altoforno in piena attività)!

Gli abiti dovevano essere quindi necessariamente di cotone o altre fibre leggere e naturali altrimenti a fine giornata sarei stata assolutamente liquefatta!

Altro tasto dolente… le scarpe!

Ovviamente in questi casi abolitissimo il mio tanto adorato tacco sul quale nessun essere umano in pieno possesso delle proprie facoltà mentali si sarebbe mai avventurato in mezzo alla bolgia del V Canto dell’Inferno dantesco all’arrivo di Roberto Bolle all’ Arena Robinson.

Eh già… ma nemmeno i mocassini con un abito sono il massimo, e le ballerine col diluvio non sono certo la scelta più azzeccata..

La cosa migliore da indossare in questi casi sono stivali, morbidi senza cerniere laterali, a pianta larga e se come me non riuscite a rinunciare al tacco (cercate di comprendermi da Watussa di 162 cm quale sono) ok solo se largo e quadrato, oppure in alternativa se il modello d’abito lo consente (ad esempio con gli chemisier sono perfetti) via libera ai bikers.

Per sopravvivere in piedi 5 giorni (anche perché impossibile riposarsi in sala stampa tra il casino e a volte la rudezza dei colleghi maschi che, non lo fanno apposta ma essendo di corsa sono poco avvezzi ad essere delicati nei movimenti, e vi assicuro che prendersi una gomitata dai cameraman con annessa macchina da presa non è un’esperienza che vorreste provare…) la cosa migliore è attrezzarsi di “alzatacchi” quelle bellissime solette tonde in gel in vendita nei negozi di calzature così come nelle para-farmacie o nei grossi supermercati nello scaffale dei sanitari, attutiscono i movimenti in una sorta di shock absorber sollevando il carico sulla schiena e consentendovi di arrivare a sera un po’ più meno simili a un budino squagliato.

Consiglio spassionato in questi casi in buona sostanza (vale per chiunque viva l’esperienza delle fiere da operatore a “turista”):

  1. Vestirsi a strati naturalmente e sempre con tessuti naturali perché col caldo all’interno si suda parecchio e antiestetiche macchie su magliette e camicie non si possono vedere (e vale per entrami i sessi)
  2. Indossare abiti più che uno spezzato gonna+camicia perché accarezza le forme senza comprimere e soprattutto quando a sera sarete gonfie come il palloncino rosa dello stand di Geronimo Stilton non lo noterà nessuno.

Perfetti gli Chemisier (molto femminili grazie all’ abbottonotaura a camicia), gli abitini a sacco o gli abiti che scivolano morbidi con gonne a ruota. Io suggerisco mai oltre 2 cm sopra il ginocchio perché l’abito che si solleva troppo mentre ci si muove di corsa o si portano oggetti non è molto fine, soprattutto se non siamo più adolescenti non è molto carino che si mostri la biancheria.

  1. Scarpe femminili ma comode, a pianta larga e con tacco quadrato che tengano bene il piede e soprattutto che vi facciano arrivare a sera senza aver voglia di lanciarle dando il via ad un nuovo sport olimpico.

Sconsiglio gioielleria pesante e importante quando c’è troppa gente, si rischia soprattutto con anelli e orecchini di impigliarsi in qualcosa e farsi male, meglio se li volete indossare qualcosa di piccolo e non sporgente.

Ultimo suggerimento… per chi come me avesse la pessima abitudine di toccarsi spesso i capelli, un mollettone o un elastico con cui tirarli su è assolutamente necessario.

E… se volete saperne di più sulla mia esperienza e sui miei incontri a Tempo di Libri, vi rimando al blog e alle mie pagine Facebook e Instagram.

A proposito… per riposare un po’ i salottini con lettura capolavori lettarari sono meravigliosi!

Yours “A Pinch of Ginger Spice”

Silvia Ramili

A pinch of ginger spice
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Tempo di lettura: 1′

Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2020

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