martedì, 27 Febbraio 2024

Che Cosa è la Sindrome Metabolica?

Che Cosa è la Sindrome Metabolica?

Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Raffaella Pajalich, endocrinologa, psicoterapeuta e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN)

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: Buongiorno da Maria Luisa Barbarulo nello spazio social di VediamociChiara, oggi è con noi la Dottoressa Raffaella Pajalich. Buongiorno Raffaella.

Dott.ssa Raffaella Pajalich: Buongiorno, grazie per l’invito.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: e grazie a tutte le amiche di VediamociChiara che ci seguono. Raffaella è un endocrinologa e con lei vogliamo fare chiarezza su alcuni punti che ci chiedete spesso e quindi, ci è sembrato giusto rivolgerci ad un’esperta proprio per approfondire alcune tematiche. La prima delle tematiche che approfondiremo è quella della sindrome metabolica. Quindi Raffella, come di rito, la prima domanda che ti faccio è: che cos’è la sindrome metabolica?

Dott.ssa Raffaella Pajalich: la sindrome metabolica è un insieme di patologie che si possono radunare in una stessa persona. Per sindrome si intende proprio questo, ovvero l’insieme di determinate malattie che apparentemente non sono così vicine ma che poi, come vedremo, hanno una loro base comune. La sindrome metabolica è soprattutto un grande fattore predisponente ad altre malattie; per esempio, le malattie cardiovascolari, e anche le malattie metaboliche in generale, compreso il diabete. È caratterizzata, in modo particolare, da un aumento dell’obesità viscerale, ovvero, molto più semplicemente, dall’aumento del giro vita (i centimetri del giro vita tendono ad aumentare). Questa è una cosa che i nostri pazienti sanno benissimo perché in ogni ambulatorio, e non necessariamente in endocrinologia, purtroppo noi vediamo, come, in generale, l’aumento di peso della popolazione, che potrebbe essere depistato anche con un semplice body mass index (BMI), ovvero, l’indice di massa corporea che, se superiore a 25, sconfina in un sovrappeso nel rapporto tra peso e altezza. Però non è solo l’aumento di peso. È, nella fattispecie, un aumento di peso a livello della zona viscerale, della zona addominale.
È più caratteristico negli uomini nella prima parte della vita, ma per esempio, nella post menopausa è molto frequente anche nelle donne. Questo grasso viscerale è correlato, appunto, a sua volta, ad una serie di patologie cardiovascolari molto importanti. Si sono stabiliti dei parametri, per esempio, prima il girovita non doveva superare >= a 102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne e attualmente è stato addirittura ridotto a 94 cm per gli uomini e 80 cm per le donne. Il che naturalmente ha inglobato in questa caratteristica molte più persone.

Serve un semplice metro da sarto davvero facilissimo da utilizzare.

Perché è così importante? Facciamo un breve flash senza entrare nel tecnico. Perché il tessuto adiposo, in modo particolare quello viscerale, non è affatto un tessuto inerme, come noi lo possiamo immaginare fermo lì, ma è un enorme organo endocrino. Il più grande organo endocrino nel nostro corpo, ma certamente non buono se secerna una serie di sostanze definite adipochine, le quali purtroppo sono coinvolte in tante malattie. Secerne i fattori di crescita, secerne elementi pro-infiammatori e pro-coagulatori. Lo abbiamo visto tristemente nella prima parte del covid, dove, purtroppo, molti decessi erano nella categoria di persone in obesità viscerale e in sovrappeso. Quindi questa è la prima caratteristica. La seconda è una alterazione molto tipica dell’assetto lipidico, il quadro lipidico. Anche questo facilissimo da controllare, perché si tratta di vedere i valori dei trigliceridi, che devono superare il valore di 150 (analisi facilissima che facciamo sempre tutti) e (altrettanto facilmente) il dosaggio del colesterolo e in modo particolare quello che accade nella sindrome metabolica è una riduzione del colesterolo. Quello che tutti noi, anche con i pazienti, definiamo “buono”, ovvero, l’HDL. L’HDL è considerato “buono” perché è un fattore che, contrariamente al colesterolo, è protettivo delle malattie cardiovascolari. Se questo colesterolo, cosiddetto HDL, si riduce sotto il valore di 50 per gli uomini e 40 per le donne, un’altra delle caratteristiche della sindrome metabolica e un altro fattore di rischio cardiovascolare molto importante. Altra caratteristica è l’aumento della pressione. Queste sono le cose che abbiamo un po’ tutti. È tutto collegato ed è frequentissimo. Quindi, un aumento della pressione arteriosa, che sappiamo avere un massimo e un minimo, superiore a 130, la massima, e 85, la minima. Anche una lieve ipertensione, ci fa rientrare in questa diagnosi di sindrome metabolica. Si chiama sindrome metabolica anche per un motivo più dettagliato, ovvero, il fatto che è strettissimamente correlata con quello che è il grande fenomeno metabolico del nostro corpo, ovvero la regolazione del glucosio. Quotidianamente vengono persone che mi riferiscono “dottoressa, la glicemia è normale”, ebbene se la glicemia la troviamo pari a 100 o superiore (a digiuno), che sembrerebbe dentro i parametri, non è una glicemia del tutto normale, perché testimonia una fatica del nostro organismo a tenere sotto controllo la glicemia. Il controllo della glicemia è uno dei sistemi più sofisticati e più importanti del nostro corpo e ha 2 grandi regolazioni: non fare aumentare la glicemia quando noi mangiamo, e lo fa l’ormone insulina del quale parleremo tra un attimo, e poi c’è una regolazione di base che ci consente di sopravvivere durante la notte altrimenti saremo tutti in ipoglicemia durante la notte. È un controllo strettissimo, importantissimo, che regola tante altre cose. L’insulina, come abbiamo detto, è quell’ormone che viene prodotto per non fare aumentare troppo la glicemia quando noi mangiamo determinate sostanze che portano energia, cioè che si trasformano in glucosio. Il glucosio per il corpo è come l’euro, è una specie di moneta di scambio, tutto quello che porta energia, che sia frutta, che siano dolci, che siano anche i nostri amati carboidrati, però purtroppo quando sono fatti di farine veloci e bianche che vengono assorbiti in modo molto veloce impatta sulla glicemia e li scatta la reazione di insulina. Ebbene, sia per fattori genetici, quindi, una familiarità per il diabete, o anche già per sovrappeso, quindi, un cane che si morde la coda, può accadere che ci sia una cd. resistenza all’insulina. Che significa? Che quando aumento la glicemia dopo pasto, l’insulina trova un blocco recettoriale, cioè non riesce a fare il lavoro che deve fare, che è quello di fare entrare il glucosio nella cellula e quindi il glucosio si continua a mantenere in circolo, comincia ad aumentare il suo valore che è la glicemia e si produce troppa insulina. Per fare lo stesso lavoro noi dobbiamo avere più insulina. Quindi, l’insulino-resistenza con iper-insulinemia. Non sto dicendo che se una persona ha 100 di glicemia ha il diabete, non ha assolutamente il diabete, ma ha questa piccola alterazione alla regolazione dell’insulina e della glicemia. Quello che fa l’insulina è aiutare la cellula a recepire il glucosio e utilizzarlo e inibisce la produzione di glucosio che invece è quella che accade durante la notte. L’unione di queste due cose può dare un inizio di aumento di glicemia a digiuno e alla lunga può portare anche ad un esaurimento del pancreas e ad un diabete conclamato che avviane in un momento molto successivo. Quindi, ricapitolando, l’iper insulinismo è quel tratto comune, per l’azione che ha sui reni, sul tessuto cardiaco, sull’insulina e sulla produzione del colesterolo, ed è il motore comune di questa patologia che abbiamo detto avere queste caratteristiche, ovvero, obesità viscerale, dislipidemia, alterazione del metabolismo degli zuccheri, ipertensione e alterazione dell’HDL.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: ecco una cosa molto importante che tu hai detto, riguarda l’analisi del sangue, nel senso che è importante che le nostre analisi anche se ci sembrano normali, anche se i nostri valori sono regolari, è bene che siano comunque valutate dal medico che ci aiuterà a capire se quegli indicatori sono comunque indicativi di qualcos’altro. Possono essere comunque dei campanelli di allarme.

Dott.ssa Raffaella Pajalich: sono assolutamente d’accordo. La cosa che mi ha colpito riflettendo, anche in visione di questo intervento ,è intanto come sia facile fare questi esami. Se ci pensi, il sospetto di una sindrome metabolica che apre le porte a malattie cardiovascolari importantissime, veramente gravi, parliamo di cardiopatie ischemiche, fenomeni cerebrali, malattie importantissime per tutta la popolazione, sono facilmente prevenibili e depistabili da semplicissime analisi del sangue. Ma vanno lette bene. Questo vale anche per gli ormoni tiroidei. Infatti, mi chiamano “il segugio” perché io voglio sempre vedere e voglio sempre capire. Se la persona mi dice “dottoressa non le ho portate le analisi” io rispondo che le devo vedere perché molti ritengono che 110 di glicemia sia normale perché magari il laboratorio analisi gli da come margine 110. Non sto affatto dicendo che sia diabete, ovviamente no, ma è sicuramente un campanello di allarme facile da controllore e soprattutto, questi valori minimali sono del tutto risolubili poiché siamo in una fase iniziale nella quale questi piccoli campanelli di allarme possono essere sicuramente molto ridotti quindi si può fare una buona prevenzione di tante patologie che ti ho già elencato prima come ad esempio il diabete.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: ecco, cosa possiamo fare per prevenire questo tipo di disturbi? aldilà dei controlli medici e delle analisi.

Dott.ssa Raffaella Pajalich: noi siamo fortunati perché abbiamo accesso a tante analisi e queste sono davvero di base. La prevenzione è complicata e semplice. In realtà è molto semplice. Si basa, come molto spesso in endocrinologia, nel cambiamento dello stile di vita che sembra una cosa facile ma ci vuole un certo metodo e una certa applicazione che teoricamente non è difficile. Il cambiamento dello stile di vita consiste in attività fisica (fondamentale) perché va a potenziare il muscolo, quindi, oltre a far bruciare calorie e zucchero, non è solo l’attività che noi facciamo nel momento in cui facciamo attività fisica, che previene tantissimo l’aumento della glicemia e quindi l’aumento dell’insulina (si tratta di non stimolare questo ormone in modo eccessivo), ma il potenziamento muscolare fa si che il muscolo, che è una via privilegiata del consumo del glucosio, sia sempre più attivo per cui noi riusciamo anche a dimagrire in modo anche molto più stabile. Ovviamente anche l’alimentazione. L’alimentazione (consiglio di riferirsi ad un professionista) deve essere tale da portare, nell’arco di un breve periodo, (poi naturalmente ognuno impiagherà il tempo che riesce) ad una riduzione del 10% del peso corporeo. Ovviamente non è solo la riduzione del peso corporeo ma è anche al riduzione dei cd. centimetri del girovita che abbiamo detto prima. Molto spesso le cose coincidono, una persona che da 80 kg scende a 72 kg è molto probabile che anche il giro vita scende. Come farlo? Ridurre l’assunzione dei grassi saturi, questo è più che evidente, ma anche l’introduzione di quello che stimola la glicemia, quindi, carboidrati. In generale è molto importante l’aumento di fibre e anche il riferirsi ad alimenti che abbiano un impatto glicemico, cosiddetto “indice glicemico”, non alto. Tutti quelli che sono prodotti integrali, la pasta integrale, il riso basmati, ce ne sono molti da dire però in generale come tipo di alimentazione un aumento delle fibre e il tentativo di riduzione di quello che è l’impatto glicemico che a sua volta scatena questa risposta insulinica esagerata nel caso di insulino resistenza e a catena l’aumento di peso e tutti i problemi che avevo detto.

In Italia la presenza nella popolazione di questa patologia varia tra il 20 e il 30% mediamente. Vuol dire 1 persona su 4. È un’enormità ed aumenta con il passare degli anni.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: questo perché forse abbiamo cambiato anche un po’ la nostra dieta. Siamo passati ad una dieta mediterranea pura ad una dieta più ibrida rispetto a quella che avevamo prima.

Dott.ssa Raffaella Pajalich: purtroppo non è migliorata la nostra alimentazione. Il grande obiettivo è sicuramente una riduzione dei grassi nell’alimentazione ma soprattutto un controllo del glucosio. Noi siamo già in un epidemia che si chiama diabesità, ovvero un inizio di diabete, che inizia con questa glicemia a digiuno al limite (un po’ alta) e che continua poi con il diabete ma che è strettamente legato all’obesità. Siamo immersi in un epidemia di diabesità. Ripeto non è un fatto estetico, assolutamente no, ma è un fatto di prevenzione di malattie sia cardio vascolari, che abbiamo detto di diabete, che sono a loro volta poi fonte di tanti altri problemi.

Dott.ssa Maria Luisa Barbarulo: benissimo Raffaella, noi ti ringraziamo per le tue spiegazioni poi dedicheremo un’intervista specifica all’insulino resistenza, magari chiariremo anche meglio con le nostre amiche di che cosa stiamo parlando. Magari ne faremo una o anche più di una dedicata al diabete in modo da dare a chi ci segue una visione più completa di quelle che sono tutte le cose che riguardano il mondo dell’endocrinologia e cosa possiamo fare per prevenire che questi campanelli di allarme diventino poi effettivamente patologie che poi dopo portano ad una serie di altre conseguenze. Salutiamo le amiche di VediamociChiata e tutti coloro che ci ascoltano e ci vediamo alla prossima. Ciao Raffaella.

Dott.ssa Raffaella Pajalich: alla prossima, grazie a te. Ciao.

Redazione VediamociChiara
©️ riproduzione riservata

 

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Take Home Message – Sindrome Metabolica
Siamo tornati ad intervistare la dott.ssa Raffaella Pajalich, endocrinologa, psicoterapeuta e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN). Questa volta con lei abbiamo parlato di Sindrome Metabolica.

Tempo di lettura: 17 minuti

Ultimo aggiornamento: 24 giugno 2023

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