“Ti tengo informato”, la Web App indispensabile in caso di Pronto Soccorso

200756
Scarica il podcast dell'articolo

Oggi parliamo di una Web App geniale, capace di farci rimanere in contatto con i nostri cari, dopo averli accompagnati al Pronto Soccorso. Nata da un’esigenza di molti (chi di noi non ci è passato almeno una volta!), ora in uso all’ospedale De Lellis di Rieti, ci piacerebbe che fosse già in uso in tutti gli ospedali d’Italia. Ma come è nata l’idea e in cosa consiste l’App? Lo abbiamo chiesto al suo ideatore, il dottor Giorgio Amedeo Agrò.

Buongiorno da Maria Luisa Barbarulo, nello spazio Social di VediamociChiara, oggi ho il piacere di avere con noi il dottor Giorgio Amedeo Agrò.

Buongiorno dottor Agrò!

Buongiorno dottoressa Barbarulo e buongiorno a tutti quelli che ci seguono.

E buongiorno a tutti coloro che ci seguono a tutti i nostri ascoltatori e a tutti i nostri follower.

Ho inviato qui con noi il dottor Agrò perché fa parte di un team di specialisti, di cui è capofila, che ha inventato una Web App geniale, per consentirci di seguire i nostri cari quando sono al Pronto Soccorso. Quindi la prima cosa che le voglio chiedere: Come è nata questa idea?

L’idea è nata dal mio lavoro di medico di medicina generale. Quando un paio di anni fa abbiamo cominciato ad elaborare l’idea, è stato perché ad un certo punto mi sono ritrovato sempre più spesso a fare telefonate agli amici sparsi per i Pronto Soccorso e gli ospedali di Roma, per avere notizia dei miei pazienti, parenti di miei pazienti, che per il prolungarsi di attese in Pronto Soccorso non riuscivano ad avere notizie. Quindi telefonavano e mi dicevano “Scusi dottore, ma zio, mamma, nonna… sono al Pronto Soccorso ma non sappiamo nulla…”.

E allora uno apre la sua agenda, cerca di capire dove si può arrivare, e si, tra virgolette “si rompono le scatole agli amici” e si dice “Senti, scusami, c’è ricoverato in Pronto Soccorso da te Mario Rossi, che mi dici?”.

“Ah, sì, Mario Rossi… Stiamo facendo degli accertamenti perché forse ha la pancreatite, forse ha la polmonite, forse ha sbattuto la testa e gli stiamo facendo una TAC…”. Dopo di che Giorgio Agrò prendeva la notizia e la trasferiva al parente che stava fuori dalla porta, non è che era tornato a casa. Allora, avendo un po’ di competenze di informativa, un bel po’ di competenze sanitarie, ho cominciato a ragionare su cosa si sarebbe potuto inventare, realizzare. Ed è nato Ti tengo informato.

Ti tengo informato. Un nome bellissimo, facile da ricordare. Fondamentale per chi accompagna in ospedale una persona a cui vuole bene, a volte in situazioni particolari, si può anche accompagnare una persona perché la si è vista star male per strada, quindi in ogni caso si può accompagnare una persona in ospedale e non averne poi notizia è una cosa che veramente poi genera angoscia. Lo dico anche perché è capitato anche a me di ritrovarmi in una situazione di questo genere. E la possibilità di essere aggiornata, mi diceva in tempo reale, questo è possibile farlo…

Sì, in tempo reale, compatibilmente con il fatto che l’informazione non è un’informazione clinica cruciale, si tratta di tenere una mano virtuale sulla spalla di chi sta fuori. Permettendo a chi sta fuori di proseguire la sua vita.

Se Maria Rossi, accompagna il nonno, che è cascato e si è fratturato un femore, però deve andare a prendere i bambini a scuola. Che cosa fa? Lascia i bambini sulla scalinata della scuola o resta?

Può fare entrambe le cose, perché può ricevere i messaggi che dicono “E’ stato ricoverato, è stato messo in carico al dottor Tizio, è appoggiato nel box 3, siamo in attesa di fare la radiografia, deve fare la TAC, che verrà fatta a quest’ora, i tempi di attesa sono questi… “. Si comunica ovviamente anche il codice triage. Se io comunico queste cose e dico che la radiografia verrà fatta e dico che l’esame verrà fatto entro 3 ore, io mi metto tranquilla, e per 3 ore non continuerò a bussare alla porta del Pronto Soccorso o ad angustiarmi perché non so cosa succede. Tanto per cominciare so che è vivo, perché me lo hanno detto ed è già una buona cosa, in seconda battuta conosco il codice di triage, so che deve fare degli accertamenti, so che sono stati fatti i primi esami di laboratorio, l’elettrocardiogramma, ciò’ che è prodromico, nel caso del nonno di Maria Rossi, a fare la radiografia del femore…

Per esempio, certo!

Tutto questo permette di mandare avanti la vita. Di tutti i gironi, di tutti i momenti, senza rimanere delle ore fuori al Pronto Soccorso. Però diamo un colpo al cerchio e uno alla botte: la colpa non è di noi medici, o dei miei colleghi che sono dentro il Pronto Soccorso, perché, al di là della situazione contingente di oggi, nessuno sta con le mani in mano, però l’urgenza, la necessità di essere attivi nei confronti di tanti utenti purtroppo, fa si che possa venir meno il tempo di comunicare con l’esterno.

Chiaro!

Ti tengo informato è nato da questo. L’idea. Poi ho trovato il primo amico al bar, l’informatico, con cui parlare, con cui poi abbiamo sviluppato l’idea. perché potesse essere reale.

Mi piace molto il fatto che sia una Web App. E lei ha parlato di SMS e non di WhatsApp, perché mi da’ l’idea che possa essere utilizzato anche da chi ha meno familiarità con gli strumenti informatici di oggi.

Inizialmente, come tutti, abbiamo detto “Realizziamo un’app!”. Quando poi abbiamo iniziato a pensare come realizzarla, come realmente doveva essere, allora:

– “La app come deve essere?”

– “Beh, arrivi al Pronto Soccorso e la scarichi!”.

Ecco il primo problema: per quanto tutti possiamo essere “smart”, che cosa accade? Accade che c’è l’ansia di aver portato una persona in ospedale. Il fatto che, perdonatemi la battuta, ogni volta che uno deve entrare nello Store di Apple o in quello di Google per scaricare un’app bisogna ricordare 12 credenziali di accesso…

Password…

…che nessuno si ricorda mai! Allora, la soluzione era quella della Web App. Che cos’è la Web App? Praticamente è un accesso, ad un sistema, attraverso un link, non bisogna scaricare nulla, quando il paziente viene registrato al sistema di Ti tengo informato, si manda un sms, il vecchio SMS sul telefono di chi deve ricevere i messaggi, il link. Il link, attraverso qualunque browser, porta sull’applicativo di Ti tengo informato. A qual punto li, l’unica cosa che veramente serve è una connessione ad Internet.

Ti tengo informato non è nata per il paziente, è nata per il parente del paziente! Perché il paziente sa perfettamente quello che fa.

Certo. Dove si trova…

Esattamente. E sa perfettamente che lo stanno curando. Oltre il fatto che non potrebbe avere il cellulare con se, perché nelle strutture sanitarie teoricamente non ci troverebbe essere nessun apparato cellulare che funziona.

Una cosa che sicuramente interessa molto a tutti quanti i nostri ascoltatori, è sicuramente il discorso della privacy per quanto riguarda questo genere di strumenti. E mi sembra che voi vi siate tutelati in maniera molto intelligente.

E’ un lungo capitolo quello della privacy. L’idea della Web App nasce anche per questo. Perché non bisogna scaricare nulla, non bisogna consentire a nessuna App di prendere possesso della rubrica. Chiunque di noi abbia scaricato qualunque cosa… L’altro giorno ho dovuto re-installare Instagram sul telefono perché mi si era sconfigurato. E mi ricominciano a comparire tutti i soliti messaggi: Voglio accedere alla tua rubricaVoglio accedere dal tua telecameraVoglio accedere al tuo microfono

Una Web App non chiede nulla, chiede solo di fare “tap” su un link. E li è finita la storia.

La prima applicazione è stata all’Ospedale di Rieti. Al San Camillo De Lellis di Rieti. E qui bisogna riconoscere l’intelligenza e la lungimiranza di due persone: la direttrice generale della ASL di Rieti, la dottoressa D’Innocenzo e il direttore del DEA, cioè del Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale San Camillo De Lellis di Rieti, il dottor Mancini. Che hanno visto un’opportunità per umanizzare i rapporti, tra l’interno e l’esterno.

Certo!

La dottoressa D’Innocenzo ha dato una bella definizione dell’utilità: per fare in maniera tale che i pazienti rimangano pazienti e non siano mai più dei numeri dietro una porta.

E’ vero! Con il COVID questo strumento sarebbe stato utilissimo per tutte quelle persone che hanno visto sparire i loro parenti dietro una porta.

Un’ultima cosa le volevo dire, dopo aver visto una versione beta di questa Web App è una cosa che mi aveva colpito molto, che era quella di poter poi entrare in contatto con i medici che stanno seguendo in quel momento il paziente, e questa mi sembra una cosa geniale, perché oggi come oggi, oggi con il COVID lo viviamo ancora di più, ma già in passato non potevi seguire il tuo parente o la persona a cui vuoi bene, all’interno del Pronto Soccorso, quindi avere un recapito che puoi chiamare ad una determinata ora è fondamentale.

Sì. Questa cosa era stata pensata fin dall’inizio. C’erano due messaggi che sono stati lasciati a campo libero dal Garante. Abbiamo dei campi da compilare. Uno è “Si prega di contattare il numero tal de tali alle ore per comunicazioni urgenti”, oppure, eravamo in epoca Pre-COVID, “Si prega di recarsi con urgenza al Pronto Soccorso, al box triage, alle ore 8.00 e di chiedere del dottor Tizio”.

L’utilità è quella di poter far parlare i sanitari con i parenti. Al tempo stesso, questo me lo hanno detto i colleghi che hanno in dotazione il sistema, è quello di poter organizzare, in un’epoca in cui nessuno può entrare in ospedale, quelle che una volta erano le comunicazioni con i parenti.

Chiaro!

Perché se io ho un parente ricoverato e voglio avere informazioni, mi attacco al telefono alle 8 del mattino e continuo a mettere in ripetizione il numero, fino a che qualcuno si stanca e mi risponde. Ma se io posso mandare una serie di messaggi, dall’interno, e dico al signor Rossi che deve contattarmi alle 5.00, perché tra le 5 e le 5.10 lo slot è suo. Alle 5.10 dirò al Signor Bianchi di chiamarmi a quel numero…

E’ anche un problema di possibilità di organizzare il lavoro di reparto.

Bene dottor Agrò, io la ringrazio tantissimo, soprattutto per aver pensato a questa Web App, che ci mette come persone a cui capita di accompagnare persone a cui vogliamo bene all’ospedale e di avere finalmente delle risposte e di non aspettare senza una possibilità di contatto con chi sta curando la persona a cui vogliamo bene. Sicuramente è una bellissima iniziativa, sicuramente noi la sosterremo come VediamociChiara, e spero di incontrarla presto su questi schermi, per avere degli aggiornamenti a questo riguardo, e magari chissà avere la notizia che un sistema di questo genere, veramente molto intelligente, possa essere a disposizione non solo degli ospedali del Lazio, ma anche di tutto il Paese.

Grazie!

Salutiamo tutti coloro che ci hanno ascoltato, tutti coloro che sono stati con noi, ci vediamo alla prossima. Ciao a tutti!

>>> Rivedi e riascolta l’interista sul nostro canale Youtube

>>> Rivedi tutte le nostre interviste

Take Home Message – “Ti tengo informato”, la Web App 
Oggi parliamo di una Web App geniale, capace di farci rimanere in contatto con i nostri cari, dopo averli accompagnati al Pronto Soccorso. Nata da un’esigenza di molti (chi di noi non ci è passato almeno una volta!), ora in uso all’ospedale De Lellis di Rieti, ci piacerebbe che fosse già in uso in tutti gli ospedali d’Italia. Ma come è nata l’idea e in cosa consiste l’App? Lo abbiamo chiesto al suo ideatore, il dottor Giorgio Amedeo Agrò.

Tempo di lettura: 2’

Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2021

Voto medio utenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui