Trascrizione dell’Evento LIVE: “Tiroide in menopausa” (25 maggio 2021)

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Evento LIVE Tiroide in menopausaTrascrizione dell’Evento LIVE: “Tiroide in menopausa” del 25 maggio 2021

Riportiamo qui di seguito la trascrizione integrale dell’evento che si è svolto in diretta Facebook e Youtube, interamente dedicato all’importanza della tiroide nella donna, nel periodo cruciale della menopausa. I due esperti che hanno risposto alle domande delle utenti sono il dottor Alessandro Marsili ed il dottor Daniele Cappellani.

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 Maria Luisa Barbarulo: Buongiorno, anzi buon pomeriggio, da Maria Luisa Barbarulo, nello spazio Social di VediamociChiara. Oggi sono con noi il dottor Alessandro Marsili ed il dottor Daniele Cappellani.

Buonasera Alessandro e buonasera Daniele!

Alessandro Marsili: Ciao Maria Luisa

Daniele Cappellani: Buonasera!

Maria Luisa Barbarulo: Intanto buonasera a tutti!

Per dare la possibilità a tutti di collegarsi, intanto vi racconto come nasce VediamociChiara e come nascono questi eventi.

VediamociChiara ha la tradizione di realizzare degli eventi, preferibilmente dal vivo. Sono certa che piacerebbe a tutti incontrarci dal vivo, anche perché sappiamo che gli eventi dal vivo hanno ben altro impatto. Ma sicuramente anche questa è una modalità molto interessante per parlare di temi importanti come la tiroide in menopausa.

Perché parliamo di tiroide in menopausa? Perché la menopausa è una di quelle fasi della vita in cui è importante prendersi cura di sé, e fare attività di prevenzione forse più che in altre fasi. E’ sempre importante farlo, ma sicuramente la menopausa è una fase di passaggio molto importante nella vita di una donna, e quindi è necessario parlare di queste tematiche.

Anche perché l’esperienza ci insegna, che alcuni disturbi tipici della menopausa, possono essere facilmente confusi con alcuni sintomi di alcune patologie tiroidee.

E’ uno dei motivi per cui ho il piacere di avere con noi degli esperti, che possono aiutarci a capire quando ci troviamo in un ambito e quando ci troviamo nell’altro.

Inoltre, ci troviamo in giorni particolari, perché questa è la settimana mondiale della tiroide, e quindi a maggior ragione mi fa piacere poter parlare di questi temi proprio in questi giorni.

Prima però di passare alle domande vorrei inquadrare le tematiche di cui parleremo, soprattutto parlare approfonditamente di quella che è la tiroide e della sua funzione, e poi passeremo alle domande.

Inoltre, una cosa importante che vi volevo dire: siccome siete già in tante ad essere collegate, e quindi è possibile che riceveremo moltissime domande, vorrei chiedervi, nel caso in cui non riuscirete ad avere la risposta oggi stesso, di collegarvi al sito di VediamociChiara, perché se non riusciamo a darvi la risposta oggi, lo faremo nel giro dei prossimi giorni.

Passo a presentarvi i nostri ospiti. Prima di tutto vorrei presentare il prof. Alessandro Marsili, che molte di voi sicuramente conoscono, ma per chi non lo conoscesse, il dott. Marsili è un esperto di endocrinologia e malattie metaboliche, che da oltre 20 anni lavora in questo campo. Tra l’altro nel suo percorso ha anche fatto una bella esperienza ad Harvard, di ben 4 anni all’Harvard School of Medicine. Mi fa piacere averlo qui con noi come esperto di questi temi.

Poi abbiamo il dottor Daniele Cappellani, anche lui specializzato in endocrinologia e malattie metaboliche. E quindi un’altra persona giusta, alla quale rivolgere le domande che oggi faremo loro.

Quindi visto che siete collegate già in oltre 500, e mi sembra una cosa bellissima, e mi da molta soddisfazione, vorrei partire con la prima delle domande.

La prima domanda, che potrebbe sembrare stupida, ma secondo me è sempre meglio ribadire certi concetti, la farei ad Alessandro:

 – A cosa serve la tiroide e perché è così importante.

Alessandro Marsili: Allora, direi “A cosa NON serve la tiroide!”. Perché la tiroide praticamente serve a tutto! Senza tiroide non si vive o, se la tiroide non funziona bene, non viviamo bene. La tiroide è importante per la regolazione della temperatura corporea, per la regolazione del peso, per la regolazione del metabolismo. Cioè tutta quella serie di reazioni che avvengono nelle nostre cellule, nel nostro corpo, e che regolano i vari processi. La tiroide è importante per come noi immagazziniamo l’energia e per come la spendiamo. La tiroide è importante per le funzioni respiratorie, cardiache, per la funzione gastrointestinale. La tiroide è importante per lo sviluppo del cervello nel nascituro, in una donna in gravidanza, ed anche nella brillantezza con la quale noi rispondiamo alle domande in un webinar o in una sessione online: se siamo ipotiroidei non siamo pronti a sufficienza. La tiroide importante per la funzione riproduttiva.

Quindi siccome gli ormoni tiroidei sono ubiquitari, regolano tutti i meccanismi, quindi, dalla punta dei capelli, per chi ce li ha, e non siamo né io né Cappellani, alle unghie dei piedi… la tiroide è un organo importante che merita la giusta attenzione.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro!

A questo punto porrei la domanda a Daniele:

 – Cosa fa esattamente la tiroide?

Daniele Cappellani: Mi ha già molto preceduto Alessandro, con la precedente risposta. Diciamo che la tiroide ha come compito principale quello di produrre due ormoni, che sono gli ormoni tiroidei, che sono T4 e T3. Che noi dosiamo nel sangue come FT4 e FT3.

Sono ormoni che vengono secreti sotto il controllo di un terzo ormone, che è un ormone prodotto dall’ipofisi, che è un’altra ghiandola che è situata all’interno del cranio, in una posizione protetta, in una fessura che si chiama “sella turcica”, e che fa le funzioni del direttore d’orchestra nel sistema endocrino. La tiroide poi manda nel sangue questi ormoni, la T4 e la T3, che attraverso il sangue arrivano perifericamente a tutti gli organi. Quindi arrivano al cuore, all’intestino, al sistema nervoso, etc. E svolgono tutta quella serie di funzioni di cui ci parlava appunto prima Alessandro.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo! Grazie Daniele!

Ancora ad Alessandro vorrei chiedere:

 – E’ vero che lo iodio è molto prezioso?

Alessandro Marsili: Lo iodio è assolutamente prezioso perché è fa parte della materia prima con la quale si costruiscono gli ormoni tiroidei.

Quindi, come diceva Daniele, nei due ormoni che sono la tiroxina e la triodotironina, ci sono rispettivamente 4 molecole e 3 molecole di iodio.

Quindi sono assolutamente indispensabili per la costituzione dell’ormone tiroideo.

Non a caso la carenza di iodio, alla quale si può essere esposti per endemia nelle zone dove non c’è una iodiosufficienza, ci si predispone poi a delle malattie come il gozzo endemico il cretinismo.

Così come è importante la supplementazione di iodio nelle fasi delicate della vita, come può essere quello di una gravidanza, o durante l’allattamento, dove appunto lo iodio serve a formare ormoni tiroidei in dosi adeguate al fabbisogno richiesto.

 – Maria Luisa Barbarulo. Benissimo, grazie Alessandro.

Ho ancora una domanda per Daniele:

Quali sono i sintomi dell’ipotiroidismo a cui dobbiamo prestare attenzione?

Daniele Cappellani: L’ipotiroidismo è la carenza, o la insufficienza di ormoni tiroidei. Quindi una condizione che è caratterizzata da un difetto di questi ormoni. Diciamo che rispetto all’ipertiroidismo, che è la condizione opposta, ovvero l’eccesso di ormoni tiroidei, l’ipotiroidismo si presenta in maniera più sfumata, subdola. Il paziente ipotiroideo si presenta spesso come appesantito, si sente meno brillante, che spesso ha anche difficoltà di concentrazione, di memoria. Classicamente viene descritta una sensazione, una scarsa tolleranza al freddo, sono pazienti quindi che possono coprirsi molto, anche nei mesi più caldi. Poi sono pazienti che possono arrivare ad essere rallentati nelle loro funzioni. Quello che dobbiamo considerare però è che l’entità di questa sintomatologia è in funzione della gravità dell’ipotiroidismo, questo vuol dire che un ipotiroidismo più grave manifesta manifestazioni più conclamate; l’ipotiroidismo più lieve manifesta invece dei quadri che sono drasticamente più sfumati, e l’ipotiroidismo in assoluto, quando si ha una completa assenza dell’ormone tiroideo, si rischia molto per la sopravvivenza. Perché la vita non è possibile in assenza di ormoni tiroidei.

Quindi un totale deficit, comporta il passaggio ad una situazione addirittura comatosa, nella forma del coma, e poi addirittura si può andare incontro a morte.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo! Grazie Daniele!

A questo punto vorrei sapere da Alessandro quali sono i sintomi dell’ipertiroidismo. Un altro tema importante da chiarire alle nostre utenti.

Alessandro Marsili: In realtà sono i sintomi esattamente opposti. Quindi quando si è ipertiroidei si ha una maggior perdita di capelli, si ha una pelle calda e sudata, si ha una accelerazione del battito cardiaco, si ha un calo di peso non voluto. Però questo è molto importante per chi pensa di assumere ormoni tiroidei. Tanto penso ci saranno domande a riguardo ai fini dimagranti, non è questo il modo di dimagrire, perché non è il grasso che si perde, ma si perde il muscolo. Quindi è un calo di peso non adatto in realtà, non sano!

Si perde osso, si possono avere disturbi gastrointestinali, come diarrea, quindi una accelerazione dell’alvo, tremori, insonnia, ansia, agitazione… Diciamo che viene tutto accelerato. Ma come diceva giustamente Daniele, il quadro clinico è espressione della gravità anche del quadro biochimico. E aggiungerei anche della penetranza. Quindi non tutti i soggetti ipertiroidei manifestano gli stessi sintomi, alcuni sintomi sono ascrivibili solo ad alcune forme di ipertiroidismo. Per esempio i problemi degli occhi sporgenti, quella che si chiama Oftalmopatia Basedowiana, quella è tipica soltanto del Morbo di Graves Basedow. Mentre nel caso di un ipertiroidismo legato ad un gozzo multinodulare, questo sintomo non c’è.

Però l’ipertiroidismo appunto in funzione della gravità, della durata e della soggettività, può dare dei sintomi che possono essere da sfumati a molto invalidanti. Fino a quella che si chiama “tempesta tiroidea”. Che è un quadro in cui si rischia molto, perché anche in questo caso si rischia anche lo scompenso cardiaco.

 – Maria Luisa Barbarulo: Grazie Alessandro e grazie Daniele.

A questo punto io dico il motivo per cui è importante fare un evento come quello che stiamo facendo adesso, è proprio il fatto che voi avete nominato dei sintomi, delle sintomatologie, delle cose che caratterizzano problematiche di natura tiroidea, che noi donne in menopausa – mi ci metto anche io visto che faccio parte del gruppo – tendiamo ad avere una serie di problemi che sono simili, addirittura possono essere confusi.

Ed è per questo motivo che mi piace fare questo tipo di eventi, perché ci aiuta a capire in quale dei due universi siamo. Quantomeno ci sensibilizza ad andare dal medico con i nostri problemi, senza auto diagnosticarci una cosa o l’altra. Cosa fondamentale!

Allora visto che cominciamo a ricevere tantissime domande da parte delle nostre utenti, io andrei con la prima di queste, datemi soltanto in secondo, così entriamo nel vivo.

Allora c’è Sofia che ci chiede:

 – “Che rapporto c’è tra tiroide e il Covid? Chi soffre di una patologia tiroidea è a maggior rischio di complicanze?”

Ecco questa domanda vorrei porla a Daniele!

Daniele Cappellani: E’ una domanda che merita una riposta sicuramente articolata. Perché dobbiamo guardare la questione da due punti di vista opposti. La prima questione potrebbe essere:

“L’infezione da Covid può dar luogo a patologie tiroidee?

La seconda questione può essere:

“Il malato tiroideo risente in maniera diversa dell’infezione da Coronavirus?”.

Quindi per quanto riguarda il primo di questi due aspetti, si è dimostrato nel corso del 2020, che l’infezione da Coronavirus può dar luogo, può essere causa di tiroiditi, tiroidei subacute, quindi delle forme di tiroiditi distruttive che possono essere caratterizzate addirittura da una fase iniziale di tireotossicosi, quindi di liberazione di ormoni tiroidei, una fase successiva anche potenzialmente di ipotiroidismo, e poi il ripristino dell’eutiroidismo (ndr: quando livelli di ormoni tiroidei sono nella norma).

Questo per quanto riguarda l’aspetto della patologia tiroidea indotta da Coronavirus.

L’aspetto contrario è quello di infezione da Coronavirus nel malato tiroideo. per cui noi sappiamo che il paziente per esempio che ha una tireopatia ben compensata, quindi un ipotiroidismo controllato, un ipertiroidismo controllato, non ha un rischio aggiuntivo derivante da infezione del Coronavirus, rispetto a quello della popolazione generale, la popolazione sana.

Viceversa, situazioni di scompenso ormonale importante potrebbero essere, ovviamente, anche qui si ritorna in funzione dell’entità di questa alterazione ormonale, foriere di patologia più grave, nel caso di infezione da Coronavirus.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Daniele!

Ti ringrazio per questa risposta che penso interessi moltissime delle nostre utenti, dato il periodo in cui ci troviamo.

Passerei subito alla domanda che ci ha fatto Carla, che ci chiede:

“A quale età generalmente iniziano a svilupparsi i problemi alla tiroide? E se un legame con l’età, ovvero se con l’invecchiamento questi problemi possono aumentare?

Farei questa domanda ad Alessandro.

Alessandro Marsili: La tiroide è soggetta a patologie a tutte le età. Soprattutto nel sesso femminile. Che è molto più esposto rispetto al sesso maschile. La prevalenza dei problemi di tiroide è otto volte maggiore nelle donne, rispetto agli uomini. I periodi in cui i problemi tiroidei più frequentemente si manifestano, sono i periodi un cui più frequentemente, anche dal punto di vista dello sviluppo ormonale della donna, sono più significativi, quindi con delle variazioni ormonali significative.

Sono quindi la pubertà, la gravidanza o il post partum e poi appunto la menopausa.

E’ molto importante considerare l’aspetto dell’impatto dei potenziali problemi tiroidei durante la menopausa, come sottolineava Maria Luisa anche prima, è che a volte in menopausa si hanno dei sintomi che possono simulare dei problemi tiroidei. Dall’altro punto rivista in menopausa è anche il finale di un percorso che per tante patologie tiroidee sono iniziate anche precedentemente; quindi con l’aging, diventando “inversamente” giovani, dei problemi, magari della tiroide che non hanno ancora manifestato problematiche funzionai, iniziano a manifestarle andando avanti nel tempo. Quindi molto spesso non è un effetto della menopausa di per sé, ma è un cumulo di problematiche, che poi danno magari luogo nella menopausa, o nel periodo post menopausale a delle manifestazioni cliniche.

Stesso discorso per i noduli. I noduli molto spesso insorgono prima, ma la manifestazione clinica, sia per l’incremento volumetrico, sia per magari la variazione di funzioni, la tenenza all’iperfunzione, quella che in gergo si chiama “autonomia funzionale”, è tipica di un periodo più avanzato. Quindi è normale che con l’aumento dell’età media della popolazione e durante il post menopausa della donna ci sia una maggiore prevalenza di disturbi tiroidei, e questo giustifica uno screening.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro. Ancora una volta ti ringrazio anche per la chiarezza delle tue parole che ci aiutano a comprendere meglio quali sono le problematiche di fronte alle quali ci troviamo.

Vorrei rispondere invece ad una domanda che ci arriva in diretta, che mi sembra molto interessante, di Monica, e che ci dice:

– “Che rapporto c’è tra non avere la tiroide e la menopausa? E’ vero che è più difficile dimagrire?“

Ecco, vi lancio questo tema. E farei questa domanda a Daniele.

Daniele Cappellani: Sono due domande diverse in realtà. Il rapporto tra il non avere la tiroide e la menopausa, io immagino che se la signora fa questa domanda non abbia la tiroide, perché la tiroide sia stata asportata.

Il non avere la tiroide e la menopausa non c’è alcun tipo di rapporto. Sono due cose… una associazione indipendente diciamo. Due cose associate che non hanno nessun tipo di correlazione l’una con l’altra. Chiaro è che – eventualmente – il non aver la tiroide esponesse la paziente ad un ipotiroidismo non ben controllato, questo potrebbe dar luogo ad una sintomatologia che si va a sommare ad una sintomatologia della menopausa, andando ad acuirne le manifestazioni cliniche. Quindi chiaramente i sintomi di un ipotiroidismo, per quanto magari un ipotiroidismo lieve, non conclamato ecco, un ipotiroidismo sfumato, possono sommarsi ad una sintomatologia climaterica della menopausa, rendendo sicuramente questi sintomi particolarmente sgradevoli.

La seconda domanda era quella del discorso del dimagrimento…

 – Maria Luisa Barbarulo: Del peso, la difficoltà a dimagrire…

Daniele Cappellani: Un ipotiroidismo non compensato comporta una difficoltà nella perdita di peso. Io mi auguro che se la paziente è una paziente senza tiroide, do’ per scontato insomma che l’ipotiroidismo sia un ipotiroidismo ben controllato.

 – Maria Luisa Barbarulo: Certamente Alessandro e ti ringrazio per questa tua risposta.

A questo punto vorrei passare invece alla domanda di Francesca, che ci chiede se i problemi della tiroide si ereditano. Farei questa domanda ad Alessandro.

Alessandro Marsili: Quello che spesso dei problemi tiroidei si eredita è la predisposizione. Quindi se ci sono problematiche tiroidee in famiglia è più probabile che ci siano anche nella progenie. A volte non si conosce il grado di penetranza delle malattie tiroidee nella famiglia. Perché tempo fa la qualità degli screening o i mezzi tecnologici, la possibilità di fare prelievi, ecografie… non erano nelle generazioni precedenti così diffusi e tecnicamente pratici come adesso. Però spesso si riesce a ricostruire la presenza nel gentilizio di malattie della tiroide.

Per esempio la tiroidite di Hashimoto ha una forte aggregazione familiare, così come il morbo di Basedow. Anche per i noduli si può avere una predisposizione, ma in questo senso è molto importante, come dicevamo prima, anche la carenza dello iodio, che è un fattore altrettanto determinante, oltre la familiarità.

Esistono poi delle malattie che hanno una trasmissione ereditaria, sono molto rare: delle forme di carcinomi tiroidei, sia papillari che midollari. Si trasmette un gene e si manifesta la malattia.

E ci sono anche delle forme di ipertiroidismo, su base non autoimmune, che ha una base genetica.

Però si è predisposti familiarmente, ma l’essere predisposti non vuol dire necessariamente sviluppare la malattia. Però magari rendersi attenti, e alla manifestazione dei sintomi, anche come screening fare dei controlli è cosa buona e giusta.

 – Maria Luisa Barbarulo: Grazie Alessandro.

Vorrei ora porre una domanda a Daniele, che ci arriva in diretta, e che mi sembra interessante, ne abbiamo parlato prima, ma ci sembra importante ribadirlo, ed è questa domanda di Daniela che ci chiede se problemi alla tiroide possono dare luogo anche ad insonnia.

Daniele Cappellani: La risposta è affermativa in questo caso. Il paziente ipertiroideo è un paziente che ha chiaramente un disturbo del sonno.

Con una insonnia soprattutto caratterizzata da una difficoltà nell’addormentamento. Mentre invece esistono altre condizioni che possono dare più che altro problemi di risvegli abbastanza frequenti. Chiaramente questo è frutto del fatto che come dicevamo all’inizio gli ormoni tiroidei hanno i propri recettori in ogni dove nel nostro organismo, tra cui i ricettori all’interno del sistema nervoso centrale.

E’ classicamente descritto che il paziente ipertiroideo sia un paziente con una situazione anche di ansia. E questo può, anche in maniera indiretta, contribuire all’insonnia che tanti pazienti ci riferiscono.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo, grazie Daniele!

Vorrei porre una domanda ad Alessandro che ci arriva da Silvia, che ci dice:

 – “Quando si soffre di problemi tiroidei si corre il rischio di avere una osteoporosi più severa?”

Silvia tra l’altro fa un po’ da capofila, ad altre utenti che hanno fatto domande simili. Quindi abbiamo scelto la domanda di Silvia perché è quella che riassume un po’ il tema.

Alessandro Marsili: La risposta è si. Anche perché come dicevamo l’ormone tiroideo è importante per lo sviluppo dell’osso e per il metabolismo osseo.

Le problematiche tiroidee, dividendole in capitoli, quindi l’ipertiroidismo, sia nella sua forma più conclamata, nell’ipertiroidismo “vero”, sia nell’ipertiroidismo “lieve”, danno sicuramente una accelerata alla perdita di massa ossea. Quindi predispongono a quella che si chiama osteopenia, osteoporosi.

Considerate che l’ipertiroidismo lieve a volte è legato ad un eccesso di ormone tiroideo. Quindi uno fa la terapia perché è stata tolta la tiroide, prende la Levotiroxina, e prendendone troppa si espone ad un rischio di osteoporosi; oppure, come dicevamo prima, prendendone inappropriatamente, a scopo dimagrante, si espone ad un rischio di osteoporosi.

Per quanto riguarda l’ipotiroidismo, invece i dati su quanto possa in qualche modo compromettere la densità minerale ossea sono contrastanti. Quello che è importante capire è il grado di ipotiroidismo, da quanto tempo uno è ipotiroideo, e non ha fatto cure, e il grado, se l’ipotiroidismo è lieve… In genere con i mezzi tecnologici e con la conoscenza che anche grazie ad eventi come questo, si sta diffondendo sempre di più la sensibilizzazione delle persone nei confronti della salute, è difficile trovare un ipotiroidismo conclamato che uno si porta dietro per tanti anni… per cui bisogna fare più attenzione in questo caso all’ipertiroidismo.

– Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro, grazie!

Daniela alla quale abbiamo risposto prima ci ringrazia e questo ci fa molto piacere. E’ sempre una bella soddisfazione vedere che gli utenti ci seguono in diretta e man mano che rispondiamo alle loro domande ci ringraziano.

Volevo farvi ancora una domanda, anche questa riassuntiva delle diverse che abbiamo ricevuto in questi giorni. Ce la pone Stella, che ci chiede se c’è un rapporto tra le patologie tiroidee e la possibilità di ammalarsi di diabete.

Questa domanda la faccio a Daniele.

Daniele Cappellani: La risposta a questa domanda è “Dipende!”. Dipende dal tipo di diabete di cui stiamo parlando. Il diabete mellito che esiste in due principi diverse forme: il diabete mellito di tipo 1, che è una patologia autoimmunitaria, e un’altra forma che è il diabete mellito di tipo 2.

In passato usando dei termini desueti li avremmo chiamati “Diabete mellito di età giovanile” e Diabete mellito in età adulta”. E sono due patologie completamente differenti.

Ora, se noi stiamo parlando di patologie tiroidee di base autoimmunitaria, c’è una possibilità di associazione con il diabete mellito su base autoimmunitaria. Perché come si dice in ambito medico, le malattie autoimmuni vano spesso a braccetto. Ovvero il paziente che abbia una malattia autoimmune ha un rischio più alto di avere altre malattie autoimmuni.

Quindi la tiroidite di Hashimoto si può associare ad un diabete mellito di tipo 1 all’interno di un quadro di poliendocrinopatia, quindi un coinvolgimento plurighiandolare dove le malattie autoimmuni coinvolgono e la tiroide e il pancreas nel caso del diabete etc.

Viceversa laddove si stia parlando di diabete mellito di tipo 2 che è una forma che deriva da una insulino resistenza, quello che una volta avremmo chiamato “non insulino dipendente” o diabete mellito nell’età adulta, beh, le patologie tiroidee non sono un fattore di rischio per questo tipo di condizione, sebbene la tiroide con i suoi ormoni abbia una serie di attività metaboliche, tali per cui può influenzare sia i livelli glicemici sia, soprattutto, l’assetto lipidico, quindi la componente del colesterolo.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Daniele, ti ringrazio.

Ancora una domanda che arriva da Cecilia, che ci dice, in realtà questo tema lo abbiamo già sfiorato, qui entriamo un po’ più nel dettaglio. Ecco Cecilia ci dice

– “Sono in menopausa da un paio di anni ed ho visto il mio peso aumentare in modo importante, ho preso 5 chili (si preoccupa giustamente!), può dipendere dalla tiroide? E se sì, che analisi mi consigliate di fare?”

Alessandro Marsili: Occupandomi io di obesità da tanto tempo, questa è la mia domanda preferita, perché è una domanda che mi viene rivolta spesso.

Quello che è importante sapere, come giustamente tutte le utenti che si trovano in una situazione di menopausa sperimentano direttamente, è che con la menopausa cambia la composizione corporea, anche a parità di peso: diminuisce la quota di muscolo e aumenta sfortunatamente la quota di massa grassa, magari c’è anche una maggiore tendenza alla ritenzione idrica…

Fare uno screening tiroideo è sempre importante, in ogni circostanza, perché? La tiroide è sempre un co-fattore che va comunque monitorato. Perché se uno è ipotiroideo sicuramente ha una riduzione del metabolismo basale, una maggiore facilità ad accumulare grasso, processo che si chiama “lipogenesi”. E in alcune circostanze c’è pure un aumento dell’insulina resistenza nei pazienti ipotiroidei…

Quindi uno screening tiroideo in una paziente che ha problematiche di peso, va fatto in pre-menopausa tanto quanto in post-menopausa. Nel caso in cui vogliamo fare uno screening tiroideo, chiaramente l’esame cardine per valutare la funzione tiroidea è il dosaggio del TSH; in caso di una alterazione del TSH, in caso si dosano anche l’FT4, e l’FT3; si possono dosare gli anticorpi per escludere una tiroidite, una ecografia tiroidea non si nega a nessuno.

Bisogna anche considerare questo: che a volte è il peso che condiziona variazioni dello stato tiroideo! Quindi la relazione tra peso e tiroide va in entrambe le direzioni: quando la tiroide funziona meno, si tende ad accumulare più peso, e se si prova a dimagrire si ha più difficoltà. Se viceversa si prende peso, può darsi che la tiroide vari, cioè il TSH salga, si formi una sorta di ipotiroidismo lieve, che magari con il calo di peso va a posto.

Quindi è importante rivolgersi ad un endocrinologo, anche per stabilire come approcciarsi al problema. Ma indubbiamente è fondamentale per Cecilia fare uno screening tiroideo per approcciarsi al discorso del peso.

 – Maria Luisa Barbarulo. Ecco ragazze questa mi sembra una informazione decisiva e importantissima: uno può influenzare l’altro. Questa è una cosa che ammetto non sapevo, che mi fa molto piacere sapere e soprattutto condividere con le nostre utenti. Queste sono informazioni importantissime per noi, anche per capire quali sono i problemi che andiamo ad affrontare quotidianamente.

Quindi ti ringrazio Alessandro anche per la chiarezza della tua risposta.

Vorrei passare ad un’altra bellissima domanda che ci ha fatto Elisabetta che ci chiede, in linea con quanto stavamo dicendo:

 – “Esiste una siesta consigliata per evitare di sviluppare problemi della tiroide!”?

Lo chiedo a Daniele.

Daniele Cappellani: Argomento estremamente complesso questo, fonte di tanta letteratura, sia scientifica che pseudo-scientifica.

In realtà in termini scientifici una dieta tiroidea non esiste. Sebbene esistano dei consigli nutrizionali, per cui si consiglia a tutti i pazienti che vogliono prevenire problemi tiroidei, ma anche pazienti affetti da problemi tiroidei, una dieta che sia equilibrata, bilanciata e soprattutto che contenga degli elementi, come per esempio lo iodio, il selenio, etc. in quantità adeguate. Questo per quanto riguarda la maggior parte delle patologie tiroidee.

Esiste però un aspetto particolarmente importante che è quello della prevenzione del gozzo tiroideo. Ovvero della patologia nodulare per eccellenza.

Laddove noi sappiamo che vi sono delle aree nel mondo che sono aree iodiocarenti. L’Italia era, fino a poco tempo fa, un Paese considerato come “iodio carente”. Chiaramente la carenza iodica comporta la frequenza di noduli e la formazione di noduli faciliterà la formazione del gozzo.

E’ difficile al giorno d’oggi, perlomeno nel nostro Paese, vedere delle situazioni in cui ci siano dei pazienti con questi gozzi enormi, però fino a pochi decenni fa questo poteva ancora accadere. In Italia si è resa obbligatoria la supplementazione iodica all’interno del sale. Nel momento in cui noi andiamo al supermercato troveremo il sale iodato ed il sale non iodato. E’ il sale iodato il sistema che noi dobbiamo utilizzare per prevenire la formazione della patologia nodulare, quindi la formazione del gozzo multinodulare.

Tra l’altro proprio quest’anno l’Italia è passata ad una zona di iodio sufficienza grazie a questo tipo di politica, quello della supplementazione di iodio nel sale, quindi una cosa di cui dobbiamo essere molto felici. Se seguiamo l’esempio di quei Paesi che hanno ottenuto una adeguata supplementazione iodica prima di noi, sicuramente porterà ad una riduzione nel tempo di questo tipo di patologie. Quindi una cosa di cui siamo molto contenti.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Daniele. Grazie Daniele. Anche per questo ulteriore consiglio riguardo al sale iodato che mi sembra molto molto importante.

Ora un’altra domanda, che sicuramente inquadra molto bene l’età di chi la pone ed io mi metto in mezzo a coloro che fanno questo tipo di domanda: Ovvero:

 – “Che rapporto c’è tra l’aumento di casi di malattie della tiroide e Chernobyl”.

Chi come me aveva 20 anni quando è accaduto il disastro di Chernobyl, ovviamente questa domanda se la fa più o meno da sempre. Quindi mi piacerebbe finalmente dare una risposta a questa domanda, posta da Maria Paola. Possiamo dare una risposta a Maria Paola, Alessandro?

Alessandro Marsili: Sì, possiamo darla. Non solo Chernobyl, ma anche prima Hiroshima e Nagasaki, gli esperimenti nelle isole Marshall, Fukushima, successivamente in Giappone… Gli incidenti nucleari che rilasciano quelle che si chiamano radiazioni ionizzanti, possono determinare danni alla tiroide. I danni in cui si esplicano i danni delle radiazioni ionizzanti sono:

– un aumento dell’incidenza dell’ipotiroidismo indotto da radiazioni

– di sviluppo di malattie autoimmuni

– e di tumore della tiroide

Il grado in cui queste manifestazioni cliniche avvengono dipende dal grado di esposizione, dipende dal soggetto, quindi dalla predisposizione individuale e della presenza anche di altri fattori di rischio, soprattutto per quanto riguarda il discoro della patologia tumorale.

Per cui è anche importante la dose, la sede dell’irraggiamento, quindi ci sono anche delle varie manifestazioni cliniche che dipendono anche da questo. Come sapete poi le radiazioni non danno solo problematiche tumorali tiroidee, ma possono dare anche tumori del midollo, tumori della mammella, cioè tumori anche in altri organi. Quindi sicuramente le radiazioni ionizzanti sono un fattore di rischio per le patologie tiroidee.

Chiaramente Chernobyl non so quanto abbia impattato in Italia, sicuramente ha impattato come incidenza di tumori radiosensibili, nelle zone vicine della Bielorussia, dove questo è avvenuto. E noi abbiamo curato tanti ragazzini con tumori tiroidei che venivano per fare le “colonie” in Italia ed approfittavano per avere le cure adeguate. I tipi di malattie che sono indotti da radiazioni, i tipi di tumori, sono simili, non hanno grosse differenze dal tumore papillare della tiroide che si riscontra non necessariamente a causa delle radiazioni indotte.

La tiroide è soggetta a questo tipo di esposizioni, come è soggetta ad altri inquinanti ambientali che si chiamano “Endocrine Disruptors” che possono anche questi indurre carcinogenesi.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro, ti ringrazio. Viene in soccorso al suo discorso, lo amplia una domanda da Napoli che ci dice:

 – “E’ vero che l’aria di mare fa bene alla tiroide!”?

Perché dico questo, perché parlavi dei ragazzi che venivano da fuori a curarsi in Italia, presumo che lo facessero, chiaramente per la vicinanza al mare. E’ corretto quello che penso? Lo chiedo a Daniele.

Daniele Cappellani: Allora esiste anche nel linguaggio popolare “Vado al mare, mi respiro un po’ di iodio e questo mi fa bene alla tiroide”. Ecco, dobbiamo confidare che lo iodio che entra all’interno del ciclo di produzione degli ormoni tiroidei, non è lo iodio inalato, non è lo iodio respirato, ma è lo iodio assunto con la dieta.

Quindi abitare al mare di per sé può essere positivo per diecimila ragioni, ma questo non ha delle grandi ripercussioni dal punto di vista tiroideo.

Questo si riallaccia un po’ alla precedente domanda nella quale parlavamo della supplementazione iodica, della formazione della patologia nodulare tiroidea.

Classicamente le aree, in passato, che erano aree iodio carenti per eccellenza, erano le aree molto lontane dal mare; erano le aree del Cuneese, della Bergamasca, etc.. Aree in cui la patologia tiroidea era molto più diffusa. Aree in cui si vedevano delle persone con dei gozzi anche molto importanti. Ecco in realtà non era la distanza dal mare, ma il fatto che lo iodio entrava meno all’interno del ciclo alimentare: meno iodio andava a bagnare le colture, quindi meno iodio c’era negli alimenti, etc.

Oggi questo tipo di problematica è una problematica risolta: perché il sale iodato si può trovare sia nel supermercato della città di mare, sia nel supermercato del paese, nella valle un po’ più isolata.

E quindi non ci sono differenze enormi nella iodio supplementazione. Sicuramente vivere al mare può essere positivo per tanti aspetti però sicuramente questo è uno più sfumato.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo. Grazie Daniele. Anche se, adorando la città di Napoli, un pochino la nostra amica Daniela la invidio lo stesso. Quindi ciao Daniele e grazie per la tua bellissima domanda.

Un’altra bella domanda ci arriva da Chiara, che ci scrive in diretta Facebook, e ci fa una domanda relativa alla soia. E ci chiede:

 – “Come comportarsi con la soia, che si dice non vada d’accordo con la tiroide, ma in menopausa ci consigliano di assumere fitoestrogeni con la soia…”.

Quindi Alessandro che cosa possiamo rispondere a Chiara che ci fa questa domanda così particolare?

Alessandro Marsili: E’ una domanda lecita. Ci sono studi molto datati, ai quali aveva contribuito in maniera determinante anche il mio maestro, il prof. Pinchera su l’eccesso di soia e il male assorbimento di Levotiroxina, però altri dati successivi hanno dimostrato che sì, troppa soia può far mal assorbire meno ormone tiroideo, però ce ne vuole troppa, e alle nostra latitudini in genere non ne mangiamo troppa. Quindi un po’ di soia non da’ troppe problematiche; al limite, l’unica problematica che può dare in un paziente che è ipotiroideo, e prende la Levotiroxina per correggere l’ipotiroidismo, può far richiedere un aggiustamento del dosaggio, magari un prelievo per aggiustare la dose. Ma sono pochi casi, dove l’assunzione di soia è molto elevata.

Diversamente se c’è bisogno di integrare fitoestrogeni della soia, non è la tiroide una controindicazione, magari bisogna vedere piuttosto patologie tumorali e ormone-sensibili e fare attenzione a quelle nell’anamnesi, ma non se una ha un problema tiroideo, un po’ di soia fa bene, abbassa anche il colesterolo.

 – Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro, grazie per la tua riposta. Effettivamente questo però è un tema che noi donne sentiamo, perché il fitoestrogeno con la soia è sempre raccomandato come alternativa alla TOS (ndr Terapia Ormonale Sostitutiva) tradizionale.

Ho un altra bella domanda qui, da parte di Michela che ci chiede:

 – “Da qualche anno mi scordo tutto, ho 58 anni e mi sono chiesta se anche i problemi di memoria possono dipendere dalla tiroide”.

E’ una cosa verosimile Daniele? Che ne pensi?

Daniele Cappellani: Sicuramente il paziente con un disturbo della funzionalità tiroidea vede anche la memoria impattata. Per esempio è tipico dell’ipotiroidismo che ci sia una riduzione della memoria, si perde un po’ di brillantezza da questo punto di vista.

Chiaro è che la memoria può essere il punto di convergenza di tantissimi fattori. Quindi la tiroide può essere uno dei tanti, ma non necessariamente l’unico.

Quindi chiaramente possono essere diverse le cause anche non endocrinologhe, che possono avere qualche tipo di influenza a questo livello.

Il modo di vederlo è abbastanza semplice: basta fare un prelievo per gli ormoni tiroidei. Se gli ormoni tiroidei sono perfettamente nella norma la causa tiroidea viene esclusa. Quindi occorre andare verso altre strade.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Daniele, grazie ancora una volta.

Abbiamo qui una domanda che sembra essere il proseguimento della precedente domanda fatta ad Alessandro. Ed è Sabrina, che ci scrive:

 – “Se l’uso della TOS può influire sulla tiroide?”.

Alessandro Marsili: Allora l’uso della TOS, laddove ci sono indicazioni e non controindicazioni, non trova nella tiroide quasi mai una controindicazione.

L’unica cosa che può succedere è, sempre in pazienti che fanno terapia con la levotiroxina, l’introduzione della TOS può richiedere un aggiustamento del dosaggio, esattamente come quello che dicevamo per l’eventuale dieta ricca di soia.

Questo sì. Quando si sa che la paziente è ipotiroidea, in menopausa, la sindrome climaterica, non ha controindicazioni alla terapia ormonale sostitutiva, le viene prescritta, dopo un pochino dall’inizio, vale la pena di fare un prelievo per gli ormoni tiroidei, ed eventualmente – se necessario – aggiustare la dose della levotiroixina. Diversamente no. Sul gozzo non è che ci sono grossi rischi.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro, grazie!

Abbiamo ancora una domanda, in diretta, che ci arriva da Marica e ritorna sul tema del sale iodato, e mi sembra importante aggiungerla:

 – “Il sale iodato è di origine chimica, giusto? Ovvero lo iodio è “aggiunto”. Così mi ha detto un endocrinologo”.

Vorrei capire che tipo di risposta possiamo dare alla nostra amica Marica, Daniele.

Daniele Cappellani: Allora diciamo che lo iodio è addizionato al sale. Poi “origine chimica”… sono tutti quanti elementi chimici. Il sale è NaCl, quindi cloruro di sodio, quindi si aggiunge lo iodio sopra con un processo di arricchimento successivo. Però ecco non è che si tratta di un prodotto sintetico che proviene da chissà quali fonti strane.

Chiaramente esiste la possibilità che il sale sia stato addizionato… in realtà il sale è addizionato di iodio, ma non contiene sostanze pericolose o quant’altro. Se questo è il timore della paziente!

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Daniele. Allora ne approfitto e chiedo nuovamente a te una domanda che ci chiede Anna Maria, visto che parlavamo di sale iodato e visto che hai già risposto a questa domanda:

 – “Se il sale iodato lo consigli tutto l’anno, o soltanto in certi periodi da alternare al sale normale”.

Daniele Cappellani: Tutto l’anno! Non c’è motivo per andare a limitare l’assunzione in alcuni mesi dell’anno. Quindi è consigliato tutto l’anno.

Sono rarissime le condizioni nelle quali si consiglia una dieta che non contenga un eccesso di iodio, sicuramente nella grandissima, nella quasi totalità della popolazione, il consumo di sale iodato è assolutamente raccomandato e raccomandabile costantemente!

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Daniele. Grazie ancora!

A questo punto vorrei fare invece ad Alessandro una domanda che ci pone Giovanna, sui noduli tiroidei. Che ci chiede:

 – “Secondo voi i noduli tiroidei anche se sono benigni vano comunque tolti?”.

Questa è una bella domanda…

Alessandro Marsili: I noduli benigni vanno tolti soltanto in circostanze molto particolari. Quando si tratta di noduli di consistenza e di dimensioni tali da dare fastidio, da occupare spazio e comprimere le strutture del collo.

Diversamente i noduli benigni si lasciano li.

Però se il nodulo è grande, da compressione tracheale, se il paziente fa fatica a deglutire, fa fatica a respirare, ha affanno, ha tosse stizzosa, sensazione di bolo, come se avesse sempre la cravatta stretta al collo, o se quando sta sdraiata non riesce a stare in una posizione, se non rialzata con due cuscini… Quelli sono sintomi da compressione tiroidea, che sono evidenziabili con una TAC del collo, e laddove si vede una riduzione del calibro, del lume della trachea, c’è una indicazione chirurgica anche per noduli benigni.

Diversamente i noduli benigni stanno li.

Poi all’interno dei noduli benigni ci sono anche dei noduli che meritano un po’ più di attenzione: i noduli follicolari. Sono una famiglia di noduli, per lo più benigni, o che sono benigni nel 90% dei casi, che però magari meritano un follow up più stretto, rispetto ai noduli che sono completamente benigni.

Però i noduli benigni si tolgono solo per quello, oppure se si tratta di noduli benigni iperfunzionanti, come diceva prima Daniele: quando c’è un ipertiroidismo, legato ad un modulo che lavora troppo, quello è un nodulo che va in qualche modo “fermato”.

Si può fermare togliendolo chirurgicamente, il nodulo, la tiroide, o mezza tiroide, oppure seccandolo con lo iodio radioattivo.

Quindi i noduli benigni, se sono iperfunzionanti o danno compressione tracheale, meritano una attenzione per una terapia definitiva, per lo più chirurgica, o con il radio iodio laddove è possibile per l’ipertiroidismo. Altrimenti la tiroide la leveremmo praticamente a tutti!

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro!

Ho ancora due belle domande che arrivano da utenti.

La prima è di Elia, o Elià, non so leggere correttamente il suo nome, che dice:

 – “Io sono ipertiroidea. Quanto incide in menopausa?”.

Questa mi sembra una bellissima domanda, attinente al nostro tema.

Daniele vorrei porre questa domanda a te.

Daniele Cappellani: Sicuramente l’ipertiroidismo è portatore di una serie di manifestazioni cliniche che possono essere molto importanti. Soprattutto di questo ce ne accorgiamo nelle fasi iniziali, quando la malattia è alla sua diagnosi e magari c’è anche una latenza nel percorso diagnostico. Quindi il paziente si trova ad avvertire una sintomatologia che è anche molto fastidiosa.

Se mettiamo che nello stesso periodo, magari, la paziente avverte la sintomatologia climaterica, che è la sintomatologia della menopausa, allora i sintomi possono essere sicuramente incrementati. E non in maniera addizionale, ma addirittura in maniera esponenziale. Per cui tutto il corteo sintomatologico dell’una e dell’altra malattia, andando a sommarsi, diventa per la paziente assolutamente intollerabile.

E questo ci impone di essere incisivi, come sempre vogliamo essere, ma a maggior ragione in questi casi sull’ipertiroidismo, per cercare il ripristino della funzionalità della funzione tiroidea e con esso la risoluzione se non altro di una parte di questi sintomi.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo. Grazie Daniele!

Ho una bellissima domanda di Cristina, un’altra utente che ci fa la domanda in diretta. Ed è:

 – “Ipotiroidismo, menopausa e dentatura. Può indebolirsi e favorire la carie? Grazie!”.

Alessandro…

Alessandro Marsili: Mhm… Questa…

Maria Luisa Barbarulo: Bella vero? Una bella domanda. Abbiamo delle utenti veramente molto attive, io sono molto contenta di questo, è una bella soddisfazione.

Alessandro Marsili: Quando sai rispondere sì. Quando non sei sicuro su cosa rispondere no…

Allora l’ipotiroidismo e la menopausa, molto più frequente, come anche i problemi della dentatura posso essere più rappresentati in menopausa.

Nei pazienti ipotiroidei c’è un ridotto turnover (ndr ricambio) osseo, quindi sicuramente anche la guarigione delle otturazioni o la guarigione di quelle che possono essere delle terapie conservative odontoiatriche è sicuramente più rallentata.

Credo anche che la menopausa contribuisca a questo.

Se esistano degli studi, dove hanno visto in maniera diretta, però io non ho conoscenza di studi dove hanno visto, che ne so, che l’incidenza di ritardo di guarigione di granulomi, ascessi, di lavori dentali, di impianti, diverse in paziente ipotiroidei rispetto a pazienti non ipotiroidei in menopausa. Non sono a conoscenza di questi studi. Però mi riprometto di informarmi e di scriverlo a Cristina.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo Alessandro ti ringrazio, e sicuramente Cristina è molto contenta di questa risposta, perché sa che anche lei avrà una risposta precisa alla sua domanda.

Vorrei concludere con una domanda che mi sembra veramente molto importante che ci fa Fabiana, che ci dice:

 – “Quando è bene iniziare a fare i controlli tiroidei e quali sono gli accertamenti consigliati? Sono appena entrata in menopausa…”

Faccio questa domanda a Daniele.

Daniele Cappellani: Diciamo che non esiste un momento specifico per il quale si consigli di fare i controlli piuttosto che un altro. Dipende da tanti aspetti.

Innanzitutto è bene iniziare a fare i controlli ogni qual volta che ci sia una sintomatologia suggestiva di una problematica tiroidea. Questo sembrerà scontato, però non lo è affatto.

Quindi laddove ci fossero i sintomi che rimandano all’ipertiroidismo o all’ipotiroidismo o laddove ci fossero dei sintomi strettamente locali, a livello del collo, può essere buona norma fare degli accertamenti tiroidei.

In secondo luogo, diverso è quel discorso in cui i controlli alla tiroide si fanno in un ambito di familiarità. Laddove noi avessimo una familiarità per le patologie tiroidee più frequenti, che sono le patologie autoimnunitarie, un buon momento per fare i controlli potrebbe essere per esempio la pubertà. Tenuto conto che esistono alcune patologie, che sono patologie ereditarie in senso drasticamente più stretto, come per esempio alcune forme di tumori tiroidei che hanno una forte componente familiare per i quali i controlli si consigliano fin dalla più tenera età, fin dai primissimi anni di vita.

Questo dipende fondamentalmente da quello che noi stiamo andando a ricercare.

E’ ovvio però che nello specifico di questa paziente lei ci dice che è in menopausa, se non ha mai fatto un controllo tiroideo questo potrebbe essere un buon momento per effettuarlo.

Come si effettua il controllo tiroideo? Come diceva Alessandro prima: noi dobbiamo andare a valutare il paziente dal punto di vista clinico, la clinica deve essere sempre completata da un dato laboristico, quindi controllando gli ormoni tiroidei, TSH in prima battuta, FT4 ed FT3 in seconda, gli anticorpi tiroidei, e poi chiaramente avere visone della struttura della tiroide, andando ad eseguire una ecografia dedicata, una ecografia a livello del collo, che è finalizzata allo specifico studio di questa ghiandola.

Questo rappresenta un inquadramento basale, che si consiglia di fare a tutti quei pazienti che abbaino intenzione, desiderio ed interesse di andare ad escludere la presenza di patologie tiroidee.

Maria Luisa Barbarulo: Benissimo. Benissimo!

Noi abbiamo anche superato la nostra ora di diretta. Sono molto contenta per tutte le domande alle quali abbiamo dato una risposta, per tutte le utenti che si sono collegate, per tutte quelle che ci hanno fatto domande in diretta, ne abbiamo diverse ancora alle quali non siamo riusciti a rispondere adesso, ma sicuramente risponderemo loro nei prossimi giorni.

Vi invitiamo allora se siete interessate a questi temi, di attivare le notifiche in modo tale da potervi contattare direttamente qualora vogliate avere altre risposte alle vostre domande.

Ringrazio ancora una volta per la loro disponibilità il dottor Alessandro Marsili, grazie Alessandro per essere stato con noi, per il tuo tempo e della chiarezza delle tue risposte.

Grazie a Daniele Cappellani, per la precisione con la quale ci ha risposto, soprattutto li ringrazio per il loro tempo e per la loro disponibilità.

Ringrazio anche Merck che ci ha dato la possibilità di realizzare questo evento.

Vi saluto tutti, spero di vedervi alla prossima occasione, magari dal vivo, e se non sarà possibile vorrà dire che ci vedremo in questo modo.

Grazie, ciao a tutti!

Redazione VediamociChiara

Per approfondimenti:

>>> Le risposte alle domande all’Evento LIVE “La Tiroide in Menopausa” (dott. Daniele Cappellani)

>>> Le risposte alle domande all’Evento LIVE “La Tiroide in Menopausa” (dott. Alessandro Marsili)

>>> Guarda il video integrale dell’evento

Take Home Message
Riportiamo qui di seguito la trascrizione integrale dell’evento che si è svolto in diretta Facebook e Youtube, interamente dedicato all’importanza della tiroide nella donna nel periodo cruciale della menopausa. I due esperti che hanno risposto alle domande delle utenti sono il dottor Alessandro Marsili ed il dottor Daniele Cappellani.

Tempo di lettura: 1 ora

Ultimo aggiornamento: 8 giugno 2021

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