In estate aumentano le occasioni per concedersi una vacanza all’insegna del relax e del divertimento, capace di rigenerarci e di aiutarci a fare il pieno di energie positive. Eppure molto spesso questo periodo viene vissuto con disagio e frustrazione, soprattutto quando ci si lascia influenzare da una forma di ansia chiamata notriphobia che risulta sempre più diffusa al giorno d’oggi. Quest’ultima è alimentata da una paura irrazionale e immotivata di perdere l’occasione per viaggiare o prenotare un viaggio. Ne abbiamo parlato con l’esperto

Che cos’è la notriphobia?
Determinata dal senso di controllo e dal timore del giudizio altrui, la notriphobia può minare l’autostima e il benessere psicologico impedendoci di goderci tutto ciò che di autentico e positivo può riservarci una vacanza o un viaggio. Sull’argomento abbiamo intervistato il dottor Francesco Minelli, psicologo psicoterapeuta, esperto in disturbi ansiosi, depressivi e difficoltà relazionali e dipendenza affettiva.
Dottor Minelli, che cosa si intende per notriphobia?
“La notriphobia, dall’inglese “no trip phobia“, è definita come l’ansia o il senso di vuoto che deriva dal non avere alcun viaggio prenotato. Non è una fobia clinica in senso stretto, ma un disagio moderno legato al bisogno compulsivo di evadere o fuggire. Chi ne soffre si sente in trappola o demotivato se non ha una data di partenza precisa per il prossimo viaggio”.
Quali sono i soggetti più a rischio?
“I più vulnerabili sono i giovani adulti, in particolare Millennials e Gen Z, costantemente iperconnessi e sempre bisognosi di mostrare la propria vita ed evadere. Colpisce soprattutto persone cronicamente insoddisfatte della propria quotidianità – lavorativa o relazionale – che usano il viaggio come “anestetico” per fuggire dai problemi. Anche chi ha un forte bisogno di approvazione sociale risulta altamente a rischio”.
Come si manifesta la notriphofia ? Come riconoscerla?
“Questa fobia si manifesta con irrequietezza, umore depresso e sensazione di insofferenza alla routine quotidiana, soprattutto quando non ci sono partenze in vista. Un campanello d’allarme tipico è il comportamento compulsivo: ad es. passare ore notturne a scorrere Skyscanner o Booking o addirittura ad arrivare a prenotare un nuovo volo direttamente dal terminal dell’aeroporto mentre si sta rientrando da una vacanza”.
Perché e in che misura intacca la propria autostima?
“La notriphobia intacca l’autostima perché il soggetto inizia a misurare il proprio valore in base alla quantità di mete esotiche raggiunte come forma di prestazione o dimostrazione. Frasi comuni possono essere: “Se non viaggio, sento di avere una vita “noiosa” o fallimentare rispetto agli altri”. Il viaggio smette di essere un piacere e diventa una performance: una metrica per dimostrare a sé stessi e agli altri di essere persone interessanti”.
Quanto l’influenza dei social nella nostra quotidianità sta aumentando la sua diffusione?
“I social network sono il motore principale della notriphobia. Piattaforme come Instagram o TikTok propongono un flusso continuo di vite apparentemente perfette e sempre in vacanza, divertendosi. Questo genera un confronto tossico (la cosiddetta FOMO) che spinge a credere che viaggiare in continuazione sia la normalità, trasformando un divertimento in un bisogno indotto e pressante”.
Che valore dovrebbe avere il viaggio per la propria crescita personale?
“Un viaggio sano dovrebbe essere un’opportunità di scoperta, arricchimento interiore e confronto. Serve a uscire dalla “comfort zone” per fare nuove esperienze e arricchire la propria quotidianità, non per evaderne. Deve essere un’esperienza vissuta profondamente nel “qui e ora”, non un semplice sfondo estetico per collezionare approvazione o fuggire da una quotidianità noiosa e stressante”.
Un consiglio per affrontare al meglio la notriphobia?
“Il mio consiglio è sempre quello di andare più a fondo e capire le motivazioni di questi sintomi. Una fobia del genere può nascere da profonde insoddisfazioni legate alla vita attuale. Una domanda che faccio spesso ai miei pazienti è: “Se fuggite sempre, chiedetevi da cosa state scappando”. Coltivare passioni quotidiane è un ottimo modo per trovare il benessere nella propria vita. Inoltre, consiglio spesso un “detox digitale“: silenziare i social per un po’ aiuta moltissimo a non esserne continuamente dipendenti”.
Quando è il caso di chiedere un aiuto professionale?
“È fondamentale rivolgersi a un terapeuta quando questa necessità diventa un’ossessione che compromette la stabilità finanziaria, logora le relazioni o riduce il rendimento lavorativo o la qualità della vita. Se l’impossibilità di prenotare causa veri attacchi d’ansia, insonnia o un umore cronicamente depresso, l’aiuto clinico è necessario per esplorare ed elaborare i vuoti reali che si tenta di colmare”
Dott.ssa Mariangela Cutrone per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata
Take Home Message
In quest’epoca dominata dai social, prenotare una vacanza può generare una forma di ansia chiamata notriphobia che si manifesta attraverso irrequietezza, umore depresso e insoddisfazione. Alimentata dal bisogno di approvazione altrui mina inevitabilmente l’autostima e il benessere psicologico impedendoci di godere al massimo il meritato relax di un viaggio
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