venerdì, 12 Luglio 2024
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Infezione da Papilloma virus: intervista dal dott. Carlo Maria Stigliano di AOGOI

Infezione da Papilloma virus: intervista dal dott. Carlo Maria Stigliano di AOGOI

Infezione da Papilloma virus HPV ne abbiamo parlato con il dott. Carlo Maria Stigliano di AOGOI

Infezione da Papilloma virus: quanto dura, come si guarisce e tutto sul vaccino

L’infezione da Papilloma virus umano è correlata all’insorgenza di condizioni mediche di diversa gravità che determinano conseguenze per il singolo individuo e impegnano su vari fronti il sistema sanitario. La buona notizia è che da anni è disponibile uno strumento di prevenzione sicuro ed efficace, la vaccinazione anti HPV.

Abbiamo intervistato Carlo Maria Stigliano, Segretario Nazionale AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), che ai microfoni di VediamociChiara ha spiegato le caratteristiche di questo agente patogeno e dell’infezione di cui è responsabile e raccontato perché la vaccinazione è una scelta vantaggiosa.

Dottor Stigliano, cos’è il Papilloma virus e quali malattie può provocare?

Il Papilloma virus (HPV, Human Papilloma Virus) è un virus molto comune, che vive nel nostro ambiente, è conosciuto in alcune sue manifestazioni da molti secoli ed è responsabile di un’infezione ormai ben nota nell’ambito della comunità scientifica. Ne esistono un centinaio di tipi diversi, che vengono identificati con numeri progressivi secondo l’ordine cronologico della scoperta. Si tratta di agenti patogeni comunemente presenti sulla superficie cutanea, che possono provocare la formazione delle verruche della pelle che ben conosciamo e che, in generale, non sono associati a conseguenze serie per la salute.

Tuttavia, una quarantina di tipi di Papilloma virus è caratterizzata dalla capacità di localizzarsi a livello dell’area genitale, sia maschile che femminile. In alcuni casi, trasmessi attraverso i rapporti sessuali, causano la formazione di verruche genitali (dette condilomi), che possono essere esterne o, nel caso della donna, anche interne. Alcuni di questi tipi di HPV vengono definiti ad alto rischio, perché coinvolti nella trasformazione maligna delle cellule che colpiscono e, quindi, nella comparsa di un tumore. La neoplasia più comune fra quelle associate al Papilloma virus è il carcinoma del collo dell’utero (anche noto come carcinoma della cervice uterina); meno frequenti, il tumore della vulva, dell’ano, del pene e dell’orofaringe.

Quindi, infezione da HPV non significa necessariamente rischio di cancro…

No. Complessivamente, gli HPV sono una grande famiglia di virus molto diffusi nell’ambiente, che solo in un ristretto numero di casi di infezione possono innescare i meccanismi di trasformazione cancerosa. Sappiamo infatti che, dati clinici alla mano, per quanto riguarda le infezioni genitali da HPV, l’80% delle donne al di sotto dei 30 anni che ha avuto rapporti sessuali risulta positiva ad almeno un tipo di virus e la metà di esse ad almeno un tipo di HPV fra quelli definiti “ad alto rischio”.

Questi numeri evidenziano come l’acquisizione dell’infezione sia un fenomeno estremamente comune e sia di solito seguita da un’efficace reazione difensiva del sistema immunitario, che si libera del virus i un periodo di tempo che va dai 6 mesi ai 2-3 anni. In casi rari, l’infezione si mantiene e, in alcuni pazienti, si verifica l’innesco degli eventi che portano allo sviluppo del tumore. Ciò avviene soprattutto in presenza di altri fattori di rischio, fra cui il fumo di tabacco e la positività ad altre infezioni, in particolare quella da HIV, che causa una depressione del sistema immunitario e, pertanto, indebolisce le capacità di difesa dell’organismo.

È importante sottolineare che questi eventi, così come le loro modalità di gestione, sono ben conosciuti e che gli allarmismi in questo senso sono ingiustificati. Sappiamo anche che l’intervallo di tempo in cui il tumore si sviluppa è relativamente lungo: un carcinoma invasivo del collo dell’utero, cito a titolo di esempio, si sviluppa nel corso di 5-10 anni. Abbiamo, quindi, tutto il tempo, le conoscenze, le opportunità e gli strumenti per identificare correttamente le lesioni causate dall’infezione da HPV e trattarle prima che diano luogo alla comparsa del tumore.

Ma se il rischio di tumore correlato all’infezione da HPV non è così alto, quali sono gli altri problemi associati ad essa?

La trasformazione tumorale non rappresenta l’unico aspetto critico correlato all’infezione da HPV: anche le lesioni precancerose, a rischio o benigne costituiscono un problema, per le loro ripercussioni sociali, familiari ed economiche importanti in termini di carico sul sistema sanitario pubblico e sui singoli cittadini. Non possiamo, ad esempio, sottovalutare le conseguenze dei condilomi che, pur essendo lesioni benigne, sono antiestetiche e correlate ad un forte coinvolgimento psicologico della persona.

Il Servizio Sanitario offre iniziative di screening in merito che hanno valore preventivo e di diagnosi precoce: di cosa si tratta e a chi sono dirette?

Qualora nel paziente sia presente una condizione latente, siamo in grado di scoprirla attraverso le campagne di medicina preventiva, che sono indirizzate alle donne dai 25 anni in su. Dai 25 ai 30 anni viene raccomandata l’esecuzione dell’ormai noto PAP-test, un esame che consiste nel prelievo con l’uso di una spatolina di cellule dell’epitelio del collo dell’utero, che vengono analizzate in laboratorio per individuare eventuali alterazioni. La procedura viene effettuata nell’ambito della visita ginecologica. Alle donne dai 30 anni in su è raccomandata la ricerca del virus (HPV test), un test introdotto da qualche anno e che consente di individuare i soggetti positivi all’infezione da virus ad alto rischio. Le pazienti positive vengono, in seconda battuta, sottoposte al PAP-test, allo scopo di verificare la presenza di cellule alterate. Quando sono presenti le indicazioni, vengono in seguito effettuati successivi controlli di prevenzione oncologica, sempre gratuiti e sempre a carico del servizio sanitario.

Per la prevenzione da HPV è disponibile un vaccino: a quali popolazioni è destinato e di quali età?

Come molti virus, il Papilloma virus è difficilmente trattabile con farmaci mirati. La carta più importante che possiamo giocarci contro di esso è rappresentata dalla prevenzione che, nel caso dell’HPV, può essere realizzata con la vaccinazione. Fortunatamente, è disponibile da qualche anno un vaccino efficace e sicuro diretto contro i principali tipi di HPV: 6 e 11 (che da soli sono responsabili del 90% delle lesioni benigne), 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58, che hanno, in ordine decrescente, un ruolo nella genesi dei tumori, in particolare del carcinoma del collo dell’utero. Consideri che il 16 e il 18, da soli, sono responsabili del 70% dei casi di tumore della cervice uterina (il 16 ne causa più del 60%). In questo quadro, è dunque evidente che avere a disposizione un vaccino che previene queste infezioni rappresenta una opportunità eccezionale: significa infatti avere non solo un vaccino contro un virus, ma anche avere un’arma di prevenzione contro un cancro.

Questa considerazione ha modificato anche dal punto di vista culturale la posizione della comunità scientifica nei confronti delle infezioni da HPV. Il vaccino anti Papilloma virus non è obbligatorio, ma raccomandato, e viene offerto a tutte le ragazze ed i ragazzi nel corso del 12esimo anno di età e somministrato mediante due iniezioni nel braccio a distanza di qualche mese l’una dall’altra. Di solito l’inoculo non è seguito da effetti collaterali, anche se qualche volta può dare un po’ di arrossamento e dolore nel sito di iniezione. Il fatto che sia offerto gratuitamente dal servizio sanitario rappresenta un impegno di equità sociale del nostro Paese.

L’arrivo della pandemia ha interferito con le attività dei Centri Vaccinali sul territorio: i soggetti che sono già usciti al di fuori delle fasce in cui è raccomandata la vaccinazione anti HPV possono comunque immunizzarsi?

Chi fosse uscito dai tempi previsti per la vaccinazione può comunque essere vaccinato con le stesse modalità fino ai 15 anni. Dopo i 15 anni le dosi da somministrare diventano 3: dobbiamo infatti ricordare che con il passare del tempo il nostro sistema immunitario diventa meno efficiente. La scelta di trattare i ragazzi all’inizio dell’adolescenza è anche determinata dalla volontà di immunizzare persone che, presumibilmente, non hanno ancora iniziato l’attività sessuale e quindi non hanno ancora contratto l’infezione, quelli che noi definiamo soggetti naїve. Anche per chi non si è immunizzato all’età prevista vi è la possibilità di vaccinarsi gratuitamente fino al compimento dei 26 anni per le donne e per gli uomini.

Attualmente qual è la copertura vaccinale anti HPV nel nostro Paese?

Con questa domanda lei tocca un tasto dolente. Si era partiti molto bene nel 2008, ma l’arrivo della pandemia, che ha comportato periodi di lockdown e tenute impegnate le strutture sanitarie sul territorio (centri vaccinali inclusi), ha rallentato tutte le attività di prevenzione oncologica. Il gap che si è generato in quegli anni si sta gradualmente recuperando, benché l’ipotesi di raggiungere il 95% di copertura vaccinale entro il 2030 costituisca un traguardo estremamente ambizioso. Attualmente, i dati sono relativamente bassi, soprattutto per quanto riguarda la popolazione maschile. Si registrano anche disuniformità significative sul territorio: di recente, si è osservato che il recupero delle regioni del Nord, del Sud e delle isole è più rapido rispetto a quello delle regioni del Centro.

Mentre alcune Regioni hanno superato l’80%, altre si sono fermate al 45-50% per le ragazze, mentre per i ragazzi i livelli di copertura sono decisamente inferiori. Si tratta di una questione su cui è legittimo che si apra un dibattito, che deve esaminare le reali cause del problema, le quali hanno molto a che vedere con la percezione delle famiglie. Stiamo infatti parlando di una vaccinazione che deve essere inoculata ad una età alla quale sono ancora i genitori a decidere per i figli. Dobbiamo, dunque, individuare modalità di comunicazione che sappiano trasferire alle famiglie il messaggio di un vaccino sicuro ed efficace che ha un’azione preventiva non solo nei confronti di un’infezione che può avere conseguenze spiacevoli ma anche di alcuni tipi di tumore.

In base alla sua ricca e articolata esperienza, a suo parere i giovani conoscono a sufficienza i rischi dell’infezione e le potenzialità del vaccino?  

Dobbiamo sottolineare l’importanza della vaccinazione anti HPV per la prevenzione del cancro del collo dell’utero nelle ragazze, ma anche di altri tipi di tumore che colpiscono i maschi, come quello del pene e dell’ano. Queste neoplasie possono manifestarsi in tempi molto lunghi a partire da lesioni trascurate e non adeguatamente trattate. Un tempo, la visita di leva offriva l’opportunità di diagnosticare queste alterazioni tempestivamente perché potessero essere curate e al fine di evitare un’eventuale trasformazione in senso maligno.

Oggi, mentre per le femmine è disponibile un esame come il Pap-test, per i maschi non esistono iniziative di screening a supporto della diagnosi precoce di queste patologie. Ecco allora che i ragazzi infetti rappresentano un serbatoio per l’infezione anche femminile. È importante quindi che raggiungiamo quella che viene definita, in maniera peraltro un po’ infelice, immunità di gregge, ovvero la condizione nella quale il virus smette di circolare. Consideri, ad esempio, ciò che è accaduto per il vaiolo, una malattia che metteva a rischio la vita e che è stata debellata grazie alla vaccinazione.

Le dirò di più: se tutta la popolazione venisse vaccinata contro il Papilloma virus, il cancro del collo dell’utero, che è caratterizzato da un’incidenza relativamente alta nel mondo, diventerebbe una patologia di riscontro occasionale. Ritengo che l’ostacolo più grosso al raggiungimento di questo obiettivo non sia rappresentato tanto dalla ferma opposizione al vaccino, quanto piuttosto dalla cosiddetta esitazione vaccinale: molte famiglie, pur non essendo contrarie per principio, rimandano l’immunizzazione con scuse banali. Il risultato è che, a causa dei continui rinvii, i ragazzi non vengono vaccinati e rimangono esposti al rischio di un’infezione che può essere evitata. Non dobbiamo stancarci di inseguire l’obiettivo della copertura universale, un traguardo nel quale dobbiamo credere.

 

dott.ssa Monica Torriani per Redazione VediamociChiara
©riproduzione riservata

Take Home Message

La dott.ssa Monica Torriani intervista il dott. Carlo Maria Stigliano Segretario Nazionale AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), per approfondire il tema dell’infezione da papilloma virus (HPV) l’agente patogeno e dell’infezione di cui è responsabile e per capire come mai la vaccinazione è una scelta vantaggiosa.

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