Metabolismo, Obesità e Cancro: un nuovo Asse per la Prevenzione

Oncometabologia

La Medicina del futuro sarà orientata sempre più alla prevenzione e sempre meno alla cura. Questo perché la ricerca scientifica, che ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni, sta mettendo a disposizione sempre più strumenti per capire come si sviluppano le malattie.

La prevenzione in questo ambito riguarda anche il cancro. Ecco perché parliamo di oncometabologia

L’industria farmaceutica sta sviluppando farmaci innovativi capaci di guarire patologie fino a poco tempo fa incurabili. Ma sappiamo anche che uno stile di vita sano contribuisce significativamente a proteggerci da molte condizioni rischiose, fra cui i tumori.

Grazie al progresso scientifico, stiamo conoscendo i complessi legami che portano allo sviluppo della patologia oncologica. In particolare, stiamo comprendendo come le alterazioni metaboliche (ad esempio quelle presenti nell’obesità) promuovono lo sviluppo dei tumori e, di conseguenza, quali abitudini e comportamenti virtuosi possono difenderci.

Gian Paolo Andreoletti OncometabolicologoNe abbiamo parlato con Gian Paolo Andreoletti, Presidente della International Senology Oncology Scientific Community (ISOSC) e Fondatore di Oncometabology Project.

Dottor Andreoletti, gli studi fatti negli ultimi anni ci dicono che i tumori possono svilupparsi a partire da sostanze che sono normalmente presenti nelle nostre cellule ma che, per diverse ragioni, sono alterate o si sono accumulate in maniera anomala: cosa significa questo?

Dentro le nostre cellule ci sono molecole “normali” (metaboliti, ormoni, lipidi, proteine), che servono alla vita quotidiana della cellula. A volte queste molecole diventano dannose se cambiano struttura, se si accumulano in eccesso o se il loro equilibrio si rompe.

Le faccio qualche esempio concreto. Certe mutazioni nei geni degli enzimi metabolici portano alla produzione di molecole anomale, gli oncometaboliti. Per esempio, mutazioni del gene dell’enzima IDH (isocitrato deidrogenasi) determinano un eccesso di una molecola chiamata 2-idrossiglutarato, che può interferire con i meccanismi che riparano il DNA, favorendo così la trasformazione verso il cancro.

Un secondo esempio può essere quello dell’accumulo nei tessuti adiposi di ormoni (estrogeni) e sostanze infiammatorie che, se in eccesso, creano un microambiente in cui le cellule sane hanno più probabilità di trasformarsi in cellule tumorali.

Un altro aspetto importante riguarda lo stress ossidativo: un eccesso di sostanze ossidanti può “arrugginire” la cellula dall’interno e danneggiarne il DNA.

Le alterazioni del metabolismo organico sistemico possono dunque modificare i meccanismi metabolici interni alla cellula e determinare gravi alterazioni funzionali cellulari, che portano alla genesi e allo sviluppo delle neoplasie.

Il concetto che i cambiamenti del metabolismo organico sono un elemento determinante per la formazione e la crescita tumorale è la base della Oncometabologia, una nuova branca oncologica che il nostro gruppo International Senology Oncology Scientific Community (ISOSC) ha creato e sta cercando di strutturare e diffondere nel mondo scientifico.

Possiamo dire che, come per molte altre malattie, anche in questi casi l’infiammazione ha un ruolo importante?

La risposta è sì. L’infiammazione cronica si sta dimostrando sempre più un fattore chiave nei meccanismi che portano alla nascita e alla diffusione dei tumori. Quando il tessuto è in stato di infiammazione per lungo tempo si verificano diversi eventi nocivi:

  • Si accumulano cellule immunitarie (in particolare macrofagi), che rilasciano sostanze chimiche, dette citochine, la cui azione peggiora ulteriormente lo stato di infiammazione e favorisce la proliferazione cellulare;
  • Aumentano i danni al DNA e la possibilità di errori;
  • Il microambiente diventa “pro-tumorale”, aiuta cioè la cellula trasformata a crescere e a sfuggire alla sorveglianza immunitaria.

Nell’obesità il tessuto adiposo, in particolare quello che si accumula nella cavità addominale e che circonda gli organi interni (intestino, fegato, pancreas), è spesso cronicamente infiammato: le cellule adipose ingrossate attraggono macrofagi e producono segnali infiammatori. Questo è uno dei meccanismi che spiegano il legame tra obesità e cancro.

Esiste un maggior rischio di cancro per le persone che soffrono di obesità?

Alla luce delle precedenti considerazioni, la risposta non può che essere positiva. Numerosi studi epidemiologici e le principali agenzie sanitarie concordano: avere sovrappeso o obesità è associato a un rischio aumentato per diversi tipi di tumore. Le stime variano, ma globalmente una porzione significativa di tumori è attribuibile al sovrappeso/obesità.

Quali sono i tumori che possono risentire maggiormente dell’obesità?

Le liste ufficiali includono le neoplasie di: endometrio (utero), colon-retto (intestino), fegato, rene, pancreas, esofago, mammella (nelle donne dopo la menopausa), colecisti, ovaio, tiroide. Sono anche compresi in questa categoria il meningioma e il mieloma multiplo.

Le agenzie internazionali elencano circa 12–13 tumori con forte associazione; ricerche più recenti suggeriscono che l’elenco potrebbe ampliarsi man mano che si raccolgono dati su popolazioni diverse.

Va precisato che, ovviamente, l’aumento del rischio non significa che ogni persona con obesità avrà un tumore, ma la probabilità è statisticamente più alta rispetto a chi ha un peso normale.

Oncometabologia: quali sono le caratteristiche metaboliche femminili che possono influenzare il rischio tumorale?

Per le donne, ci sono caratteristiche metaboliche e ormonali che giocano un ruolo importante nella genesi e nello sviluppo neoplastico.

Anzitutto, ciò che avviene a livello del tessuto adiposo dopo la menopausa. Mentre la produzione di estrogeni si riduce in questa fase della vita della donna, il tessuto adiposo continua a convertire alcuni precursori chimici in estrogeni. Più tessuto adiposo implica dunque più estrogeni circolanti, con conseguente aumento del rischio di tumore della mammella post-menopausale e di tumore dell’endometrio.

Esiste, poi, un discorso legato all’insulino-resistenza. L’obesità spesso porta a insulino-resistenza e a conseguente aumento dei valori di insulina nel sangue, aumento che contribuisce a promuovere la crescita cellulare e che può stimolare le cellule tumorali.

L’obesità è anche associata ad un aumento della secrezione di leptina, una molecola secreta dal tessuto adiposo, che tende a promuovere la crescita cellulare e l’infiammazione, e a una riduzione della produzione di adiponectina, sostanza che normalmente ha un effetto protettivo antiinfiammatorio. Lo squilibrio leptina/adiponectina favorisce i processi pro-tumorali.

Occorre poi ricordare che, nelle donne in postmenopausa, le modificazioni ormonali determinano una redistribuzione del tessuto adiposo, con aumento del grasso viscerale rispetto al grasso sottocutaneo. Come già detto, il grasso viscerale (quello che si distribuisce intorno agli organi) è più “metabolicamente attivo” e dannoso rispetto al grasso sottocutaneo: aumenta la infiammazione sistemica, la resistenza all’insulina e i rischi metabolici. Studi recenti mostrano che la distribuzione del grasso conta tanto quanto il peso complessivo.

In sintesi: ormoni (estrogeni), segnali metabolici (insulina/IGF-1), rapporto leptina/adiponectina e localizzazione del grasso sono i fattori chiave che influenzano il rischio tumorale nelle donne.

Ciò che sappiamo dagli studi di Oncometabologia può aiutarci a identificare comportamenti e stili di vita preventivi?

Assolutamente sì. La ricerca sul rapporto tra metabolismo e cancro ha fornito indicazioni utili per la prevenzione: molte di queste sono pratiche concrete e già raccomandate dalle organizzazioni scientifiche mediche.

Esistono diversi comportamenti semplici e concreti con evidenza di riduzione del rischio.

Uno fra tutti, mantenere un peso sano: perdere chili, se si è sovrappeso, riduce fattori metabolici nocivi (insulina, infiammazione, estrogeni prodotti dal grasso). Le evidenze suggeriscono che la perdita di peso può ridurre il rischio di numerosi tipi di neoplasie. Studi recenti indicano anche che interventi efficaci (compresa la chirurgia bariatrica e i farmaci anti-obesità, come gli agonisti del recettore GLP-1) sono associati a una riduzione del rischio di tumori legati all’obesità. La ricerca è tuttavia in evoluzione e servono ulteriori ricerche per confermare l’uso preventivo di questi interventi a lungo termine.

Inoltre, l’attività fisica viene ormai considerata un vero e proprio medicinale, con effetti sia preventivi che terapeutici. L’esercizio, anche solo con livelli moderati di attività, migliora la sensibilità all’insulina, riduce l’infiammazione, potenzia l’attività protettiva immunitaria e regola in modo benefico quello che rappresenta, per la medicina moderna, un nuovo organo, fondamentale per il benessere globale dell’individuo: il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che abitano nell’intestino tenue e nel colon.

Adottare una dieta equilibrata, ovvero consumare più frutta, verdura, cereali integrali e meno alimenti altamente processati e ricchi di zuccheri/grassi saturi, può ridurre il rischio di tumori. Il controllo delle calorie e la qualità del cibo sono ovviamente molto importanti.

Sappiamo che l’alcol aumenta il rischio di diversi tumori: limitarlo è una misura preventiva concreta.

Per gruppi a rischio (ad esempio donne obese in menopausa per il tumore al seno, oppure donne con sanguinamento anomalo per il rischio del carcinoma endometriale) è importante seguire i programmi di screening e consultare il medico per valutazioni personalizzate.

La conoscenza metabolica orienta dunque raccomandazioni pratiche (peso, dieta, attività, controllo metabolico), che fanno già parte delle linee guida di prevenzione. Inoltre, la ricerca apre strade future: per esempio, terapie che modulano specifiche vie metaboliche o l’uso strategico dei farmaci per la perdita di peso come possibile strumento di prevenzione. Si tratta tuttavia di approcci terapeutici ancora in fase di sperimentazione, che andranno quindi valutati in futuro con una attenta analisi di studi clinici specifici.

Dott.ssa Monica Torriani farmacista per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata

Ultimo aggiornamento: 30 novembre 2025

4 risposte

  1. Un articolo molto interessante che fa riflettere…pensare che da sempre essere in carne, e anche un po’ di più è sempre stato considerato sinonimo di salute…forse dovremo rivedere questo modo di pensare.

  2. Argomenti molto interessanti. Due domande: con quale/i meccanismo/i l’esercizio fisico influisce sul microbiota intestinale? Esiste anche un microbiota della mammella?

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