Microbiota Vaginale – Un Equilibrio Fragile…

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Un equilibrio fragile quello del microbiota vaginale, reso ancor più precario dalla menopausa

Quando si parla di microbiota si tende a pensare ai batteri che vivono in simbiosi con l’organismo umano a livello intestinale. In realtà questa simbiosi si realizza in diverse nicchie dell’organismo, vagina compresa.

Batteri buoni

Quando si parla di batteri buoni che vivono in simbiosi con l’organismo umano, si tende a pensare ai batteri intestinali che popolano l’intestino. In realtà con il termine microbiota si descrivono oggi i microrganismi che vivono in simbiosi nell’organismo in diverse nicchie (apparato genitale, pelle, polmoni ecc) e quindi, non solo nell’intestino, dove molto spesso non esistono veri buoni e veri cattivi, ma un fine equilibrio qualitativo e quantitativo dove anche i buoni possono divenire cattivi se presenti in misura eccessiva. Ecco dunque che la normalità o salute del microbiota umano deve essere considerata una fine convivenza di specie e quantità di diversi microrganismi.

A livello vaginale, per esempio, è presente un microbiota molto complesso. Il suo studio sta portando a rivedere definizione e cura di numerosi disturbi dell’apparato urogenitale femminile. Basti pensare alle più comuni infezioni vaginali, la candidosi e la vaginosi batterica, che non sono solo delle semplici infezioni dovute a un microrganismo patogeno, ma il risultato di una più strutturata disbiosi a livello vaginale. Il normale equilibrio vaginale viene sconvolto dalla prevalenza di una o più specie patogene e quindi per risolvere il problema è necessario riportare l’equilibrio nella popolazione residente. Il microbiota vaginale è un sistema estremamente fragile, forse ancor più di quello intestinale, continuamente messo a dura prova da diversi fattori dall’igiene intima, dalle abitudini sessuali e risente delle influenze ormonali. Un sistema, quindi, messo a dura prova ancora di più con l’avvento della menopausa, quando a causa del drastico calo degli estrogeni e della minore acidità a livello vaginale, aumenta la possibilità per i batteri intestinali di passare a livello vaginale e di scalzare i lattobacilli buoni che lì risiedono. Come si può, se si può tentare di mantenere l’equilibrio a livello vaginale e intestinale? Lo abbiamo chiesto al dottor Francesco De Seta ginecologo dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste e ricercatore universitario.

1. Quando si acquista un probiotico oltre a valutare la qualità del prodotto dovremmo prestare particolare attenzione agli altri componenti del prodotto come presenza\assenza di lattosio o prebiotici?

«Partiamo dai prebiotici, spesso aggiunti nella formulazioni dei probiotici che in tal caso sono definiti simbiotici. Per definizione i prebiotici sono fibre indigeribili; hanno una serie di potenziali effetti benefici che non si limitano solo ad un effetto nutrizionale batterico, ma comprendono azioni immunomodulanti, metaboliche e antinfiammatorie. Esistono diversi trials clinici con differenti tipi di prebiotici, i risultati sono tuttora discordanti, talora promettenti altre volte no. Una delle maggiori limitazioni nell’assunzione sul lungo termine di formulazioni che contengono anche prebiotici è rappresentata dal fatto che a dosi terapeutiche (più grammi al giorno e per periodi prolungati) tali fibre prebiotiche possono avere effetti indesiderati quali meteorismo e gonfiore addominale. Quindi più che puntare esclusivamente sull’assunzione di simbiotici (probiotici e prebiotici), forse il messaggio più raccomandabile potrebbe essere quello di inserire nella dieta quotidiana una serie di vegetali/fibre non digeribili che svolgano azioni simil prebiotiche come carciofi, cavoletti di Bruxelles, crauti».

2. Soprattutto le donne che soffrono di cistiti ricorrenti dopo la menopausa potrebbero giovarsi dell’uso di probiotici sotto forma di ovuli vaginali?

«Le infezioni urinarie ricorrenti (definite come almeno 3 episodi di cistite in un tempo di 6 mesi) sono delle forme complicate di infezioni di difficile gestione. Spesso, al fine di ridurre tali recidive, si richiede l’uso di antibiotici per periodi prolungati di 3-6 mesi con costi economici, di compliance e di effetti collaterali, legati all’uso prolungato di antibiotici, non di poco conto. Negli ultimi anni l’uso di probiotici orali e vaginali ha rappresentato una delle diverse alternative terapeutiche/profilattiche non antibiotiche che si mettono in campo nei casi di tali infezioni urinarie ricorrenti. Tuttavia i meccanismi patogenetici di tale patologia in menopausa sono diversi da quelli in età premenopausale. Essi infatti sono strettamente connessi, più che ai singoli microrganismi spesso di provenienza intestinale, alla drastica riduzione degli ormoni estrogeni tipica di questa fase della vita femminile. La loro diminuzione infatti influisce non solo sull’apparato genitale ma anche sulla funzionalità della vescica determinando cistiti ricorrenti o aumento della frequenza minzionale.

L’uso di probiotici in pratica può migliorare non solo la flora batterica del tratto vescico vaginale, ma anche migliorare il livello di infiammazione di tali strutture. Esistono in commercio anche ovuli con probiotici ed estriolo (ormone estrogenico) che potrebbero avere, in tali situazioni, un’azione sinergica».

3. Una corretta alimentazione può aiutare a mantenere il microbiota intestinale e vaginale in buona salute?

«Assolutamente si, la corretta alimentazione rappresenta una tappa fondamentale ed imprescindibile non solo per il benessere del Microbiota urogenitale, ma di tutto il nostro organismo. In particolare negli ultimi anni la ricerca clinica sta sempre più documentando la presenza di un asse di connessione diretta tra intestino e vagina, un asse bidirezionale dove non solo l’intestino influenza vagina e vescica, ma dove anche il tratto urogenitale impatta sull’equilibrio intestinale. Quindi un’alimentazione corretta concorre a un sano equilibrio genitale poichè l’intestino è un reservoir di salute, è un “equilibratore” di batteri abili a popolare la vagina o la vescica che altrimenti, se aumentassero in maniera significativa potrebbero determinare infezioni, infiammazioni e disagi sessuali. Occorre sottolineare, inoltre che i batteri intestinali sono fondamentali al metabolismo ed alla biodisponibilità degli estrogeni, aiutano la produzione di ormoni locali che incidono sull’umore ad esempio; quindi una sana e corretta alimentazione è fondamentale non solo nell’ottica di prevenzione delle infezioni urogenitali, ma anche per un equilibrato pattern ormonale così importante su umore, salute ossea, salute metabolica»

Quale ruolo ha la scelta della corretta detersione sulla salute del microbiota vaginale?

«Considerando quanto fine e complesso sia il Microbiota vaginale, potremmo dire con una certa sicurezza che una corretta detersione è fondamentale. Più complesso è dare delle indicazioni a 360 gradi. Non si può prescindere da considerazioni fatte in base all’età, presenza o meno di sintomi locali, scelta di pH, formulazioni (schiume, gel, oli, mousse), preferenze personali. In linea di massima è bene ricordare che il pH vaginale è acido in normali condizioni di salute ed in età fertile (valori tra 3,5 e 4,5). Menopausa ed infezioni batteriche tendono ad aumentare tale valore e quindi in queste particolari situazioni diviene ancora più importante indirizzare la scelta delle donne verso determinati tipi di detergenti piuttosto che altri. Si potrebbe semplicemente dire che non esiste un detergente per tutte le stagioni…..della vita ».

L’uso di lubrificanti o estrogeni locali in menopausa per rimediare all’atrofia vulvo vaginale può alterare l’equilibrio del microbiota vaginale?

«In generale è dibattuto se esista una correlazione tra disturbi di atrofia menopausale ed alterazioni del Microbiota. I prodotti ideali che si utilizzano siano essi estrogeni, siano essi lubrificanti o idratanti, dovrebbero essere quelli che meno impattano in senso negativo sul Microbiota o addirittura dovrebbero migliorarlo. Per gli estrogeni, in effetti, tale meccanismo è sicuramente consolidato. Più dibattuto, invece, è il ruolo degli idratanti su tale nicchia ecologica vaginale. Potremmo semplicemente dire che, sarebbe almeno auspicabile in queste specifiche situazioni, un miglioramento o un consolidamento del pH vaginale in senso acido quale semplice marcatore di Microbiota equilibrato o ricco di lattobacilli che sono i principali “batteri buoni” della vagina. Purtuttavia la complessa filiera fatta da industrie produttrici, farmacisti e medici dovrebbero conoscere i parametri riconosciuti in letteratura per poter definire un prodotto d’aiuto e non deleterio dell’ambiente vaginale in base al suo valore di pH, all’assenza di sostanze irritanti o lesive della mucosa vaginale (parabeni, glicoli ecc), in base all’osmolarità della formulazione ecc. Alcuni dati della letteratura recentemente pubblicati riportano che più della metà dei prodotti sul mercato non rientrano in tali parametri e possono addirittura aumentare o peggiorare la sintomatologia dell’atrofia. Su consiglio dello specialista, dunque bisognerebbe scegliere i prodotti mirati e finalizzati per la salute del complesso ecosistema vaginale».

Dott.ssa Angela Nanni per Redazione VediamociChiara
© riproduzione riservata

>>> Fonte: Ospedale Burlo Garofolo di Trieste

>>> Per approfondimenti vai al sito della dott.ssa Alessandra Graziottin

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Take Home Message – Microbiota vaginale – Un equilibrio fragile…
Il microbiota vaginale è un sistema fragile e complesso continuamente messo a dura prova da diversi fattori dall’igiene intima, alle abitudini sessuali e risente delle influenze ormonali. I probiotici usati correttamente, possono concorrere al mantenimento di questo delicato sistema.

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2022

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