Ictus: come riconoscerlo e prevenirlo?

Ictus

L’ictus rappresenta una delle principali emergenze mediche a livello mondiale e continua a essere una delle prime cause di morte e disabilità. Ogni anno colpisce circa 15 milioni di persone nel mondo: di queste, 5 milioni perdono la vita e altrettante rimangono con conseguenze permanenti che incidono sulla qualità della vita di pazienti, famiglie e comunità. Nonostante i progressi nella cura e nella prevenzione, l’impatto dell’ictus rimane significativo, soprattutto considerando che chi ha già vissuto un episodio presenta un rischio aumentato di recidiva.

Che cos’è l’ictus?

L’ictus è un evento cerebrovascolare causato dall’ostruzione di un’arteria (ictus ischemico) o dalla rottura di un vaso sanguigno cerebrale (ictus emorragico). In entrambi i casi, il tessuto cerebrale non riceve un adeguato apporto di ossigeno, con danni che si manifestano all’improvviso e che possono diventare irreversibili in pochi minuti.

Quali sono i sintomi?

Riconoscere rapidamente i sintomi è fondamentale, perché l’ictus è una patologia dove la tempestività dell’intervento aumenta le possibilità di recupero.

I sintomi più frequenti con cui si manifesta includono:

  • improvvisa perdita di forza o sensibilità a un braccio, una gamba o a un lato del viso;
  • difficoltà nel parlare o nel comprendere il linguaggio;
  • problemi alla vista;
  • perdita di equilibrio, vertigini o difficoltà a camminare;
  • forte mal di testa improvviso e apparentemente senza causa;
  • nei casi più gravi, svenimento o perdita di coscienza.

Quando questi sintomi compaiono è necessario chiamare immediatamente i soccorsi.

Talvolta i sintomi durano pochi minuti e poi scompaiono, in questi casi si è verificato un attacco ischemico transitorio (TIA), un importante campanello d’allarme per un futuro ictus.

Prevenire l’ictus: attenzione ai fattori di rischio

Una parte significativa dei casi di ictus potrebbe essere evitata intervenendo sui principali fattori di rischio. Tra i più importanti ci sono:

  • fumo, responsabile di due quinti dei decessi per ictus sotto i 65 anni;
  • ipertensione, che secondo l’OMS è coinvolta in 4 decessi su 10 causati dall’ictus;
  • iperglicemia diabete;
  • iperlipidemia, ovvero livelli elevati di grassi nel sangue.

Anche episodi di fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca e d’infarto aumentano il rischio di ictus.

Lo stile di vita è fondamentale

La prevenzione è strettamente legata a uno stile di vita sano. È fondamentale:

  • seguire una dieta mediterranearicca di alimenti freschi e povera di sale;
  • svolgere regolarmente attività fisica;
  • gestire lo stress;
  • mantenere un peso corporeo adeguato;
  • limitare l’alcol, evitando gli eccessi;
  • abolire completamente il fumo.

Al contrario, una cattiva gestione dello stress e una vita disordinata aumentano il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari come l’ictus.

L’importanza dei controlli

Per la prevenzione dell’ictus sono importanti i controlli medici regolari. Monitorare la pressione arteriosa consente di individuare tempestivamente valori elevati o instabili, che sono tra i principali fattori di rischio. Allo stesso modo, la valutazione periodica del profilo lipidico e della glicemia permette di rilevare alterazioni metaboliche che possono favorire la formazione di placche o trombi.

Anche la gravidanza è un momento dedicato: in questo periodo le variazioni ormonali e circolatorie possono causare sbalzi di pressione significativi che possono aumentare il rischio di ictus. Per questo motivo in gravidanza è importante controllare con frequenza la pressione.

Tra le fonti di questo articolo segnaliamo:

>>> Istituto Superiore di Sanità

>>> Humanitas

Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata

Take home message 

L’ictus è una delle principali emergenze sanitarie globali, prima causa di invalidità e tra le prime di mortalità. Ogni anno colpisce circa 15 milioni di persone nel mondo: 5 milioni perdono la vita e altrettante subiscono deficit permanenti che compromettono la qualità della vita di pazienti e famiglie. Nonostante i progressi terapeutici e preventivi, l’impatto resta drammatico, soprattutto perché chi ha già subito un attacco presenta un rischio molto elevato di recidiva.

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