mercoledì, 24 Luglio 2024
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Prima bevo il caffè! Ovvero la capacità di far rispettare i propri confini

Sano egoismo – Chi è capace di dire “Si certo, arrivo subito, ma prima bevo il caffè”?

Sembrerebbe che una delle cause maggiori percepite di stress quotidiano sia la sensazione di fare molto per gli altri e poco per se stessi. 

Di occupare, cioè, la propria vita cercando di accontentare le persone che gravitano intorno a noi e di avere, quindi, poco tempo, o nulla da dedicare alle cose personali. E’ strana questa cosa perché facendosi un giro sui social network uno dei temi più affrontati è proprio l’egoismo…

Quindi mi chiedo: ma se tutti si lamentano e tutti percepiscono gli altri come egoisti, gli altri chi sono?

Una risposta potrebbe essere: tutti. Siamo tutti egoisti anche se tutti ci lamentiamo dell’egoismo altrui. Percepiamo gli altri come prepotenti perché siamo viziati e vorremmo il genere umano intero a nostra disposizione.
Se è vera questa ipotesi significherebbe che nessuno è cosciente di attingere alle risorse altrui semplicemente perché ci sentiamo in diritto di farlo.
Dalle storie che mi raccontano, però, c’è anche una seconda possibilità. Che esista effettivamente una parte della popolazione che volentieri si mette a disposizione degli altri, che è collaborativa e altruista. E sono proprio quelle persone che non si lamentano mai e per questo non ne abbiamo evidenza.

Sano egoismo – La storia di Maria

Maria è un medico affermato, molto stimato da tutti i suoi pazienti. E’ seria e responsabile, una di quelle persone nelle cui mani si mette volentieri la propria salute e la propria vita. Insomma Maria è capace di accogliere l’altro con autenticità e dolcezza ispirando fiducia a chiunque si affidi alle sue cure.
E’ naturalmente empatica, trasmette serenità e forse proprio per questo le persone che, nella vita privata, le gravitano intorno si sentono “comode” a chiederle di occuparsi di loro in varie circostanze.

Mi racconta di fare fatica, a volte, a trovare uno spazio fisico o temporale in cui potersi dedicare a qualcosa che riguarda solo la sua persona. Come ascoltare o suonare della musica, leggere un libro o guardare un film. Quando mi parla la percepisco, a tratti, compressa in un mondo di richieste continue. Una condizione in cui è entrata da sola senza neanche rendersene conto. Come se l’incapacità di dire di no fosse supportata dalla sua naturale attitudine a prendersi cura degli altri.

Sano egoismo – E che c’è di male nel prendersi cura degli altri?

Mentre scrivo sento questa domanda nascere anche dentro di me.
Nulla, non ci sarebbe proprio nulla di male se non ci fosse un’insoddisfazione latente e il desiderio, a volte, di dedicarsi anche a soddisfare noi stessi, le nostre passioni, a curare il nostro giardino e a ballare la danza per cui siamo nati.
In questo si non bisogna vedere niente di male, nell’esprimere la nostra natura anche se non riguarda gli altri. Non è un caso che Maria ami la musica classica e la barca a vela. E’ un’anima libera che vive pienamente se stessa anche in solitudine.

Così è naturale pensare che essere sempre a disposizione non è un valore ma una carenza. Ogni volta che diciamo di sì davanti all’impazienza ingiustificata, in casa e fuori casa, privandoci anche di una piccola cosa, in realtà stiamo dando solo a metà. Questo perché faremo sempre i conti con il pensiero che stiamo rinunciando a qualcosa e prima o poi questo pensiero diventerà insopportabile.

Sano egoismo – Chi è capace di dire: “Certo che ti aiuto, sono subito da te, ma prima bevo il caffè”.

Chi è capace di dire: “Finisco di leggere questo capitolo, di suonare questo spartito o di guardare questo film” è anche in grado di dosare e donare le proprie energie all’altro che imparerà a valutare e rispettare il nostro spazio e il nostro tempo. Perché la verità, in fondo, è che le persone intorno a noi rispettano di noi quello che noi facciamo loro rispettare.

Non si tratta di essere buoni o cattivi, altruisti o egoisti. Si tratta di essere in grado di “mettere i paletti”, di “marcare il territorio” e di sentirsi a proprio agio. Si tratta di vivere nella propria sfera ballando la propria canzone, magari anche invitando qualcun altro. Ma nella libertà di non sentirsi in colpa perché quella è la nostra canzone.

Dott.ssa Alessandra Bitelli Trainer & Coach per Redazione VediamociChiara
©️riproduzione riservata

Puoi contattare direttamente la dott.ssa Alessandra Bitelli scrivendo a alessandra.bitelli@coach4change.it

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Sano egoismo – Non si tratta di essere buoni o cattivi, altruisti o egoisti. Si tratta di essere in grado di “mettere i paletti”, di “marcare il territorio” e di sentirsi a proprio agio. Nella libertà di non sentirsi in colpa.

Tempo di lettura: 1 minuto

Ultimo aggiornamento: 22 marzo 2024

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