Breve storia della medicina: quinta puntata

La medicina islamica

E’ importante ricordare che dopo la caduta dell’Impero romano, la distruzione delle biblioteche e delle vestigia della cultura classica, molti testi greci e latini, salvo quelli che però erano divenuti patrimonio esclusivo dei conventi, divennero irreperibili in Europa. Sarebbe stata la fine di una buona parte della nostra memoria storica e culturale se in Palestina, invece, monaci nestoriani, melkiti, e giacobiti ed esuli greci non ne avessero tradotto molte opere dal greco al siriaco nel VI e VII secolo.

Inoltre, il mondo islamico, che nel frattempo aveva conquistato la Siria e la Persia, si impegnò anch’esso grandemente in tali traduzioni. Ciò avvenne soprattutto in particolari centri di apprendimento, come quello di Bagdad, dove i califfi Harun al-Rashid e Bayt al-Hikma fondarono una biblioteca dedicata proprio a quest’attività e all’insegnamento delle opere greche classiche, detta “Casa della Sapienza”. Ciò permise, nel corso del Medio evo, il recupero e la diffusione dei contenuti di detti libri che, poi, furono nuovamente tradotti nelle lingue europee. La scuola aristotelica di Bagdad nei secoli XI e XII, divenne per questo particolarmente prestigiosa.

Il contributo islamico alla cultura interessò ogni espressione della conoscenza e notevole fu la sua influenza nell’Europa medioevale, specie nei secoli XI e XII, nel campo delle scienze, della medicina, della filosofia, dell’agricoltura, del linguaggio, della letteratura, della musica, dell’arte, della tecnologia, e altro ancora.

L’Europa e il mondo islamico durante quei due secoli ebbero, fra loro, notevoli rapporti di scambio. I punti di maggior contatto, oltre l’importante ruolo rivestito dai commerci e dai viaggi di studio di numerosi europei, furono la Sicilia e la Spagna. Ricordo brevemente che la Sicilia fu conquistata dagli Arabi nel 965 e fu riconquistata dai normanni nel 1091, determinando lo svilupparsi di un fecondo periodo culturale arabo-normanno con governanti come re Ruggero II alla cui corte lavoravano scienziati, artisti, poeti del cui operato ancora si conservano preziose vestigia, e il cui ricordo troviamo presente anche nella storia dell’allora nascente letteratura italiana.

Tra i libri tradotti vi furono soprattutto quelli di Galeno. A Bagdad nacque pure una scuola di medicina, che rivaleggiava in prestigio con quelle della Spagna islamica di Cordova, Siviglia Toledo e Murcia. Esistevano nel mondo islamico biblioteche e ospedali e tra il IX e l’XI secolo la medicina manifestò una sua particolare tendenza verso originali studi e sperimentazioni, integrando il sapere greco anche con nuove applicazioni di fisica e chimica.

Il più famoso e importante tra i medici mussulmani fu Avicenna (Ibn Sina) che scrisse il Canone della Medicina, un manuale scientifico monumentale, copiato e pubblicato moltissime volte e oggetto di studio fino al 1700. Avicenna fu un grande pensatore e uomo di cultura vastissima che amava spaziare per tutti i campi dello scibile: oltre che medico, fu matematico, astronomo, ingegnere, chimico, teologo, filosofo e molto altro. Fu un pioniere nel campo delle neuroscienze, della psicologia e della psichiatria. Fu il primo nella storia che descrisse fenomeni legati a condizioni mentali umane di malessere, quali allucinazioni, incubi, insonnia, mania, demenza, epilessia, malinconia, depressione, ecc.. Collegò tali stati di malessere a disturbi fisiologici conseguenziali, anticipando di parecchi secoli osservazioni di medicina psicosomatica e psicofisiologica. Nel Canone della medicina descrisse con grande accuratezza i sintomi degli stati depressivi, delle fobie e della malinconia.

Inoltre, scoprì la capacità delle malattie infettive di trasmettersi per contagio, in particolare quelle causate da rapporti sessuali, o da altro tipo di contatti come, ad esempio, può avvenire con la tubercolosi. Affermò l’importanza della prevenzione, raccomandando le misure igieniche e la quarantena; ipotizzò la presenza di microrganismi quali trasmettitori di alcune malattie e l’utilizzo di test clinici per analizzare i fattori di rischio, intuendo che alcune malattie possono esservi associate. Insomma, Avicenna fu veramente un grande e sintetizzare in poche parole la sua opera non è possibile. Aggiungo solo che tra i suoi numerosi scritti, di cui oltre 100 possono essere considerati sicuramente autentici, va ricordato anche il “Libro della Guarigione”, opera filosofico-scientifica in quattro parti: logica, fisica, matematica e metafisica.

Dante Alighieri lo annovera insieme ad Averroè tra gli unici filosofi mussulmani che possono “seder tra filosofica famiglia” ( Divina Commedia, Inferno- canto IV,132).

Altri medici islamici famosi furono Muhammad ibn Zakariya al -Razi che scrisse “Il libro completo della Medicina”, fornendo osservazioni basilari sul morbillo e sul vaiolo.

Inoltre, Abu al Qasim al Zahrawi (Albucasis) che scrisse un’ enciclopedia medica dove incluse anche la descrizione di circa duecento strumenti chirurgici, molti di sua invenzione. La traduzione in latino di detta enciclopedia, chiamata “Kitab al Tasrif”, fu effettuata da Gerardo da Cremona nel 1100 e utilizzata nelle facoltà di medicina europee almeno fino alla fine del 1700.

Altro medico da menzionare fu il filosofo ebreo-andaluso Mosè Maimonide che riconosceva l’influenza sulla salute dei fattori emotivi e che pertanto proponeva nelle sue terapie situazioni di benessere psico fisico come diete, movimento, musica, esperienze gradevoli e rasserenanti più che il ricorso ai farmaci o alla chirurgia.

Va infine ricordato che con gli scienziati arabi, oltre che la conservazione e l’elaborazione delle teorie della medicina classica, ebbe grande impulso anche la farmacologia.

Silvana Vitali

Tempo di lettura: 1’ e 50”

Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2019

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