Di Solito Servono 9 Mesi. Ma Se Nasce Prima?  

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Parto pretermine e microbiota

Si dice che i primi 9 mesi sono la base di tutta la vita futura. Vero. Ma se nasce prima?

Obesità, infarto, cancro… in quei 9 mesi ci si gioca la salute futura. Letto in quest’ottica il parto pretermine diventa un bel problema. Un nuovo approccio è quello che vede nell’analisi del microbiota e nell’integrazione di lattobacilli “buoni” le soluzioni. 

Siamo fatti di microbi

Qualche anno fa sulle pagine dell’importante settimanale d’informazione politico-economica inglese, The Econimist, veniva pubblicato un articolo dal titolo provocatorio:

“Microbes maketh man – People are not just people. They are an awful lot of microbes, too”.

Ovvero:

“I microbi fanno l’uomo. Le persone non sono soltanto persone. Sono anche un sacco di microbi”.

Intendendo per “microbi”, anche batteri, funghi, etc. che di fatto costituiscono il nostro microbiota. E per “uomini” – ovviamente – anche “donne.

Microbes make the women” (I microbi fanno le donne) quindi, e non c’è ragione di stupirsi: basta guardare le modificazioni che vengono messe in atto durante la gravidanza, anche in fatto di microbiota, non solo quello vaginale (anche orale, della pelle, dell’intestino), per averne conferma. Tutti cambiamenti mirati ad accogliere e sviluppare il nascituro.

Madre Natura è perfetta!

Sì, la maggior parte delle volte, ma non sempre. Che succede in un parto prematuro ad esempio? Oggi sappiamo che le ragioni che portano al verificarsi di questo evento possono essere diverse. Ma sappiamo anche che il microbiota c’entra qualcosa. Perché non dovrebbe del resto? Quanta vita dobbiamo a quegli “esserini” invisibili ai nostri occhi, che tutti insieme arrivano a pesare 1 kg e che fanno, letteralmente, il nostro corpo!
Ma nonostante questo grande investimento, siamo soliti pensare al parto come ad un film con due soli protagonisti: la mamma ed il bambino. E ci dimentichiamo dei 300 trilioni di comparse. Tanti sono infatti i batteri che concorrono all’evento e non proprio da semplici spettatori…

Ma perché alla natura servono questi interventi e queste modificazioni batteriche? Le modificazioni del microbiota vaginale, orale ed intestinale sono dovute ad esigenze metaboliche e di difesa e messe in atto dagli ormoni della gravidanza.
Se guardiamo da vicino notiamo che dal punto di vista vaginale vengono aumentati i lattobacilli. Perché? Perché hanno una azione protettiva.

Insomma, contrariamente a quanto si credeva fino a poco tempo fa, l’ambiente dove il feto viene “cullato”, cresciuto, nutrito, è tutto tranne che sterile. Madre natura ha pensato che il nascituro doveva essere proprio “contaminato”. Ed è questo quello che succede: viene contaminato dalla benefica flora materna. Più questo microbiota è ricco, più batteri si incontreranno prima e dopo il parto, maggiore sarà la capacità del nostro sistema immunitario di modulare la sua efficacia.

Una vera e propria dote, un investimento sulla salute futura. Ma cosa c’è esattamente dentro questa dote?

La fotografia del microbiota

Non si tratta di fantascienza. L’analisi del proprio microbiota vaginale è un check di natura predittiva che si usa fare per capire se si è a rischio di parto pretermine.

Numerosi studi evidenziano la possibilità di intercettare un parto pretermine proprio attraverso l’analisi preventiva del microbiota vaginale della donna. Questa analisi, estremamente semplice, per essere efficace dovrebbe essere fatta entro le prime 12 settimane di gravidanza.

Ma quale risultato è meglio augurarsi? A livello di microbiota vaginale abbiamo 5 cluster diversi. Al primo posto troviamo il Lactobacillus crispatus (CST 1, dove CST sta per Community State Types), importante perché, tra le altre cose, oltre ad essere una risorsa difensiva essenziale contro l’invasione di patogeni esterni:

  • Mantiene il pH sotto i 4.5
  • Produce acido lattico
  • Influenza anche la tempistica del parto

 

E se nasce prima dei 9 mesi?

Oggi sappiamo per certo che l’assenza di lattobacillo crispatus è indice di rischio di parto pretermine. E come se non bastasse una nascita prematura, con taglio cesareo, porta con sé anche altre conseguenze per il neonato, non di poco conto:

  • Aumento dell’uso di antibiotici
  • Una permanenza in ospedale maggiore se paragonata al parto naturale
  • Una esposizione a patogeni resistenti (come lo sono quelli degli ospedali…)
  • Rischio maggiore di enterocolite necrotizzante (NEC)

Siamo tutti d’accordo nel considerare il taglio cesareo un intervento chirurgico salvavita. Ma il taglio cesareo taglia anche la possibilità di un passaggio importante per la dote di batteri che la mamma passa al nascituro. Una dote che viene regalata al neonato un po’ come antidoto per le future malattie, visto che nel pacchetto di “trapianto” di microbiota, tramite il canale del parto e l’area peri-anale, arrivano batteri amici*.

*) Un’altra grande occasione per trapiantare il patrimonio materno nel neonato è l’allattamento al seno, dove verranno forniti altri batteri, di origine sia cutanea sia presenti nel latte stesso.

Oggi l’approccio è quello di intervenire nei parti a rischio, non tanto per risolvere un problema di infezione batterica, ma per migliorare lo status del microbiota con una integrazione di batteri alleati.

Batteri in via preventiva e curativa

Un batterio = Una malattia. Era questo il postulato di una volta. Oggi (dal 2008, anno in cui prese inizio il Human Microbiota Project) non la pensiamo più così. Foto ingigantite di batteri fanno bella mostra di sé sulle copertine di molte riviste, non solo scientifiche. Una fama che, come abbiamo visto, è più che meritata.

In caso di disbiosi, quando c’è un alterato equilibrio microbico, un modo per intervenire c’è, ed è la supplementazione: 

“Se volessimo intervenire sul microbiota, nell’ottica di favorire uno status quo di fertilità oppure ridurre un elevato rischio di parto pretermine, magari in chi ha già avuto un parto pretermine (…), oppure in donne che hanno subito il test del microbiota vaginale e nelle quali si è osservato un CST di tipo non lattobacillare, ecco questi dati suggeriscono che una terapia a base di Lactobacillus crispatus potrebbero essere, ad oggi, con gli elementi che abbiamo oggi, una scelta preferenziale. (…)

Ed ancora:

“Il L. crispatus M247, in commercio come Crispact®, consente la giusta colonizzazione dell’epitelio intestinale e vaginale. Un suo utilizzo da prima del concepimento e fino al primo trimestre potrebbe scongiurare il rischio di parto pretermine e migliorare gli esiti della fecondazione”.

(Fonte: Microbiota materno fetale e parto spontaneo prematuro correlateDott. F. Di Pierro – 6/10/2020)

Crispact® ha importanti caratteristiche:

  • È il più studiato al mondo tra i Lactobacillus crispatus
  • Vanta un elevato quantitativo di lattobacilli (20 miliardi di UFC, Unità Formanti Colonie)
  • Ha un alto tasso di colonizzazione, è quindi capace di colonizzare l’ambiente vaginale e intestinale

 

Redazione VediamociChiara
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Approfondimenti e riferimenti bibliografici

 

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Si dice che i primi 9 mesi sono la base di tutta la vita futura. Vero. Ma se nasce prima? Obesità, infarto, cancro… in quei 9 mesi ci si gioca la salute futura. Letto in quest’ottica il parto pretermine diventa un bel problema. Un nuovo approccio è quello che vede nell’analisi del microbiota e nell’integrazione di lattobacilli “buoni” le soluzioni, come il Lactobacillus crispatus.

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Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2022

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