Ci sono periodi della nostra esistenza che ci mettono a dura prova e ci spingono a pensare troppo ad una situazione, ad un problema, ad una decisione dal prendere. Quando i pensieri affollano la nostra mente facendoti perdere lucidità, capacità di concentrazione e attenzione, influenzando la qualità delle nostre giornate e la qualità del sonno, si rischia inevitabilmente di trovarsi a che fare con l’overthinking. Letteralmente significa “pensare troppo” e può tramutarsi in una vera e propria trappola della quale è difficile liberarsi. Ciò che preoccupa è che a causa di esso non si riesce a trovare una soluzione adeguata a ciò che scatena il rimuginare che è alla base del fenomeno.
Per fare chiarezza sull’overthinking, per capire come riconoscerlo e contrastarlo efficacemente abbiamo intervistato la

Cosa si intende per overthinking?
“Per overthinking si intende una modalità di pensiero caratterizzata dal rimuginare in modo eccessivo, ripetitivo e spesso inconcludente su situazioni, problemi, decisioni o relazioni.
Non si tratta semplicemente di “pensare tanto”, perché pensare è una funzione preziosa: ci aiuta a riflettere, scegliere, proteggerci, comprendere. Il problema nasce quando il pensiero non porta più chiarezza, ma ci intrappola in un circolo mentale continuo.
È come se la mente cercasse disperatamente una soluzione, ma invece di avvicinarci alla risposta ci facesse girare sempre intorno allo stesso punto. L’overthinking spesso nasce dal bisogno di controllo, dal timore di sbagliare, dalla paura del giudizio o dal desiderio di prevedere tutto ciò che potrebbe accadere.”
Quali sono i segnali per riconoscerlo?
“Uno dei segnali principali è la sensazione di non riuscire a “spegnere la testa”. La persona continua a ripensare a quello che ha detto, a quello che avrebbe potuto dire meglio, a cosa l’altro potrebbe aver pensato, a cosa potrebbe succedere domani.
Altri segnali frequenti sono la difficoltà a prendere decisioni, il bisogno di chiedere continue rassicurazioni, la tendenza a immaginare scenari negativi, la fatica ad addormentarsi perché è la mente resta attiva, oppure una costante autocritica.
Spesso l’overthinking si accompagna anche a tensione fisica: mandibola serrata, spalle contratte, nodo allo stomaco, stanchezza mentale. È importante ricordare che il corpo ci parla: quando la mente va in sovraccarico, anche il corpo inizia a mandare segnali.”
Cosa ci può portare a “pensare troppo”?
“Le cause possono essere diverse. In alcuni casi c’è una predisposizione ansiosa, in altri una storia personale in cui la persona ha imparato che per sentirsi al sicuro doveva prevedere tutto, controllare tutto, anticipare ogni possibile problema.
A volte l’overthinking nasce da esperienze relazionali difficili: essere stati criticati spesso, non sentirsi mai abbastanza, aver vissuto ambienti imprevedibili o emotivamente faticosi. In questi casi la mente prova a proteggerci: pensa troppo perché vuole evitare dolore, rifiuto, errore, abbandono.
Il punto è che, a lungo andare, questa strategia diventa controproducente. Quello che nasce come tentativo di protezione può trasformarsi in una gabbia mentale.”
Le donne sono quelle più esposte all’overthinking rispetto agli uomini?
“Non possiamo dire che l’overthinking riguardi solo le donne, perché può coinvolgere chiunque. Tuttavia, nella pratica clinica e nella vita quotidiana osserviamo spesso che molte donne sono particolarmente esposte al sovraccarico mentale.
Questo accade anche per ragioni culturali e sociali. Le donne sono spesso educate a essere attente ai bisogni degli altri, a prevenire conflitti, a non deludere, a prendersi cura, a tenere insieme tante parti della vita: lavoro, famiglia, relazioni, casa, figli, genitori anziani.
Quando una persona sente di dover reggere tutto, controllare tutto e non sbagliare mai, la mente può diventare iperattiva. L’overthinking, allora, non è una fragilità: spesso è il segnale di un sistema interno ed esterno sovraccarico.”
L’overthinking come e in che misura può influenzare la nostra qualità della vita?
“Può influenzarla moltissimo. L’overthinking consuma energia mentale, riduce la lucidità, aumenta l’ansia e spesso blocca l’azione.
Una persona può arrivare a rimandare decisioni importanti, vivere con meno spontaneità, avere difficoltà nelle relazioni perchéé interpreta continuamente parole, silenzi e comportamenti dell’altro. Può sentirsi sempre in allerta, sempre sotto esame, sempre in difetto.
A lungo andare può incidere anche sul sonno, sull’umore, sulla concentrazione e sulla capacità di godersi il presente. È come se la vita venisse vissuta più nella testa che nell’esperienza reale. E questo, nel tempo, può diventare molto faticoso.”
Come contrastarlo? Quali strategie consiglia?
“La prima cosa è non combattere il pensiero con altro pensiero. Spesso chi soffre di overthinking prova a “ragionare meglio”, ma finisce per alimentare ancora di più il circolo mentale.
Una strategia utile è imparare a riconoscere il momento in cui la riflessione diventa rimuginio. Possiamo chiederci: “Questo pensiero mi sta aiutando a fare un passo concreto o mi sta solo facendo girare in tondo?”.
Poi è importante riportarsi al corpo e al presente. Anche pochi minuti di respiro consapevole, una camminata, una pratica di grounding o un gesto concreto possono aiutare il sistema nervoso a uscire dallo stato di allerta.
Un’altra strategia è distinguere ciò che posso controllare da ciò che non posso controllare. L’overthinking spesso nasce dal tentativo di controllare anche le reazioni degli altri, il futuro, le interpretazioni, gli imprevisti. Ma la libertà psicologica inizia proprio quando impariamo a investire energia su ciò che dipende davvero da noi.
Infine, può essere utile scrivere. Non per analizzarsi all’infinito, ma per esternalizzare i pensieri, dare loro un confine e trasformarli in azioni possibili: “Qual è il prossimo piccolo passo concreto che posso fare?”.
Quando è il caso di rivolgersi ad uno psicoterapeuta?
È utile rivolgersi a uno psicoterapeuta quando l’overthinking diventa frequente, invalidante o difficile da interrompere da soli.
Se il pensiero eccessivo interferisce con il sonno, con il lavoro, con le relazioni, con la serenità quotidiana o porta a vivere costantemente in ansia, allora è importante chiedere aiuto.
La psicoterapia può aiutare a comprendere cosa c’è sotto quel bisogno di controllo: paura di sbagliare, senso di colpa, insicurezza, esperienze passate, ferite relazionali, schemi appresi. E soprattutto può aiutare la persona a costruire nuove modalità di regolazione emotiva, più gentili ed efficaci.
Non si tratta di smettere di pensare. Si tratta di imparare a non essere più prigionieri dei propri pensieri. E questo è un passaggio molto importante per ritrovare presenza, fiducia e libertà interiore.”
Dott.ssa Mariangela Cutrone per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata
Take Home Message
L’overthinking o il “pensare troppo” tende a prosciugare energia vitale e a creare una sensazione di insicurezza e ansia che tende a minare la propria autostima influenzando la qualità della propria esistenza. Imparare a non diventare prigionieri dei propri pensieri è possibile grazie a modalità di regolazione emotiva facili da apprendere.























