Come Cambiano le Interazioni Sociali nell’Epoca Digitale: Quando il Silenzio Domina

Comunicazione digitale e silenzio

Viviamo in un’epoca in cui le interazioni sociali sono veicolate dall’utilizzo dei social, ecco perché parliamo di comunicazione digitale e silenzio.

Interazioni sociali o meglio “social” tra silenzio e impoverimento del linguaggio

Siamo costantemente connessi gli uni agli altri ma nel concreto sempre più soli. A risentirne è lo stile comunicativo che è alla base di queste interazioni che risultano sempre più povere di dialogo. Nonostante le nuove tecnologie ci mettono a disposizione chat e messaggi vocali è il silenzio che domina, soprattutto nella generazione Z, chiusa nel proprio mondo con le cuffie sempre alle orecchie. Ne consegue un inevitabile impoverimento del linguaggio. Difatti un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Perspectives on Psychological Science ha fato emergere che in 15 anni il numero medio di parole pronunciate ogni giorno è diminuito del 28%.

dott.ssa Alessandra BollaniPer capire come la comunicazione digitale sta cambiando il nostro modo di relazionarci con l’Altro e il linguaggio abbiamo intervistato la dottoressa Alessandra Bollani, psicoterapeuta, neuropsicologa, practictioner dell’età adulta e dell’età evolutiva EMDR Europe e collaboratrice CRSP Centro Ricerche e Studi in Psicotraumatologia di Milano

 

Siamo in un’epoca in cui si è continuamente connessi gli uni agli altri eppure si parla sempre meno nella vita reale. Come si spiega questo paradosso?

“La tecnologia ha ampliato enormemente le nostre possibilità di relazione. Permette di mantenere legami a distanza, trovare sostegno, condividere esperienze e restare in contatto nei momenti in cui incontrarsi è difficile. La connessione digitale può quindi essere una vera risorsa relazionale. Allo stesso tempo, la possibilità di entrare in contatto con gli altri in ogni momento non coincide necessariamente con il sentirsi viste, comprese o emotivamente vicine. Siamo continuamente connesse e raggiungibili, eppure possiamo sentirci sole. È in questa distanza tra connessione, relazione e vicinanza emotiva che prende forma il paradosso.

Per comprenderlo è utile guardare alla persona e alla funzione che quella modalità di comunicazione assume nella sua vita. Dietro ogni comportamento c’è un individuo con una storia, vissuti emotivi, risorse, vulnerabilità e modi di gestire le proprie emozioni e di stare in relazione. Alcune esperienze vissute nel corso della vita, talvolta anche molto tempo prima, possono rendere più sensibili al giudizio, al rifiuto, alla possibilità di sentirsi inadeguate, sperimentare ansia e vergogna nelle relazioni. In questi casi la comunicazione digitale può assumere anche una funzione protettiva.

Si può scegliere quando rispondere, avere più tempo per trovare le parole, decidere quanto mostrare di sé e modulare la distanza dall’altro. Questo restituisce maggiore controllo, può rendere alcuni vissuti più tollerabili e permettere di mantenere il contatto sentendosi più al sicuro. Il bisogno di vicinanza e quello di protezione possono quindi coesistere: si può desiderare la relazione e, nello stesso tempo, avere bisogno di condizioni che la rendano emotivamente più sostenibile. Il paradosso diventa allora più comprensibile: una modalità che protegge da vissuti emotivi intensi e consente di restare in relazione”.

Quali sono i rischi dal punto di vista relazionale di questo fenomeno?

“Una modalità che permette di regolare la distanza e sentirsi più sicure rappresenta una risorsa. Il nucleo riguarda quanto questa modalità rimanga flessibile e continui ad affiancarsi ad altre possibilità di relazione.

Quando le situazioni vissute come minacciose, il bisogno di protezione e relazione aumentano, la modalità che offre maggiore sicurezza e controllo può diventare progressivamente più necessaria e rigida. Possono così ridursi le occasioni di sperimentare altre forme di incontro, nelle quali entrano in gioco l’immediatezza dello scambio, l’imprevisto, la negoziazione con l’altro e la reciprocità. Se le possibilità relazionali si restringono, possono ridursi anche le occasioni in cui i bisogni di vicinanza, appartenenza e riconoscimento trovano risposta, rafforzando ulteriormente il ricorso alla modalità protettiva.

Il rischio è quindi quello di un progressivo restringimento delle possibilità di relazione. La qualità dei legami, la varietà delle esperienze e la flessibilità con cui possiamo muoverci tra differenti forme di contatto diventano aspetti centrali.”

Chi sono i soggetti più esposti alla mancanza di dialogo?

È opportuno considerare l’intreccio tra storia personale, momento di vita, vulnerabilità e risorse. Esperienze di scarsa disponibilità, rifiuto, esclusione, difficoltà familiari, relazionali o eventi traumatici, anche avvenuti molto tempo prima, possono influire sul modo in cui ci percepiamo e viviamo le relazioni. In alcune persone possono accompagnarsi a vissuti di inadeguatezza, ansia, timore del giudizio o del rifiuto e rendere alcuni scambi relazionali emotivamente più difficili da sostenere.

Anche la fase della vita ha un peso. Nell’adolescenza, per esempio, il bisogno di appartenenza, il riconoscimento dei pari, la costruzione dell’identità, il corpo che cambia assumono un particolare rilievo. Nell’età adulta bisogni di vicinanza e sostegno si intrecciano con l’autorealizzazione, la propria storia e con i legami costruiti nel tempo.

Questo non significa che determinate esperienze conducano necessariamente a difficoltà relazionali. La stessa esperienza può avere significati diversi per persone diverse, anche in relazione alle risorse individuali e alla presenza di relazioni significative e supportive. È per questo che lo sguardo deve rimanere sulla persona e non su una categoria.

Comunicazione digitale e silenzio: Che effetti ha l’utilizzo delle tecnologie per interagire con gli altri sull’empatia?

Le ricerche disponibili restituiscono un quadro articolato e non indicano una riduzione generalizzata dell’empatia associata alla comunicazione digitale. L’empatia può essere espressa e sperimentata anche nelle interazioni digitali, che possono offrire occasioni di connessione e sostegno emotivo, mentre forme di utilizzo problematico o eccessivo sono state associate, in alcuni studi, a livelli più bassi. Gli esiti possono variare in relazione alle caratteristiche della persona, alle ragioni per cui utilizza questi strumenti, alle modalità di utilizzo e al tipo di interazione.

Cambiano anche le caratteristiche dello scambio. Nella relazione in presenza sguardo, tono di voce, espressioni del volto, postura e pause contribuiscono a comprendere ciò che l’altro sente e a costruire insieme il significato di ciò che sta accadendo. Nel digitale i segnali disponibili e le modalità dell’interazione variano in base al mezzo utilizzato, che offre condizioni comunicative differenti (e.g. un messaggio, una nota vocale, una videochiamata).

Nello spazio digitale, quindi, l’empatia può trovare espressione all’interno di condizioni comunicative diverse. Diventa importante considerare come viene utilizzato il mezzo e la qualità e la tipologia delle esperienze relazionali online e offline

E sulle capacità cognitive come la padronanza del linguaggio?

Gli studi mostrano risultati eterogenei. Alcune associazioni sfavorevoli con attenzione, memoria di lavoro e funzioni esecutive emergono soprattutto in relazione a modalità di utilizzo eccessive o problematiche. Le evidenze disponibili invitano alla cautela nel considerare questi rapporti come semplici relazioni di causa-effetto.

Contano le caratteristiche della persona, il tipo di attività svolta, le modalità di utilizzo, il contesto e le altre esperienze presenti nella quotidianità. Anche per il linguaggio è utile considerare le occasioni in cui viene esercitato. Il dialogo è un’esperienza complessa nella quale linguaggio, attenzione, memoria e capacità di considerare la prospettiva altrui si intrecciano. Dialogare richiede di trovare le parole per esprimere pensieri ed emozioni, significa mantenere l’attenzione e il filo dello scambio, recuperare informazioni dalla memoria, organizzare ciò che si vuole comunicare e considerare il punto di vista dell’altra persona.

Più che pensare che la tecnologia impoverisca automaticamente queste capacità, possiamo quindi chiederci quali e quante occasioni la persona abbia di esercitarle nelle diverse forme di comunicazione e relazione che fanno parte della sua vita.

In questo scenario come si può interpretare il silenzio e quale ruolo riveste nelle interazioni?

Anche il silenzio va letto nel suo significato. Può essere uno spazio personale che permette di entrare in contatto con ciò che sentiamo, riflettere e dare significato a un’esperienza. Può essere un silenzio condiviso, di intimità e vicinanza. In altre situazioni il silenzio può accompagnare un progressivo ritiro e una riduzione del contatto con gli altri. Lo stesso comportamento assume quindi significati molto diversi a seconda della persona, del momento e di ciò che quel silenzio le permette di fare o di evitare.

Quando la mancanza di dialogo e il conseguente silenzio deve farci preoccupare?

È opportuno prestare attenzione a segnali come un cambiamento rispetto al modo abituale di essere della persona, perdita di interesse per attività prima significative, crescente chiusura, riduzione delle relazioni e della partecipazione alla vita quotidiana, sofferenza emotiva, progressiva rigidità dei comportamenti, riduzione del rendimento scolastico o lavorativo. Conta il funzionamento complessivo della persona, quanto quella modalità sia diventata rigida e quanto stia limitando il suo funzionamento nelle diverse aree della sua vita.

Comunicazione digitale e silenzio: Come si possono contrastare gli effetti negativi di tutto ciò?

Vedere oltre il comportamento, conoscere la persona, essere presenti e disponibili a porci accanto e all’ascolto – anche nel silenzio – rispettando i confini di ciascuna. Questo insieme al sentirsi riconosciute favorisce, quando necessario, la richiesta di aiuto e la possibilità di rivolgersi eventualmente a professionisti.

Famiglia, amicizie, scuola, lavoro, sport e servizi possono offrire occasioni di relazione, appartenenza e partecipazione e rappresentare fattori di protezione.

Tra le fonti di questo articolo segnaliamo

>>> CRSP Centro Ricerche e Studi in Psicotraumatologia

Mariangela Cutrone Dott.ssa Mariangela Cutrone per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata 

 

Take Home Message

Comunicazione digitale e silenzio: nell’epoca digitale odierna il silenzio e la mancanza di un dialogo di qualità dominano sempre più cambiando gli stili comunicativi e le dinamiche relazionali. Questo fenomeno che riguarda sia la generazione Z che vive costantemente connessa e con le cuffie alle orecchie e gli adulti ci esorta a rivalutare la relazione con l’Altro e il ruolo dell’empatia in essa

 

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