
L’iperinsulinemia è una condizione che induce l’organismo a produrre delle quantità elevate di insulina per mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue. Ciò può alterare i livelli di glicemia del sangue comportando uno squilibrio che si manifesta con dei sintomi specifici che non vanno assolutamente sottovalutati come sonnolenza dopo i pasti, cali di energia, spossatezza, difficoltà a saziarsi, accumulo di grasso a livello addominale.
Di questa condizione, delle sue cause e di come trattarla efficacemente, ne parliamo nel dettaglio con la
dott.ssa Serena Missori, endocrinologa, diabetologa ed esperta in nutrizione funzionale biotipizzata
Che cosa si intende per iperinsulinemia?
“L’iperinsulinemia è una condizione caratterizzata da livelli di insulina nel sangue più elevati rispetto alle necessità dell’organismo. Spesso è associata all’insulino-resistenza: le cellule rispondono meno efficacemente all’insulina e il pancreas cerca di compensare producendone quantità maggiori. Ecco perché possiamo avere una glicemia ancora normale ma un’insulina già elevata. È importante ricordare, però, che l’insulina non è un nemico: è un ormone indispensabile alla vita. Il problema nasce quando questo equilibrio si altera e l’organismo è costretto a produrne cronicamente troppa”.
Quali sono le principali cause?
“L’iperinsulinemia non ha una sola causa. Possono concorrere predisposizione familiare, eccesso di grasso viscerale, sovrappeso e obesità, sedentarietà, alimentazione non adeguata alle proprie necessità, ma anche alterazioni metaboliche e ormonali. Nel mio approccio considero inoltre importanti il sonno, lo stress, i ritmi circadiani, l’attività fisica e la composizione corporea. Anche condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico e la steatosi epatica possono associarsi frequentemente a insulino-resistenza e iperinsulinemia. Per questo bisogna cercare le cause nella singola persona, anziché limitarsi a guardare un valore sul referto”.
Quali sono i sintomi da non sottovalutare?
“L’iperinsulinemia può essere presente anche senza sintomi particolarmente evidenti. Quando compaiono, però, alcuni segnali possono farci accendere una lampadina: fame frequente, desiderio di dolci o carboidrati, difficoltà a raggiungere o mantenere la sazietà, cali di energia, sonnolenza dopo i pasti, difficoltà a perdere peso e tendenza ad accumulare grasso soprattutto a livello addominale. In alcune persone possono verificarsi anche episodi compatibili con ipoglicemia reattiva, con debolezza, tremori, sudorazione e necessità di mangiare. Naturalmente questi sintomi non bastano per formulare una diagnosi: devono essere inseriti nel quadro clinico e, quando indicato, approfonditi con gli esami appropriati”.
Come e in che misura l’iperinsulinemia influisce sull’aumento di peso?
“Qui bisogna sfatare un luogo comune: dire semplicemente “ho l’insulina alta, quindi non posso dimagrire” è riduttivo. L’insulina favorisce l’immagazzinamento dei nutrienti e, quando rimane cronicamente elevata, può rendere più difficile utilizzare efficacemente le riserve energetiche. Ma il rapporto funziona anche al contrario: l’aumento del grasso viscerale può peggiorare l’insulino-resistenza e determinare una maggiore richiesta di insulina. Si può quindi instaurare un circolo vizioso tra adiposità viscerale, insulino-resistenza e iperinsulinemia. Per interromperlo bisogna agire sulla persona nella sua globalità, non semplicemente “abbassare l’insulina””.
Come si può intervenire tempestivamente per contrastarla?
“La prima cosa da fare è non aspettare necessariamente che si alteri anche la glicemia. Può esserci iperinsulinemia anche in assenza di alterazioni glicemiche evidenti. Una volta individuato il problema, bisogna lavorare contemporaneamente su alimentazione, attività fisica, riduzione della sedentarietà, sonno, stress e ritmi circadiani. L’attività fisica rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare l’assetto glicometabolico, ma anche l’allenamento dovrebbe essere adattato alle caratteristiche e alle condizioni della persona. E, quando necessario, il medico valuterà se sia opportuno affiancare una terapia specifica”.
Si può guarire?
“In moltissimi casi l’iperinsulinemia e l’insulino-resistenza possono migliorare notevolmente e possono essere reversibili, soprattutto quando vengono individuate e affrontate precocemente. Naturalmente dipende dalla causa, dalla durata della condizione e dalla presenza di altre problematiche metaboliche. Preferisco però non pensare alla soluzione come a una “dieta da fare per qualche mese”: bisogna costruire uno stile di vita che permetta di mantenere nel tempo l’equilibrio raggiunto. Alimentazione, movimento, sonno e gestione dello stress diventano quindi strumenti quotidiani di salute metabolica, non una punizione temporanea”.
Quale regime alimentare consiglia in caso di iperinsulinemia?
“Non esiste la dieta per l’iperinsulinemia uguale per tutti. È proprio uno dei concetti sui quali insisto maggiormente. In base alla persona possiamo utilizzare una dieta mediterranea equilibrata, una low carb o, quando realmente indicata, anche una dieta chetogenica, eventualmente per periodi definiti. Nel mio metodo utilizzo inoltre strategie pratiche per modulare la risposta glicemica e insulinica dei pasti: fibre, adeguate quantità di proteine e grassi, alimenti il più possibile integri, corretta cottura dei carboidrati, ordine delle portate e rispetto dei ritmi circadiani. I carboidrati non sono il demonio: bisogna capire quali, quanti, quando e soprattutto per chi”.
Come il nutrizionista e l’endocrinologo lavorano in sinergia per trattare questa condizione?
“Il lavoro di squadra è fondamentale. L’endocrinologo può effettuare l’anamnesi e la valutazione clinica, prescrivere e interpretare gli esami necessari, individuare eventuali patologie endocrine o metaboliche associate e stabilire se sia necessaria una terapia farmacologica. Il nutrizionista può costruire e seguire il percorso nutrizionale sulla base del quadro clinico definito, adattandolo alle necessità e alle abitudini della persona. La comunicazione tra le due figure permette di monitorare l’andamento e modificare progressivamente la strategia. Perché l’obiettivo non è semplicemente ottenere un valore di insulina più basso, ma migliorare complessivamente la salute metabolica della persona e renderla protagonista consapevole del proprio percorso”.
Tra le fonti di questo articolo segnaliamo
>>> ll codice antinfiammatorio di Serena Missori e Alessandro Gelli, Vallardi Editore
Dott.ssa Mariangela Cutrone per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata
Take Home Message
L’iperinsulinemia è una condizione determinata dallo squilibrio della produzione di insulina da parte del nostro organismo. Può alterare i livelli di glicemia nel sangue ma prima che si arrivi a questo punto si può intervenire efficacemente con un approccio multidimensionale in cui endocrinologo e nutrizionista lavorano in maniera sinergica

























4 risposte
Tutto molto chiaro. Grazie
Grazie a te per averci letto 🙏
Questo articolo mi ha aperto gli occhi sul problema. Forse dovrei farmi vedere 🤔
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