La trombosi può essere fatale, ma cos’è esattamente e cosa possiamo fare per prevenirla?
La trombosi di per sé non si può definire una malattia: è piuttosto la causa che determina alcune malattie, ahinoi, piuttosto note: infarto del miocardio, ictus cerebrale, embolia polmonare… Tutte malattie cardiovascolari che si verificano se si verifica una trombosi. È possibile fare prevenzione?
Spieghiamo la trombosi
Secondo l’ALT, l’Associazione per la lotta alla trombosi, soltanto un italiano su tre è a conoscenza di questa malattia e dei suoi rischi effettivi. Anche per questo in Italia da qualche anno esiste in Italia una giornata, il 15 aprile, per diffondere la cultura della prevenzione. È importante allora la diffusione delle informazioni per fare una corretta prevenzione. Solo così possiamo evitare complicazioni gravi, come infarto cardiaco ictus cerebrale, trombosi venosa, trombosi retinica, embolia polmonare.
Ma cosa causa queste malattie?
A causare queste malattie, che costituiscono la prima causa di morte e di grave invalidità dei Paesi occidentali è un difetto nella coagulazione del sangue, un trombo. Si tratta di un coagulo di sangue, un grumo solido, che si forma in un vaso sanguigno in cui non si dovrebbe formare. Questo ostacola la circolazione del sangue e provoca la morte (necrosi ischemica) dell’organo a cui quel vaso porta il sangue stesso.
Il trombo si può anche frammentare in parti più piccole, in questo caso viene chiamato embolo e, attraverso il sistema circolatorio può raggiungere qualunque organo del corpo umano, ostacolandone il regolare funzionamento e provocando gravi danni.
La trombosi può essere arteriosa e venosa. Ovvero?
Nel primo caso, trombosi arteriosa, i fattori principali scatenanti sono, principalmente:
- Aterosclerosi
- Ipercolesterolemia
- Ipertensione
- Fumo di sigaretta
- Obesità
La trombosi venosa si verifica in seguito all’esposizione a fattori di rischio acquisiti, in generale transitori, ad esempio:
- Immobilità per trauma, per una malattia intercorrente o per un intervento chirurgico
- Tumori
- Predisposizione genetica all’ipercoagulabilità. In questo caso parliamo di una maggiore facilità del sangue a creare dei coaguli (trombi).
Come viene diagnosticata la trombosi?
Nel caso in cui sospetti un evento tromboembolico agli arti, come nel caso della trombosi venosa profonda, che colpisce le vene profonde delle gambe, il medico verificherà lo stato di salute delle vene e le condizioni della circolazione sanguigna, la direzione e regolarità del flusso e gli eventuali restringimenti, grazie all’ecografia del distretto interessato (eco-doppler ed eco-color doppler). Mediante le analisi del sangue viene valutato lo stato della coagulazione sanguigna. Il trattamento dipenderà dalle risultanze della fase diagnostica e può prevedere, oltre alle terapie farmacologiche, anche l’utilizzo di particolari dispositivi medici necessari a sostenere la circolazione ematica, contrastando la stasi e favorendo il fisiologico ritorno venoso.
Ci sono dei sintomi da non sottovalutare?
Sì. Anche se i trombi si formano con maggior facilità nelle gambe e si manifestano quando ci sono già complicazioni gravi, sono di aiuto per identificare una trombosi in tempo, soprattutto da parte di uno specialista. Ad esempio:
- Aumento di volume
- Sensazione di calore
- Intorpidimento e arrossamento della zona o dell’arto interessato
Questi invece sono sintomi che possono segnalare una possibile presenza di emboli a livello polmonare, un pericolo potenzialmente mortale:
- Difficoltà respiratorie conosciute (dispnea), a riposo o sotto sforzo
- Improvvise alterazioni del ritmo cardiaco
- Tosse con tracce di sangue e dolore toracico o generalizzato
Che tipo di prevenzione possiamo fare?
Per iniziare dalla salutare prevenzione primaria, intervenendo sul nostro stile di vita, attraverso l’attività fisica ad esempio. “Comincia a muoverti muoverti. E allora muoviti muoviti”, cantava il giovane Jovanotti. E questa è davvero una regola di vita. Nel caso in cui una malattia o un intervento chirurgico costringano all’immobilizzazione, sempre seguendo il consiglio del medico, è importante tornare a essere attivi e a muoversi il più presto possibile. Se si effettua un lungo viaggio, in treno o in aereo, per scongiurare quella che viene denominata “sindrome da classe economica” è raccomandato fare piccoli esercizi anche da seduti:
- roteare e flettere le caviglie;
- contrarre i polpacci,
e inoltre, cambiare spesso posizione, se possibile, ogni due ore, alzarsi e sgranchirsi un po’, non accavallare le gambe, non eccedere con il sale e ça va sans dire, ricordarsi di dimenticare il pacchetto di sigarette!
Per le donne che hanno una predisposizione genetica alla trombosi venosa, evitare l’uso di estroprogestinici (anticoncezionale o TOS, Terapia Ormonale Sostitutiva) dopo la menopausa, o quantomeno usarli solo dopo aver effettuato una valutazione con uno specialista in emostasi e trombosi. Infine poi il trattamento con la terapia farmacologica, con anticoagulanti.
Redazione VediamociChiara in collaborazione con la 
>>> Tra le fonti di questo articolo segnaliamo:
- Humanitas
- Per maggiori informazioni: ALT, l’Associazione per la lotta alla trombosi
- Menopausa – Prevenzione in ogni fase della vita – Ministero della Salute
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