
Ebbene, la materia prima per realizzare gli pneumatici è la stessa impiegata per sintetizzare l’Ibuprofene, principio attivo di ben noti farmaci antinfiammatori.
In entrambi casi si parte dalla molecola di un idrocarburo, a sua volta ottenuto attraverso il processo di craking di una frazione pesante del petrolio, dopo la separazione da benzine e GPL (gas di petrolio liquefatti) per distillazione.
Pneumatici e Ibuprofene
Questa molecola è formata da una breve catena di 4 atomi di carbonio cui sono legati all’esterno 6 atomi di idrogeno e si chiama 1,3 butadiene.
La versatile struttura consente la formazione di catene molto più lunghe che, trattate opportunamente, diventeranno gomma lavorabile in pneumatici di dimensioni molto variabili dai passeggini per bambini alle biciclette, dai carrelli degli aerei ai TIR.
Se, tuttavia, si fanno reagire tra loro solo due catene, si ottiene in pochi passaggi il provvidenziale Ibuprofene (vedere figura, in cui sono evidenziate le tre parti della molecola alla base del nome), formula minima C13H18O2.

La sintesi dell’Ibuprofene e l’Agenda 2030
La sintesi dell’Ibuprofene costituisce un bell’esempio di Chimica “verde”, uno dei pilastri che sostengono il raggiungimento di molti degli obiettivi dell’Agenda 2030, perché i sei passaggi originari sono stati ridotti a tre, grazie ad alcuni intelligenti accorgimenti, consentendo di risparmiare materie prime ed energia, non solo, ma l’unico prodotto secondario è l’acido acetico, il comune aceto diluito al 5% in acqua. Considerando che la produzione mondiale annuale di Ibuprofene supera le 20 tonnellate le modifiche introdotte assumono, dunque, un grande rilievo.
Come agisce questo farmaco?
Prima di entrare nel dettaglio dell’azione antinfiammatoria svolta dall’Ibuprofene, è utile definire quale sia il bersaglio del farmaco, ampiamente studiato negli anni ’60 e prescrivibile dal decennio successivo.
L’infiammazione rappresenta un meccanismo di difesa dell’organismo contro danni di diversa natura e può essere acuta o cronica. Nel primo caso è curioso osservare che i termini con cui essa viene descritta sono quelli dei medici Celso (I secolo dC) e Galeno (II secolo dC): calor, rubor, dolor, tumor e functio laesa. In effetti, la zona interessata dalla lesione è calda, arrossata, dolorante, gonfia e la sua funzionalità risulta compromessa… accadeva a un legionario così come a noi. L’infiammazione cronica si autosostiene ed è caratteristica delle malattie autoimmuni.
L’Ibuprofene, principio attivo del Moment®, è prescritto per il trattamento di “dolori di varia origine e natura (mal di testa, mal di denti, nevralgie, dolori osteo-articolari, dolori mestruali)” come da RCP (Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto); inoltre, ha anche effetto antipiretico come gli altri farmaci antinfiammatori non steroidei o FANS, il capostipite dei quali è la celeberrima Aspirina®.
Prof.ssa Maria Vittoria Barbarulo chimica e docente di chimica per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata
Take Home Message
Pneumatici e Ibuprofene condividono la stessa materia prima di partenza, l’1,3-butadiene, un idrocarburo ricavato dal petrolio. La sintesi dell’Ibuprofene rappresenta un modello di chimica “verde” e sostenibile poiché, riducendo i passaggi di produzione a soli tre, risparmia energia e limita gli scarti al solo acido acetico. Utilizzato fin dagli anni ’70 per contrastare l’infiammazione acuta o cronica, questo principio attivo agisce come antinfiammatorio (FANS) e antipiretico. Il suo impiego principale riguarda il trattamento di dolori di varia natura, dal mal di testa ai dolori articolari e mestruali.
























