Breve storia della medicina occidentale: prima puntata

storia della medicinaStoria della medicina

Storia della medicina – Il lungo e accidentato percorso evolutivo umano verso la conoscenza, cominciò obbedendo istintivamente alle spinte della “necessità”, che inducono da sempre tutti gli esseri viventi (uomini, animali e piante) ad aspirare alla realizzazione del proprio benessere e del proprio interesse e, quindi, a trovare spontaneamente gli adattamenti, i mezzi e i meccanismi atti a realizzarli, a preservarli o a difenderli quando vengono messi in crisi o in pericolo a causa di fattori interni o esterni.

Anche la medicina rientra in questa logica e anche se oggi è diventata un’attività dominata dall’intelligenza e dalla razionalità

Un prodotto del pensiero, dell’osservazione e dell’esperienza dell’essere umano evoluto, affonda le sue radici nella tendenza primordiale degli organismi viventi a proteggersi dal malessere e a cercarne i rimedi.

Storia della medicina – È molto probabile che l’homo sapiens abbia ereditato un primitivo e istintivo bagaglio culturale già dai suoi antenati

Gli australopitechi, che gli trasmisero nei caratteri biologici la sapienza intuitiva che lo spingeva a riconoscere in alcune erbe e minerali le soluzioni utili alla sua vita e i meccanismi salutari che, complessivamente, contribuirono poi alla crescita e allo sviluppo della sua specie, la quale nella dura selezione naturale risultò vincente.
La medicina, pertanto, intesa come ricerca e utilizzazione di rimedi al fine di sanare organismi indeboliti, malati o feriti, all’alba dell’umanità, fu generata dall’istinto.

Storia della medicina – Il formarsi di comunità sociali sempre più complesse, però, e l’elaborazione culturale conseguenziale di ciascuna in funzione delle situazioni ambientali specifiche, determinò fra queste una grande varietà nell’evoluzione del pensiero, degli atteggiamenti filosofici, gnoseologici, etici, sperimentali e culturali in genere: così si svilupparono diversi linguaggi, miti, forme religiose, costumi e, più tardi, la scrittura. E furono tanto più diversi, quanto maggiore era la distanza, spaziale, ma anche temporale, che separava le comunità umane e quanto più difficili erano le continuità e gli scambi tra di loro. Diversa, perciò, fu anche la medicina, nello spazio e nel tempo: il modo di interpretare e affrontare la malattia e i sistemi di cura di ciascuna delle civiltà che sono esistite e che sono attualmente esistenti nel mondo.

Storia della medicina – In particolare per quanto riguarda la nostra civiltà, all’epoca delle prime popolazioni mediterranee

Presso quelle della Mesopotamia e presso gli Egizi, i Fenici, gli Ebrei, i Greci, i Celti, ecc., e, in seguito, per qualche secolo, anche presso i Romani, la medicina veniva praticata da persone aventi speciali poteri e capacità, in genere sacerdoti, a cui era riconosciuta dalla comunità l’autorità sapienziale di curare i malesseri e le ferite, con terapie che utilizzavano la loro conoscenza delle erbe, dei minerali e dei loro effetti sull’organismo umano, ma che erano il risultato di una visione magico-mistico-religiosa. Le diagnosi, infatti, venivano effettuate sulla base dell’interpretazione di sogni o di oracoli e una parte cospicua delle cure era costituita da esorcismi, formule rituali e sacrifici da offrire agli dei: cioè, si imponevano al malato principalmente comportamenti penitenziali, perché la malattia era comunemente considerata come una forma di punizione inferta da divinità offese, che era necessario placare. Ciò non impediva la ricerca e lo studio delle erbe e dei minerali. Esistevano anche persone, che per diletto o mestiere li raccoglievano e imparavano a riconoscerli e si dedicavano alla loro manipolazione e allo studio dell’efficacia dei loro prodotti in modo puramente empirico. Costoro, che possiamo considerare operai e artigiani della raccolta e della ricerca (spesso donne) e che in qualche modo si dedicavano con il loro bagaglio di conoscenze pratiche anche alla cura delle persone che glielo chiedevano, contribuivano allo sviluppo di un sapere, di solito gelosamente e segretamente custodito, che conferiva loro la possibilità di godere nell’ambito della comunità di un certo prestigio. Solitamente costoro si tramandavano di generazione in generazione le proprie esperienze e le scambiavano in segreto tra addetti allo stesso mestiere.

Storia della medicina – In Grecia, il dio della medicina Asclepio (Esculapio per i latini ) era rappresentato come un vecchio saggio appoggiato ad un bastone intorno al quale è attorcigliato un serpente. Il bastone di Asclepio non va confuso con il caduceo del dio Hermes (Mercurio per i latini), araldo degli dei, dio di molte attività, tra cui quella dei mercanti, rappresentato con ai piedi calzari alati e in mano un bastone di lauro o di olivo sormontato da due ali e sul quale sono attorcigliati due serpenti. È questo il vero “caduceo” il quale, più tardi, divenne il simbolo dei farmacisti.

Il bastone di Asclepio è, invece ancora oggi, il simbolo della medicina nella civiltà occidentale.

Il serpente, infatti, presso gli antichi, era considerato un animale sacro, perché nel suo ciclo vitale cambia spesso la pelle ed era, erroneamente, considerato immune da malattie. Nei templi dedicati ad Asclepio esisteva un cunicolo pieno di serpenti, la cui funzione aveva scopo “curativo”: il malato veniva portato dentro la fossa dei serpenti, probabilmente dopo aver bevuto una pozione allucinogena, e quivi veniva sottoposto ad uno schock da spavento che lo portava alla visione del dio, da cui riceveva la guarigione (sic).

Storia della medicina – Le prime scuole di medicina sorsero in Grecia e in Magna Grecia. La più importante fu la Scuola Pitagorica di Crotone (VI-V sec. a. C.), che ebbe principalmente carattere filosofico e dove, insieme alla matematica e alla filosofia, il pensiero umano cercava di indagare sugli elementi a base della vita. Pitagora, il grande matematico che la fondò, creò la teoria dei numeri, applicando alle scienze naturali il principio di un significato magico di alcuni particolari numeri (ad es. il 4 e il 7), che gli sembrava ritmassero alcuni tra i più significativi fenomeni della vita. Un grande allievo di Pitagora fu Alcmeone di Crotone. Questi fu il primo a capire che il cervello era l’organo più importante del corpo animale e, quindi, dell’uomo. Ciò determinò una rivoluzione nella valutazione di questo organo che, prima di lui, era considerato una massa gelatinosa senza importanza.

Tuttavia la scoperta della vera medicina, quale prodotto della razionalità del pensiero e della ricerca, svincolato da ogni influenza magica o religiosa, va attribuita a Ippocrate (Coo 460-370 a.C.).

Egli, proveniente da una famiglia aristocratica particolarmente dedita a interessi medici, visse nel periodo più fulgido dell’epoca periclea. Creò una scuola nel Dodecanneso e viaggiò moltissimo nell’area del Mediterraneo, specie in Egitto, paese all’epoca ritenuto molto avanzato in fatto di cultura scientifica e tecnologica. La sua fama giunse all’apice quando contribuì a debellare l’epidemia di peste del 429 a. C ad Atene. L’impostazione del suo pensiero fu di tener separate completamente le teorie e le osservazioni ottenute con la pratica medica da ogni riflessione filosofica, magica o religiosa. La sua metodologia era basata esclusivamente sulla centralità dell’esperienza: solo l’analisi e l’osservazione attenta dei sintomi doveva permettere al medico di risalire alle cause interne della patologia e di costruire un quadro complessivo e coerente da cui poteva derivare la scelta della cura. Fu un metodo rivoluzionario che segnò la nascita della medicina come scienza. Scrisse una settantina di opere, raccolte nel “Corpus Hippocraticum”. Ma la sua opera più importante e più rivoluzionaria è ilgiuramento che, per la prima volta, legò l’esercizio della professione medica a principi etici solennemente enunciati davanti alle divinità e che perciò, all’epoca, avevano il potere di conferire alla promessa il valore vincolante di una norma giuridica.

È il giuramento (naturalmente adeguato al nostro tempo) che ancora oggi viene prestato al momento in cui il dottore neolaureato acquisisce l’abilitazione alla professione.

In esso vengono fissati i principi morali e giuridici che devono guidare la vita professionale del medico, tra cui: la diffusione responsabile del suo sapere e la ricerca di una possibile consapevole collaborazione del paziente nell’assegnazione della terapia, l’impegno a favorire sempre la vita e l’interesse del paziente, la coscienza dei propri limiti e l’onestà nel riconoscerli e non oltrepassarli, la rettitudine e la fermezza nel mantenere rigorosamente il segreto professionale.

E ognuno può capire perché tali principi abbiano potuto attraversare tanti secoli, senza perdere mai nulla della loro importanza e validità.

Silvana Vitali



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Storia della medicina – La medicina affonda le sue radici nella tendenza primordiale degli organismi viventi a proteggersi dal malessere e a cercarne i rimedi. Fu quindi generata dall’istinto.
In questa prima puntata si parla delle prime scuole di medicina, quelle che sorsero in Grecia e in Magna Grecia e dei primi grandi medici. In particolare della Scuola Pitagorica di Crotone, fondata dallo stesso Pitagora, di un suo allievo, Alcmeone di Crotone, che capì l’importanza e la singolarità del cervello e del metodo rivoluzionario ideato da Ippocrate, basato sulla centralità dell’esperienza che segnò la nascita della medicina come scienza.

Tempo di lettura: 1 e 30”

Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2018

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