Torniamo a casa stanche, la giornata è stata infinita e l’idea di cucinare proprio non ci alletta. Cosa c’è di più comodo di un bel pezzo di formaggio magro, magari accompagnato da un’insalata croccante o da due pomodori? Pratico, gustoso, apparentemente leggero. Ma siamo davvero sicure che quel formaggio magro sia così “innocente” per la nostra linea e per la nostra salute? E che dire del formaggio light?
Spesso accostiamo la parola formaggio all’aggettivo magro con troppa leggerezza, convinzione che ci porta a consumarne porzioni più abbondanti. Facciamo un po’ di chiarezza con la nostra consueta semplicità, per capire quali scegliere, come inserire i latticini nella dieta e sfatare qualche falso mito!
Quali sono i formaggi davvero “magri”?
Dal punto di vista strettamente nutrizionale, un formaggio è definito magro solo se la sua percentuale di grassi è inferiore al 20% sulla sostanza secca. E sapete una cosa? I formaggi che rientrano davvero in questa categoria sono pochissimi, quasi esclusivamente quelli ottenuti da latte completamente scremato!
Tutti gli altri rientrano tra i formaggi leggeri, grassi o molto grassi. Tuttavia, tra le varie opzioni a nostra disposizione, ci sono alcune distinzioni importanti da fare:
- La Ricotta (il re della leggerezza): Tecnicamente è un latticino e non un formaggio, ed è in assoluto tra le scelte migliori! Se prodotta con latte vaccino (di mucca), la percentuale di grassi può scendere attorno all’10-15%, oltre a contenere pochissimo sale.
- I formaggi freschi: Mozzarella, crescenza, stracchino, scamorza e i classici spalmabili hanno una percentuale di grassi che si aggira intorno al 20-25%. Essendo ricchi di acqua, lasciano un buon senso di sazietà, ma non vanno considerati “senza calorie”.
- La Feta: Spesso la scegliamo per le nostre insalate estive pensando sia leggerissima. In realtà ha valori nutrizionali simili alla mozzarella, ma con un contenuto di sale decisamente più elevato!
- Attenzione alla Robiola: Molte di noi la considerano un formaggio magro per la sua consistenza morbida, ma in realtà può raggiungere anche il 30% di grassi!
Quante volte a settimana possiamo mangiare formaggio magro?
I formaggi sono alimenti preziosi: ci regalano proteine di alto valore biologico, calcio utilissimo per la salute delle nostre ossa (soprattutto in vista o durante la menopausa!) e vitamina D. Tuttavia, contengono anche grassi saturi, colesterolo e sale.
Il segreto sta nel non considerarli mai un “extra”. Il formaggio non è un antipasto da sgranocchiare nell’attesa della cena, né un contorno o un’aggiunta a fine pasto.
💡 La regola d’oro: Il formaggio è un secondo piatto a tutti gli effetti, al pari di carne, pesce, uova o legumi. Gli esperti consigliano di portarlo in tavola circa 2 volte a settimana, oppure di usarlo in piccole dosi come condimento per piatti unici (come una bella spolverata di parmigiano o un’insalata di farro con un po’ di feta).
E il formaggio magro Light? Attente alle trappole!
Alzate la mano se al supermercato non avete mai allungato la mano verso la confezione con la scritta “formaggio light” o “0% grassi”! 😉
I prodotti light nascondono spesso qualche insidia:
- Effetto psicologico: Pensando che sia “magro”, tendiamo a mangiarne il doppio.
- Gusto e additivi: Togliendo i grassi, le aziende spesso aggiungono più sale o additivi per mantenere il prodotto saporito, peggiorandone la qualità nutrizionale.
- Meno sazietà: Un formaggio impoverito dei suoi nutrienti naturali tende a saziarci di meno, facendoci venire fame poco dopo.
Intolleranze e salute: a cosa stare attente
Infine, un piccolo occhio di riguardo per la nostra salute quotidiana: oltre al formaggio magro a cosa dobbiamo fare attenzione?
- Intolleranza al lattosio: Se soffrite di intolleranza, i formaggi freschi e molli (mozzarella, crescenza, ricotta) sono da evitare o da scegliere nella versione delattosata. Potete invece gustare senza problemi i formaggi stagionati come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino o Gorgonzola, naturalmente privi di lattosio!
- Pressione alta o colesterolo: Chi soffre di ipertensione dovrebbe moderare i formaggi più sapidi (come la feta e i formaggi stagionati), mentre chi ha il colesterolo alto deve fare attenzione alle porzioni e alla frequenza di consumo.
Non serve rinunciare al piacere di un buon pezzo di formaggio! La chiave è sempre l’equilibrio: scegliamo preferibilmente la ricotta o i formaggi freschi, impariamo a considerarli come un vero secondo piatto e godiamoceli a tavola due volte a settimana senza alcun senso di colpa!
Tra le fonti di questo articolo segnaliamo
>>> Consorzio Parmigiano Reggiano
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Take Home Message
Spesso consideriamo i formaggi freschi come formaggio magro, ma la vera definizione nutrizionale spetta solo a pochi prodotti da latte scremato. Ricca di calcio e proteine, la ricotta o il formaggio fresco va inteso come un vero secondo piatto, da consumare circa due volte a settimana senza eccedere. Attenzione al formaggio light: una definizione che può spingere a porzioni maggiori o contenere additivi e più sale per compensare il sapore. Infine, chi soffre di ipertensione o colesterolo deve moderare le porzioni, mentre chi è intollerante al lattosio può scegliere varianti stagionate o delattosate.




































