
Qualche mese fa Vediamoci Chiara ha lanciato una survey sulla perimenopausa e la menopausa, la ricordate? Cinque domande alle quali avete risposto in tantissime, circa 2.500, contribuendo a definire un quadro che se non può certo considerarsi esaustivo, fornisce delle indicazioni interessanti su come viene vissuto questo periodo della vita.
Intorno ad alcuni dei temi sollevati dalla survey (i cui risultati integrali trovate sul sito) ho chiacchierato con una decina di donne che avevano dato la loro disponibilità a farsi intervistare. Qui condivido parte delle nostre conversazioni, che sono partite dalla prima domanda del sondaggio, ovvero:
Come definiresti il tuo viaggio attraverso la perimenopausa e/o la menopausa?
Il 17,26 % ha scelto la risposta Facile, sereno. Pochissimi sintomi… quasi non me ne accorgo/non me ne sono accorta. Tra di loro c’è Laura, 65 anni: «Avevo 48 anni e prendevo la pillola da tanto: quando l’ho smessa il ciclo non è più tornato. Nel giro di un anno ero in menopausa, ma senza problemi. Cosa ricordo di quel periodo? Qualche vampata, sì. Magari in ufficio, dove l’unico rimedio era appoggiare una bottiglietta d’acqua ghiacciata dietro il collo. Ci ho messo un po’ a capire di cosa si trattasse e a conviverci. Ma ho continuato a fare la mia vita dinamica. È importante accettare questa parte della vita: mia sorella è morta a 45 anni, per me è già un regalo essere arrivata alla mia età, quindi non mi lamento. Però devo dire che intorno a me, tra amiche e conoscenti, non vedo grandi difficoltà».
Nemmeno Francesca, 57 anni, ha sofferto di vampate, né dolori articolari. Magari un po’ di secchezza vaginale, di calo del desiderio. Più che altro, ha notato dei mutamenti sottili. «I capelli, la pelle, il decadimento facciale… Cambiamenti che, quando mi guardo allo specchio mi fanno rimanere male, sono difficili da accettare. E poi non riesco a perdere peso, e poiché lavoro nel settore degli eventi, questo mi crea disagio: non tanto nel rapporto con gli altri, ma con me stessa».
La risposta Impegnativo ma non drammatico: ho/ho avuto un paio di sintomi, anche importanti, ma li gestisco/li ho gestiti senza terapie, magari con qualche integratore è stata scelta dal 26,61% delle donne che hanno partecipato alla survey; mentre il 14,66% ha optato per Faticosissimo. Molti sintomi, alcuni dei quali invalidanti; ho dovuto ricorrere a un aiuto farmacologico (Tos o altro).
Dalle interviste emerge che, spesso, le difficoltà vengono amplificate dalla mancanza di assistenza medica adeguata.
È il caso di Tiziana, 65 anni, che dopo aver sospeso, dietro consiglio medico, la pillola che assumeva da tre decenni, si è ritrovata sola perché il suo ginecologo storico è andato in pensione. «È stato un periodo veramente duro, non riuscivo a parlarne a mio marito e a mio figlio perché non sapevo spiegare da dove provenisse quello sconforto. Sono passata da un ginecologo all’altro. Alcuni cascavano dalle nuvole, si capiva che di menopausa non sapevano nulla. Altri mi dicevano che era una fase naturale e andava accettata – risposta che mi innervosiva, perché non siamo più nel Medio Evo. Insomma, alla fine sono approdata a una clinica che si occupa di menopausa e, dopo aver iniziato a Tos, adesso sto meglio».
Ci sono casi, poi, in cui la situazione è complessa perché la menopausa viene indotta in seguito a un intervento chirurgico. Irene, 56 anni, non aveva il ciclo da circa un anno e stava abbastanza bene quando le hanno diagnosticato un tumore al seno. «Dopo l’intervento i medici hanno ritenuto che fosse meglio azzerare con un farmaco la produzione di estrogeni e da quel momento ho iniziato a stare malissimo. Ho vampate esagerate, in certi momenti odio il mondo, non riesco a muovere ginocchia e caviglie per via dei dolori articolari. La mia qualità della vita è talmente peggiorata che ho deciso che sospenderò il farmaco, anche se questo comporterà uscire dal protocollo di cura».
Anna, che oggi ha 67 anni, è entrata in menopausa quando, a 52, le è stato asportato l’apparato riproduttivo, con il conseguente azzeramento della produzione ormonale. «Durante l’intervento, una sorpresa sgradita: un tumore al colon. Sono seguiti cinque ricoveri in un anno, un periodo difficile, durante il quale ovviamente non potevo fare la terapia sostitutiva. Tutto è arrivato all’improvviso, vampate, dolori, depressione. Ho preso la soia, l’ashwaganada, il trifoglio rosso, ma non hanno avuto grande effetto su di me. Oggi però sto molto meglio».
Non lo definirei un viaggio e non capisco perché bisogna parlarne tanto: è una fase naturale della vita e la si prende come viene
Una percentuale non indifferente del 37,60% ha scelto questa risposta: Non lo definirei un viaggio e non capisco perché bisogna parlarne tanto: è una fase naturale della vita e la si prende come viene e tra loro c’è Enrica, 74 anni: «Secondo me stiamo medicalizzando troppo la menopausa. È una fase naturale nella vita, questo passare da un tipo di ormoni a un altro inseguendo la giovinezza mi sembra sbagliato non solo dal punto di vista biologico – e io sono biologa di formazione – ma anche psicologico. A meno che la menopausa non sia indotta per motivi medici, il corpo ha tutto il tempo di abituarsi al nuovo assetto. So che ci sono donne che stanno male, ma forse sarebbe utile indagarne i motivi, capire se c’è una somatizzazione: in una società che mette tutto l’accento sul mantenersi giovani entrare in menopausa può essere psicologicamente complicato».
Come ho scoperto scrivendo il libro Ciclicamente. Parole nuove per raccontare la menopausa che uscirà il 13 novembre per la casa editrice Fandango, il dibattito a livello internazionale è fortemente polarizzato tra chi sostiene con vigore il ricorso agli ormoni e chi, invece, la pensa come Enrica. Quello di cui sono certa è che parlarne sia importante, perché per molte donne, anche se non per tutte, si tratta di un passaggio complesso da tanti punti di vista.
Secondo Eleonora, 59 anni, è fondamentale che le informazioni siano trasmesse a donne di ogni età: «Quando avevo difficoltà a concentrarmi sul lavoro, le meno empatiche erano proprio le colleghe più giovani, che sminuivano il mio malessere», mi dice. Aggiunge che lei oggi si sente diversa da prima, quasi un’altra donna. «Se devo essere sincera, sono una versione più bella di me. Passata la prima fase di sbigottimento, di difficoltà ad accettare la trasformazione anche fisica, mi sento più tranquilla, più sicura».
Un’esperienza non troppo diversa da quella di Domenica, 53 anni: «Mi sembra di essere diventata più saggia. Forse anche più dura, per certi versi: essendo di natura accondiscendente e diplomatica, ho sempre avuto la tendenza a dare più spazio agi altri. Ora ho capito che non voglio farlo più. Quindi, a parte il disagio legato ai chili che non se ne vanno, mi sembra persino di aver acquisito una maggiore autostima».
Patrizia, 72 anni è convinta che bisogna combattere per restare attive, in salute e felici. «Due anni fa ho perso mio marito dopo 50 anni di matrimonio ma non per questo ho interrotto gli ormoni: mi fanno stare meglio e li considero un atto di cura nei miei confronti. Penso che, se necessario, non bisogna aver paura di farsi sostenere anche da un punto di vista psicologico, anche per molte è ancora un tabù. Quando, un anno dopo la morte di mio marito, ho avuto un crollo, ho chiesto sostegno a una psichiatra. E ne sono soddisfatta».
Eva, 53 anni soffre di sclerosi multipla e di fibromialgia: nel suo caso, mi spiega, capire l’origine della stanchezza, della confusione, della nebbia mentale, può essere difficile. Ma anche lei, come Patrizia, sostiene la necessità di aiutarsi a stare bene. «Quando sono entrata in menopausa, oltre a fare una terapia farmacologica, ho iniziato a indagare con mia madre, mia zia, le amiche. Ho letto libri. Volevo capire, conoscere. Temo che la nostra società sia permeata da una visione cattolica della sofferenza che spinge inconsciamente molte donne a sopportare senza cercare rimedio», mi dice. «È una mentalità che va superata».
Il bisogno di parlare, condividere, ricevere informazioni accurate su quanto succede durante il climaterio è ciò che mi hanno riportato tutte le donne che ho intervistato. Alcune mi hanno anche ringraziato per aver dato loro la possibilità di parlare della loro menopausa.
Ma ovviamente sono io che ringrazio loro. Di cuore.
Dott.ssa Gabriella Grasso, giornalista per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata




































