lunedì, 27 Maggio 2024

Stitichezza e Menopausa: Ruolo della Fibra

stitichezza in menopausa

Stitichezza e menopausa: le fibre possono essere una soluzione?

Intervista alla dott.ssa Francesca Galeazzi

L’arrivo della menopausa, fisiologico per tutte le donne, si collega spesso fra le altre cose, a un rallentamento generale del metabolismo che si traduce in aumento della prevalenza della stipsi. Succede che anche donne che prima della menopausa potevano contare su una piena regolarità del proprio alvo, e ora si ritrovino a fare i conti con la stitichezza in menopausa. Guardando anche solo la pubblicità in TV, sfogliando le pagine web o quelle di una rivista, capita di essere travolti da informazioni che riguardano il ruolo centrale delle fibre nella risoluzione della stitichezza. La dott.ssa Angela Nanni ne parla per VediamociChiara con la dott.ssa Francesca Galeazzi.

Un’alimentazione carente in fibre

L’arrivo della menopausa coincide spesso con un aumento più o meno marcato del peso corporeo, dovuto in gran parte al rallentamento del metabolismo che la menopausa e l’andare avanti dell’età comportano. Molte donne, per non sacrificare la propria forma fisica mettono in campo delle decisioni alimentari a volte discutibili e che intaccano negativamente l’introito di fibre. Le linee guida per una sana alimentazione raccomandano per le persone adulte un consumo giornaliero di fibra pari ad almeno 25 gr al giorno. Il consumo medio stimato per gli italiani, invece, si attesta sui 17 gr al giorno, quindi è evidente che l’italiano medio consuma molta meno fibra di quanto dovrebbe. Le linee guida, inoltre, raccomandano che la quota di fibre si dovrebbe raggiungere preferibilmente con la sola dieta, senza far ricorso a integratori alimentari.  Ecco dunque, che una donna in menopausa o nel periodo immediatamente precedente, si trovi a fare i conti con questa problematica dovrebbe innanzitutto chiedersi, quanto sia adeguato il suo apporto di fibre durante la giornata.

Quali tipi di fibre esistono?

Le fibre si distinguono in due grandi gruppi idrosolubili e non idrosolubili. Sono fibre non idrosolubili: la cellulosa, l’ emicellulosa e le lignine: per definizione e per la loro peculiare struttura sono in grado di fissare l’acqua e di aumentare, di conseguenza, la massa fecale, oltre a costituire una fonte di nutrimento per la flora batterica intestinale. Queste fibre sono abbondanti nei cereali integrali, nei legumi, nelle verdure e in alcuni ortaggi. Le fibre non idrosolubili svolgono un ruolo centrale per il buon funzionamento del tratto gastrointestinale poiché possono ritardare lo svuotamento gastrico e facilitano il transito del bolo alimentare nell’intestino e l’evacuazione delle feci. Sono fibre idrosolubili, invece, le pectine, le gomme e le mucillagini: per definizione a contatto con l’acqua sono in grado di rigonfiare e dare vita a una sostanza gelatinosa altamente fermentabile; sono in grado di rallentare la velocità di svuotamento dello stomaco e aumentare la sensazione di sazietà. Sono molto abbondanti nei legumi, nella frutta, nelle verdure e negli ortaggi (es zucchine).

Perché le fibre sono così temute

Nell’immaginario collettivo le fibre rappresentano un potenziale problema per lo sviluppo di problemi gastrointestinali come meteorismo, diarrea, flatulenza. Non è del tutto vero: per le persone che non consumano regolarmente cibi ricchi in fibra è bene sapere che se si decide di virare verso questa buona abitudine e aumentarne il consumo, tale aumento deve essere graduale e associato a una scrupolosa idratazione, accompagnato cioè dal consumo di 1,5\2 litri di acqua al giorno.

Rivedere il proprio piano alimentare

Per chi non consuma già una quantità adeguata di fibre, con gradualità dovrebbe inserire ai pasti principali, quindi sia a pranzo che a cena una porzione di verdure o ortaggi, cotti o crudi. Ogni giorno occorre consumare due o tre porzioni di frutta, intendendo per porzione un frutto di grandezza media o due piccoli. Per farlo è un’ottima abitudine consumare la frutta come spuntino a metà pomeriggio e metà mattina. È buona abitudine consumare regolarmente cereali in chicco come orzo, farro, miglio, come pure è un’ottima abitudine portare in tavola pane e pasta integrale, riso integrale, come pure bisognerebbe consumare almeno due porzioni a settimana di legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli, fave…) sia freschi che secchi, alternandoli alle fonti di proteine animali.

Legumi e meteorismo

Non tutti consumano volentieri i legumi, soprattutto per paura che possano essere causa di meteorismo, ovvero che possa presentarsi gonfiore addominale a causa dell’eccessiva formazione di gas intestinale
«I legumi possono causare gonfiore, in modo variabile da soggetto a soggetto, per il contenuto di alcune sostanze “fermentanti”.- spiega Francesca Galeazzi Dirigente medico di 1 livello presso la Gastroenterologia Azienda Ospedaliera Università di Padova e consigliere AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri) che chiarisce anche- Una strategia utile può essere quella di introdurre piccole porzioni una volta alla settimana e poi aumentarne progressivamente la quantità. È utile inoltre cercare di evitare l’associazione con altri alimenti che per le loro caratteristiche possono causare gonfiore (ad esempio le crucifere, cavoli, broccoli o alcuni tipi di frutta). Anche un adeguato riposo in acqua prima della cottura o utilizzo di prodotti decorticati possono rendere tali preziosi alimenti più tollerabili. Sicuramente è opportuno consultare i professionisti della nutrizione per una dieta bilanciata con adeguate associazioni degli alimenti per risolvere possibili effetti collaterali senza rinunciare ai benefici».

Stitichezza e menopausa: la crusca nel piatto

Contro la stitichezza, non è raro, soprattutto fra le persone più in là con gli anni, che soprattutto chi non riesce a ottenere un introito di fibre con l’alimentazione adeguato, aggiunga la crusca ai propri piatti: «La crusca, come sopra evidenziato, fa parte della categoria delle fibre non idrosolubili. È necessario considerare che nelle persone anziane vi è spesso riduzione dell’attività fisica e dell’assunzione di acqua, inoltre anche molte terapie farmacologiche possono influenzare il transito intestinale. Come conseguenza in alcuni casi l’assunzione di crusca o fibre idrosolubili può causare gonfiore, formazione di feci troppo dure da espellere fino a veri e propri fecalomi che possono causare dolori addominali, e quadri di ostruzione che possono richiedere accesso in ospedale. – spiega ancora la dottoressa Galeazzi che perciò consiglia- Pertanto nei soggetti anziani l’assunzione di fibre deve essere associata ad adeguata idratazione, e se questa non fosse possibile o controindicata per patologie specifiche, in caso di stipsi è preferibile utilizzare lassativi emollienti o osmotici».

Ecco quindi, che non tutto è semplice come sembra e aggiungere il cucchiaino da caffè di crusca al latte o alla minestra non è né efficace né innocuo come può sembrare. Le stesse accortezze vanno prese anche se si decide di optare per un integratore di fibre come spiega, concludendo, la dottoressa Galeazzi: «Le fibre aumentano il volume delle feci, ma come specificato sopra è fondamentale che vi sia un adeguato apporto di acqua affinché le stesse si mantengano morbide e il transito intestinale venga facilitato. Per i motivi elencati sopra nei pazienti con problemi di gonfiore addominale e dolore, in caso di Intestino irritabile, vanno sicuramente consigliate le fibre idrosolubili rispetto alle non idrosolubili».

Dott.ssa Angela Nanni per Redazione VediamociChiara
© riproduzione riservata

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Succede che anche donne che prima della menopausa potevano contare su una piena regolarità del proprio alvo, e ora si ritrovano a combattere anche con la stitichezza in menopausa. La dott.ssa Angela Nanni intervista per VediamociChiara con la dott.ssa Francesca Galeazzi, sul ruolo delle fibre.

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento: 03 febbraio 2024

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