martedì, 28 Maggio 2024

Probiotici di Precisione, per la Dieta e la Salute del Microbiota

Probiotici di Precisione, per la Dieta

Per la dieta e la salute del nostro microbiota possono rivelarsi di grande aiuto i probiotici di precisione.

Le diete non sono tutte uguali e non lo siamo neanche noi ed il nostro microbiota!
Per questo è importante capire quali integratori, o meglio, quali probiotici possono rivelarsi di aiuto a sostegno delle diete ipocaloriche e per la salute del nostro microbiota. E questo non solo prima di iniziarle ma anche dopo averle finite. Capiamo le scelte da fare per rendere efficaci i nostri sforzi, ascoltando gli esperti, anche in vista del nostro prossimo evento online, dedicato proprio a questo tema.

La dieta può essere una doppia fatica

La dieta è una gran fatica per molte persone in sovrappeso, visti i sacrifici da affrontare per riconquistare il peso forma (e la salute). Ma lo è anche per il nostro microbiota intestinale. Oggi sappiamo che un microbiota in salute è un microbiota ricco e che la biodiversità è sinonimo di salute. Ed è importante che resti alta.

Oggi abbiamo dei dati che mettono in relazione la biodiversità con la dieta o più semplicemente con lo stile alimentare. Ad esempio, la dieta onnivora e ricca di fibra alimentare mostra una biodiversità più alta che non una dieta ricca di cibi di origine animale.

Sappiamo anche che una buona strategia per aumentare la biodiversità è il consumo di cibi fermentati. Infatti la letteratura scientifica riferisce che i cibi fermentati sono in grado di promuovere l’aumento della biodiversità. Al contrario, quando la biodiversità è bassa manifesta aspetti anticipatori della patologia: più si perdono batteri più si tendono a manifestare, ad esempio, patologie autoimmunitarie e metaboliche.

Quali sono i probiotici amici delle diete?

Ogni dieta ipocalorica ha un suo profilo probiotico vantaggioso in termini di risultati finali. Se vogliamo migliorare la performance è importante saperlo. In caso contrario si rischia il solito buco nell’acqua. Oltre che nello stomaco.

Ma quali sono i probiotici amici delle diete?

Siamo abituati a pesarci per tenere sotto controllo il nostro peso. Dovremmo anche iniziare a capire le nostre specie batteriche predominanti nel nostro “secondo cervello”, il cervello cosiddetto “viscerale” visto che tra il peso e queste colonie di minuscoli esserini c’è una stretta relazione.

Oggi sappiamo che una specie in particolare, l’Hafnia alvei, recentemente oggetto di investigazioni molto interessanti, riveste un ruolo chiave proprio in riferimento alla riuscita della dieta in pazienti in sovrappeso. La fonte (riportata in bibliografia), Role of the gut microbiota in host appetite control: bacterial growth to animal feeding behaviour, è uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, dove viene spiegato il meccanismo d’azione di Hafnia alvei HA4597 e del ruolo del microbiota nella gestione dell’appetito.

Il microbiota ha un ruolo anche metabolico

Cosa ci dicono i risultati di questi studi? Analizzando le caratteristiche del microbiota di persone sia magre che in sovrappeso, ci si è resi conto che nelle prime è presente in misura maggiore la proteina ClpB (proteasi caseinolitica B). Una proteina che svolge un’azione mimetica dell’ormone coinvolto nella sazietà, e che dà luogo ad un effetto saziante, capace di attenuare il senso della fame.
Un altro aspetto importante che è stato notato è che più l’Indice di massa corporea, (IMC, o BMI, Body Mass Index in inglese) si abbassa, più ClpB troviamo. Stessa cosa si nota con il diminuire della circonferenza del punto vita e del tessuto adiposo.

Ma il microbiota cambia anche con il cambiare delle abitudini alimentari, e quindi delle diete.

La biodiversità del microbiota cambia con la dieta

Si fa presto a dire “Mi metto a dieta!”. Quando lo facciamo ci limitiamo a tenere conto del nostro obiettivo di peso, ad esempio, 6 chili in 3 mesi. Dimentichiamo però che un cambiamento come questo avrà delle ripercussioni anche sul nostro tesoro enterico, la nostra flora, il nostro microbiota appunto. Questo perché non cambia solo il nostro peso nei giorni, nelle settimane, nei mesi in cui siamo sotto il nuovo regime alimentare, cambia anche il nostro microbiota. Ed è proprio la dieta che scegliamo che lo modifica. E non è detto che lo faccia in meglio. Alla fine avremmo ottenuto il nostro peso ideale, ma potremmo aver compromesso la nostra salute batterica, e creato, anche se inconsapevolmente, un microbiota “sbagliato”, su cui bisognerà necessariamente intervenire per ripristinarne la salute, l’equilibrio, l’eubiosi.

In altre parole una dieta ha il potere non solo di cambiare le nostre forme ed il nostro peso, ma anche il nostro microbiota. Lo stile alimentare ridisegna il nostro patrimonio di batteri:

“Il microbiota trasferisce al corpo anche una serie di eventi positivi o negativi. Lo testimonia il fatto che se trapiantiamo un microbiota di un fenotipo obeso ad una persona normopeso, questa erediterà lo stesso fenotipo.

Con il microbiota trasferiamo non solo il mondo delle malattie infettive, ma anche le malattie non trasmissibili, come le malattie dismetaboliche, per esempio l’obesità.“
(Fonte: Diete ipocaloriche: quali probiotici in add-on ai diversi regimi dietetici? Intervento del Dott. Di Pierro, Presidente della Società Internazionale degli Studi sul Microbiota)

Cosa fare allora? Dovremmo iniziare a ragionare pensando ai probiotici come grandi alleati non solo della nostra salute ma anche della nostra dieta. Per farlo abbiamo bisogno di probiotici cosiddetti di “precisione” e scegliere il probiotico adatto a noi e al nostro tipo di regime alimentare. In una dieta mediterranea, ad esempio, in cui i protobatteri si azzerano, automaticamente perdiamo ClpB. E’ necessario allora trovare un probiotico che sia di aiuto ad aumentare il ClpB.

Come posso interagire con il microbiota?

Lo strumento principale per intervenire è il cibo. Quindi smettiamola di considerare il cibo tutto uguale, visto che in realtà una parte del cibo è per noi, come le proteine, gli zuccheri, gli amidi, i grassi alimentari semplici etc. Si tratta del cibo per il “contenitore” del microbiota, l’ospite. Ovvero noi. Poi c’è un cibo per “loro”, un cibo che ha una rilevanza sull’habitat colonico. Il cibo che adorano i batteri è quel cibo che eliminiamo con le feci, perché non riesciamo a metabolizzarlo.
Ma indipendentemente dalla tipologia di cibo conta anche la quantità. Quando il cibo per noi è troppo, diventa anche quello cibo per “loro”, ovvero per le nostre colonie di batteri.

Ecco cosa possiamo fare per calibrare le colonie batteriche. In caso di bassa biodiversità possiamo intervenire con le diete ipocaloriche, con il digiuno intermittente, con i cibi fermentati e il cibo “vegetale”. Possiamo abbassare i Firmicutes con la dieta ipocalorica e la riduzione dei carboidrati. E i Bacteroidetes, con la dieta ipocalorica e la riduzione delle proteine.

Non è solo una questione di mode allora, si sceglie una dieta piuttosto che un’altra anche in base alla sua efficacia.

Prendiamo ad esempio due diete note: la dieta chetogenica e la dieta mediterranea.

La variazione del microbiota con la dieta chetogenica

“CHI PRATICA LA DIETA CHETOGENICA LA CONSIDERA CLINICAMENTE VALIDA, ED EFFETTIVAMENTE LO È PERCHÉ PERMETTE DI OTTENERE LA PERDITA DI MOLTO PESO. PER QUANTO RIGUARDA LA SALUBRITÀ DI QUESTA DIETA, SICURAMENTE LO È PER I SOGGETTI CON GROSSI PROBLEMI COME L’EPILESSIA, MENTRE DIVENTA MENO SALUBRE DAL PUNTO DI VISTA DEL MICROBIOTA IN CHI HA SOLO PROBLEMI DI OBESITÀ, PERCHÉ SI HA UNA RIDUZIONE DEI FIRMICUTES E UN AUMENTO DEI BACTEROIDETES.”

(Fonte: Diete ipocaloriche: quali probiotici in add-on ai diversi regimi dietetici? Intervento del Dott. Di Pierro del 14 febbraio 2023, Presidente della Società Internazionale degli Studi sul Microbiota).

Ma soprattutto perché si ha una riduzione della biodiversità:

“RILEVANDO UN AUMENTO DEI BACTEROIDETES COSÌ ACCENTUATO, DURANTE QUESTA DIETA SI TENDE A COMMUTARE LA PRODUZIONE DI ACIDI GRASSI SOPRATTUTTO IN FAVORE DI PROPIONATO, CHE NEL BREVE PERIODO DÀ SAZIETÀ, COSA CHE SI OSSERVA NELLA DIETA CHETOGENICA, MA NEL LUNGO PERIODO SIGNIFICA IL POSSIBILE SVILUPPO DI INSULINO-RESISTENZA.”

(Fonte: Ketogenic Diet and microbiota: friends or enemies?>>> in inglese).

Che succede invece se si sceglie la Dieta mediterranea?

Quando si segue questa dieta la biodiversità tende a salire. Si tratta di uno degli aspetti che rende la dieta mediterranea più pregiata rispetto alle altre. Sale anche la produzione di Bifidobatteri. Questi rialzi sono a vantaggio di un decremento di patogeni. Durante questa dieta si verifica un crollo della proteina ClpB, che provoca un effetto che conosciamo un po’ tutti, quella voglia di “sgarro” che si manifesta solitamente dopo i pasti, in genere con una preferenza per il dolce… Un comportamento che può compromettere seriamente l’obiettivo della dieta stessa.

Come tenere a bada la fame una volta finita la dieta chetogenica e come non compromettere i risultati in termini di benessere della dieta mediterranea?

Spazio ai dati scientifici! Un aiuto può trovarsi nell’utilizzo di probiotici di precisione per l’aumento del senso di sazietà, come i probiotici che contengono l’Hafnia alvei HA4597.

In un esaustivo intervento del dott. Francesco Di Pierro, Presidente della Società Internazionale degli Studi sul Microbiota (Fonte: Diete ipocaloriche: quali probiotici in add-on ai diversi regimi dietetici? Intervento del Dott. Di Pierro del 14 febbraio 2023), viene messa in evidenza l’importanza di una integrazione probiotica mirata, di precisione appunto, per ogni diverso regime dietetico, con il fine di sopperire a deficit batterici che vengono a crearsi proprio in seguito alla variazione dietetica.

Cosa ci dicono i dati dei recenti studi scientifici? Le evidenze sull’effetto saziante di Satilia® (studio pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients), i pazienti a dieta ipocalorica trattati in doppio cieco con il ceppo Hafnia alvei HA4597 avevano ottenuto una riduzione di peso più accentuata che i soggetti trattati con placebo, perché avevano un minor desiderio di mangiare rispetto agli altri e quindi risultavano più aderenti alla terapia dietetica.

Siccome la proteina ClpB la producono solo i batteri, i ricercatori hanno cercato, tra i vari probiotici nelle ceppoteche, un qualche ceppo che ne producesse e che avesse l’opportuna omologia di sequenza con l’ormone melanotropo. Queste caratteristiche le hanno trovate solo nel ceppo di Hafnia alvei HA4597, che quindi è l’unico batterio probiotico in grado di “ingannare” l’organismo e dare senso di sazietà.

Gli autori dello studio concludono che la somministrazione del ceppo Hafnia alvei HA4597 sia riuscita a diminuire l’assunzione di cibo dei topolini, descrivendo questo ceppo come un probiotico di nuova generazione finalizzato alla gestione dell’appetito, attraverso un effetto saziante che permette al soggetto che lo assume di sentirsi soddisfatto anche introducendo meno cibo.

Si potrà allora arricchire il microbiota nei casi di sovrappeso con il ClpB prodotto dal ceppo Hafnia alvei HA4597, in modo da influenzare quotidianamente il meccanismo di induzione della sazietà. Questo approccio consentirà anche di aiutare la persona a dieta rendendo i suoi sforzi più efficaci nel corso del percorso dietetico, e raggiungendo così più facilmente gli obiettivi di peso prefissati.

Dove trovo questo batterio?

In commercio il probiotico è venduto con il nome di Satilia®. Si tratta di un integratore alimentare usato per aiutare a seguire meglio il regime alimentare assegnato.
Satilia® è indicato per i pazienti in sovrappeso o obesi, al fine ridurre il senso di fame durante una dieta ipocalorica.

Di tutti questi temi parleremo nel nostro evento online A ogni dieta il suo microbiota, a ogni microbiota la sua dieta”, martedì 28 marzo con il prof. Francesco di Pierro.

Ti aspettiamo!

Redazione VediamociChiara
©️ riproduzione riservata

Informazioni utili sul probiotico Satilia®

Ogni capsula di Satilia® contiene:

  • 2.5×107 UFC (Unità Formanti Colonie di batteri) per capsula di Hafnia alvei HA4597®)
  • 2,5 mg di Zinco
  • 10 µg di Cromo

MODO D’USO: 2 capsule al giorno, 1 durante la colazione e 1 durante il pranzo (l’effetto saziante si verifica al pasto successivo).

ATTENZIONE: Satilia® va assunto per almeno 90 giorni, in concomitanza ad una dieta ipocalorica.

AVVERTENZE: Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Non superare la dose giornaliera consigliata. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni di età. Prima di iniziare qualunque terapia, è consigliato consultare il proprio medico di fiducia e attenersi alle sue prescrizioni. In caso di assunzione eccessiva o accidentale del prodotto, avvertire il proprio medico o farmacista.

>>> Tra le fonti di questo articolo segnaliamo:
  • Diete ipocaloriche: quali probiotici in add-on ai diversi regimi dietetici? Intervento del Dott. Di Pierro del 14 febbraio 2023
  • Fetissov S., Role of the gut microbiota in host appetite control: bacterial growth to animal feeding behaviour, Nat Rev Endocrinol. (2017), doi: 10.1038/nrendo.2016.150
  • Ketogenic Diet and microbiota: friends or enemies? Genes (Basel). 2019 Jul; 10(7): 534
    Veiga P. et al., Moving from probiotics to precision probiotics. Nature Microbiology (2020). doi:10.1038/s41564-020-0721-1
    Arnoriaga-Rodríguez M. et al., Gut bacterial ClpB-like gene function is associated with decreased body weight and a characteristic microbiota profile. Microbiome (2020). doi:10.1186/s40168-020- 00837-6
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Take Home Message
Ai fini della buona riuscita della dieta ipocalorica e della salute del nostro microbiota è importante capire quale integratori, o meglio, quali probiotici possono rivelarsi di aiuto. Non solo prima di iniziare le dieta, ma anche dopo averle finite. Capiamo le scelte da fare per rendere efficaci i nostri sforzi, ascoltando gli esperti, anche in vista del nostro prossimo evento online, dedicato proprio a questo tema.

Tempo di lettura: 6 minuti

Ultimo aggiornamento: 03 marzo 2024

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