Dismorfofobia, la malattia del vedersi brutti

Dismorfofobia - La malattia del vedersi bruttiDismorfofobia, la malattia del vedersi brutti

“L’immagine corporea è quel quadro del nostro corpo che formiamo nella nostra mente”
(P. Schilder)

Gentilissime lettrici oggi parliamo della dismorfofobia e cioè “la malattia del vedersi così brutte da sentirsi male“. Con questi termini si è definita una giovane donna durante un colloquio clinico.

Si parla di questo disturbo nei casi in cui l’accanimento verso un presunto o lieve difetto fisico da eliminare, rappresenta l’unico obiettivo vitale della propria esistenza. Ad ogni età peraltro. Le donne allora ingaggiano un ossessivo rapporto con il proprio corpo, e l’ immagine riflessa allo specchio rappresenta il nemico da combattere.

Davanti allo specchio

La dismorfofobia, termine scientifico, coincide con la difficoltà a valutare con oggettività la forma del proprio corpo e del proprio viso. Questo porta la persona ad attivare comportamenti patologici e dannosi sia per il corpo che per la psiche.

La presenza dei sintomi, il pensiero ossessivo dell’eventuale difetto fisico, il timore del giudizio altrui, i comportamenti ossessivi tesi a controllare il difetto fisico, etc. Tutto questo compromette la qualità della vita della persona, influenzano negativamente i rapporti interpersonali in famiglia e nel sociale, compromettono anche le performance professionali e scolastiche.

La medicina estetica e la chirurgia estetica sembrano essere la soluzione di ogni problema. Succede allora che la modifica di un elemento del viso o di una parte del corpo, rappresenti la promessa di ogni felicità e successo nella vita. Così come nel lavoro, in società, e nell’amore… Ma soprattutto a controllare l’ansia e i pensieri ossessivi legati al difetto o imperfezione fisica.

Ci sono età a rischio?

Due sono le età a rischio per lo sviluppo del disturbo di Dismorfismo Corporeo.

La prima è l’adolescenza che si caratterizza come fase della vita piena di cambiamenti fisici che modificano il rapporto con il proprio Sé e con il mondo esterno.Tali modifiche dell’aspetto fisico nella maggior parte dei casi creano un disagio psicologico momentaneo; in altri casi, in assenza di autostima e in ambienti che esaltano la perfezione fisica, sfociano nel disturbo .

La seconda è la fase pre-menopausale e menopausale, dove la perdita di elasticità e di luminosità della pelle, la carenza di tonicità, la comparsa delle rughe, sono vissuti come inestetismi inaccettabili e da combattere in ogni modo.

Talvolta questi vissuti di “perdita” sono associati ad altre perdite simboliche. Ad esempio il lavoro o un legame sentimentale. In entrambi i casi parliamo di esperienze che producono una maggiore  insicurezza e disistima.

Quali sono le parti del corpo interessate?

Le preoccupazioni frequenti femminili quando sono legate alla forma del viso riguardano il naso, le orecchie, le occhiaie. Negli altri casi l’ossessione può investire altre parti del corpo quali il seno, addome, natiche, ma anche mani, piedi, braccia.

Il difetto può essere una lieve anomalia fisica che preoccupa esageratamente il soggetto o anche essere totalmente immaginaria. A nulla serve il parere dei familiari, amici, sanitari ad evitare alla persona di sottoporsi a ripetuti interventi di trattamento medico e chirurgico.

Non solo donne…

Anche alcuni uomini sono ossessionati dal loro aspetto fisico. La preoccupazione degli uomini nei confronti del loro aspetto è rivolta particolarmente alla propria massa muscolare percepita come scarsa e inadeguata. La Dismorfofobia Muscolare coinvolge prevalentemente gli uomini sportivi che praticano il bodybuilding o i ragazzi molto giovani. Un’altra area del corpo su cui sono rivolte le ansie degli uomini riguarda la forma e/o le dimensioni dei propri genitali.

Tra le cause della dismorfofobia, oltre la predisposizione genetica, si ritiene che il disturbo sia legato a un processo cognitivo “difettoso”, talvolta quest’ultimo sollecitato da una cultura che venera l’aspetto fisico.

Ecco alcuni sintomi per riconoscere la dismorfofobia

  • Eccessiva attenzione per il proprio corpo
  • Preoccupazione verso uno o più difetti fisici trascurabili o inesistenti
  • Controllarsi continuamente allo specchio o all’opposto
  • Essere terrorizzati dal guardare la propria immagine riflessa allo specchio
  • Ricercare rassicurazioni circa eventuali difetti
  • Pensieri ossessivi legati alla preoccupazione per il difetto fisico
  • Eccessivo esercizio fisico per sviluppare massa muscolare
  • Eccessivo ricorso alla chirurgia estetica
  • Tendenza ad isolarsi e ad evitare i rapporti sociali

 

Suggerimenti

Riconoscere il problema, se è personale o se investe un membro della famiglia. Sin dall’inizio permette di evitare che il disturbo si complichi sfociando e associandosi ad altri disturbi (come il disturbo ossessivo compulsivo, depressioni, disturbi del comportamento alimentare).

Un trattamento farmacologico e psicoterapeutico (specie cognitivo-comportamentale) sono gli unici che consentono di ristabilire un equilibrato e adeguato rapporto con il proprio corpo. Pertanto è opportuno:

  • Parlarne con qualcuno della propria ossessione corporea
  • Rivolgersi al proprio medico di fiducia
  • Consultare uno psicologo

 

Nota bibliografica:

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (V Edition) 2014, American Psychiatric Association (APA)

 

Dott.ssa Patrizia Pezzella
Psicologa, psicoterapeuta, perfezionata in Sessuologia clinica

Puoi contattare direttamente la dott.ssa Patrizia Pezzella
www.terapiasedutaunica.it
www.vaginismo.rm.it 

 

(Credits foto)

Take Home Message
La dismorfofobia coincide con la difficoltà a valutare con oggettività la forma del proprio corpo e del proprio viso. Questo porta la persona ad attivare comportamenti patologici e dannosi sia per il corpo che per la psiche.
Tra le cause della dismorfofobia, oltre la predisposizione genetica, si ritiene che il disturbo sia legato a un processo cognitivo “difettoso”, talvolta quest’ultimo sollecitato da una cultura che venera l’aspetto fisico.

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Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2018

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