domenica, 14 Aprile 2024

Caregiver: il lavoro di questi tempi

Caregiver

Caregiver: il lavoro di questi tempi ma che… nessuno, di questi tempi, vuole fare

Mia madre mi ha insegnato a fare le cose con amore, tutte le cose, soprattutto quelle che non richiamano esattamente piacevolezza, piuttosto, portano noia o fastidio. Quando fai le cose con amore, mi diceva, le fai più velocemente e meglio e, quell’amore, ti torna indietro con gli interessi.

 

Tenerezza, rispetto, amore.

Tutti abbiamo bisogno di tenerezza, di rispetto, di amore ma chi non può fare da solo ha una fragilità amplificata perché è in balia della realtà, di quello che succede, non ha l’autonomia di decidere per sé, o almeno la ha limitata. Per questo, di solito chi ha bisogno di un caregiver è spesso ostico, scontroso, perché la mancanza di autonomia indurisce, inasprisce e genera un senso di ingiustizia, spesso inconscio, che altera la consapevolezza e fa riversare sugli altri la propria frustrazione.

La parola Caregiver

La parola Caregiver sa di grazioso, fa pensare a qualcosa di divertente e simpatico; un caregiver, in realtà, è chi si prende cura di qualcun altro che non è più in grado di fare da solo che in sé non è, poi, una cosa brutta ma di divertente ha poco. La traduzione più calzante, in italiano, è badante. “Persona addetta all’assistenza di anziani, ammalati o disabili”. Qui affrontiamo il primo caso che spesso contempla anche gli ultimi due.

Se dico “badante” sembra meno originale, meno esotico eppure…eppure ha, dentro di sé una tinta di tenerezza, calore, dolcezza.

Sulla soglia dei 50-60 anni

Quando si arriva sulla soglia dei 50-60 anni, se si ha la fortuna di avere ancora i genitori, è probabile che ci si trovi nella condizione di Caregiver o di cercarne uno. Così si inizia la difficile coesistenza tra il desiderio di fare il meglio e il senso di colpa di non potersi, per vari motivi, prendere cura del genitore o caro anziano e, allo stesso tempo, si cerca anche di destreggiarsi con la gestione di persone che, fanno questo lavoro, spesso senza avere nessuna nozione di come fare, magari, senza neanche parlare la lingua.

E questo perché è un lavoro, appunto, che nel nostro contesto, nessuno vuole fare.

Una volta una badante mi disse, “meno male che c’è la televisione altrimenti come faremmo tutto il giorno?!”. La TV che fa scorrere il tempo ma che per una persona che sta perdendo il contatto con la realtà è quanto di più annichilente ci possa essere. Ma 10 ore sono tante e ci vuole dedizione, capacità e soprattutto amore per impegnarsi e far ingaggiare una persona in attività che la facciano sentire ancora “viva”.

Cosa accadeva fino a qualche decennio fa?

Un tempo, neanche troppo lontano, si diventava genitori, nonni e pensionati relativamente giovani e quando un genitore rimaneva da solo lo si accoglieva in casa. Ma oggi, quegli stessi figli sono più grandi, i genitori vivono più a lungo e non sempre in salute e chi è in quella fascia di età, appunto tra i 50 e i 60, più o meno, è invece impegnato a correre per vivere la propria vita di cui inizia a vedere la fine anche se lontana. Si inizia a perdere il senso di un futuro illimitato e non è detto che quel futuro così prevedibile si abbia voglia di investirlo tenendo compagnia a un anziano, anche se è il proprio genitore, così si prende un sostituito e allora iniziano i sensi di colpa.

Un circolo vizioso da cui non si esce e di cui, purtroppo, si è spesso inconsapevoli. Ho famiglia, devo prendermi cura di loro, devo lavorare, devo fare sport perché altrimenti mi riduco anche io così e prima del tempo, ho gli amici, i viaggi devo vivere prima che sia troppo tardi…

Così abbiamo da una parte un figlio preoccupato, ma anche frustrato e dall’altra un genitore che si sta allontanando dal mondo frenetico e in cerca di cose semplici: un po’ di tenerezza, comprensione e compagnia.

Trovare una via d’uscita

È possibile trovare una via di uscita dalla frustrazione e conciliare il senso di colpa con l’amore verso il proprio genitore che non ha più, ormai, le energie e lo spirito per vivere in autonomia? È, cioè, verosimile riuscire a dedicarsi all’altro mantenendo, allo stesso tempo, un equilibrio nella propria vita godendo del “passato” e del “presente” e magari anche del “futuro”?

La risposta è si, a volte, basta chiedere aiuto all’esterno se da soli non si riesce.

Dott.ssa Alessandra Bitelli Trainer & Coach per Redazione VediamociChiara
©️riproduzione riservata

Puoi contattare direttamente la dott.ssa Alessandra Bitelli scrivendo a alessandra.bitelli@coach4change.it

Take Home Message
Quando arriviamo attorno ai 50-60 anni, se abbiamo la fortuna di avere ancora i genitori o almeno uno dei due, alcuni di noi si trovano a svolgere il lavoro di Caregiver o a cercare qualcuno che lo faccia per noi. Impariamo a trovare una soluzione e un nuovo equilibrio.Il toccante articolo della nostra dott.ssa Alessandra Bitelli

Tempo di lettura: 1 minuto

 

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