Disturbi dell’alimentazione nella fase adolescenziale

disturbi dell'alimentazioneDisturbi che compaiono tra i giovanissimi, quando il corpo si trasforma ed emerge il tema della sessualità

Ricordate l’antico detto? “Mens sana in corpore Sano“. Quando Giovenale nel 356 d.c. inserì in una delle sue satire questa citazione, di certo non poteva immaginare l’uso che ne avrebbe fatto l’uomo nel XXI° secolo:  dall’uso comune, “star bene con la mente è legato lo star bene nel corpo”, all’uso che la multinazionale Asics ha iniziato usandolo come acronimo del proprio marchio (Asics – Anima Sana In Corpore Sano).

Talvolta si sottovaluta il significato profondo di questa frase e l’influenza che la mente può avere sull’organismo e sul benessere della persona.

Uno dei tanti esempi è il disturbo alimentare che può manifestarsi in varie fasi del ciclo vitale, in particolare durante l’adolescenza. Questa rappresenta una fase critica della vita dell’individuo: comincia a nascere il confronto con i cambiamenti legati all’aspetto fisico, cognitivo e sociale.

Disturbi dell’alimentazione

Le statistiche riportano che il 15-20% ca. degli adolescenti manifesta “segni di stress anomalo” nello scoprire il proprio corpo trasformarsi e nell’emergere della sessualità. Si pensa che il corpo sia una parziale difesa nei confronti dell’elaborazione mentale, veicolo preferenziale per comunicare e mostrare un disagio psicologico, in diretta relazione con il cibo che diventa il “mezzo” per sfogare le proprie insicurezze: o con il rifiuto diretto, o con l’eccessivo abuso. Ad accrescere  questa situazione conflittuale subentrano spesso anche modelli di bellezza irraggiungibile,  l’immagine corporea ideale che corrisponde ad un corpo magro, scattante, atto a mostrarsi.
Certamente ogni donna durante l’adolescenza ha pensato almeno una volta “Cavolo guarda che corpo quella!” oppure ”Ma come fa a non avere neanche un filo di cellulite?!”.

Il tutto poi va legato all’influenza che la cultura e gli stereotipi impongono agli occhi di chi comincia a confrontarsi con se stessi e con il mondo intorno a sé.

I dati provenienti dalle ricerche dimostrano che nelle società occidentali, o in quelle che ad esse si ispirano, le donne, gli uomini e persino i bambini ricercano un’immagine del corpo ideale. In queste società vari fattori socioculturali contribuiscono ad enfatizzare il valore attribuito all’aspetto fisico (soprattutto delle donne). Gli espedienti che vengono utilizzati per raggiungerla spaziano dall’esercizio fisico (palestra, jogging etc), fino alle diete più impensabili. In questi paesi si stima che il 60% della popolazione sia, o sia stato, a dieta per un certo periodo della vita.

È probabilmente questa la ragione per  cui l’incidenza dell’anoressia e della bulimia è maggiore, ed ugualmente diffusa, nei  paesi industrializzati. Questi disturbi dell’alimentazione vengono infatti considerati dei disturbi culturebound, ossia legati alla cultura.

Disturbi dell’alimentazione – L’età media di insorgenza dell’anoressia nervosa è 16 anni…

Con dati che indicano una distribuzione con due picchi a 14 e 19 anni. Nel 15-20% dei casi il disturbo diventa cronico e in circa la metà dei casi c’è un passaggio verso la bulimia nervosa che a volte i clinici interpretano come un miglioramento del soggetto. Forse anche per questa ragione per i casi di bulimia nervosa si osserva un’età media più alta, tarda adolescenza o prima età adulta (18-22 anni), rispetto a quella dell’anoressia. La condotta alimentare disturbata generalmente persiste per diversi anni in un’alta percentuale di casi, il decorso può essere altalenante con fasi di remissione, alternate a fasi di ricomparsa dei sintomi.

L’anoressia risulta maggiore nei paesi industrializzati, presenta un’ incidenza media di circa l’1%

Insorge in media verso i 17 anni, potendo interessare però anche persone più giovani; l’anoressia, nel 90% dei casi, si sviluppa nel sesso femminile. I dati disponibili evidenziano come la prognosi sia migliore se il disturbo si manifesta nella prima adolescenza. Il DSM-IV, Manuale Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association descrive così le caratteristiche necessarie alla diagnosi del disturbo:

  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto);
  • Profonda paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso;
  • Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

La bulimia

La bulimia esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. Tra i DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), sono soprattutto quelli della sfera anoressica a essere rappresentati significativamente nell’adolescenza in termini d’incidenza rispetto all’età di esordio, mentre il 50% dell’obesità esordisce nella prima e seconda infanzia per andare incontro a delle oscillazioni che trovano, talvolta un continuum nell’emergenza di disturbi della sfera alimentare; frequente è il riscontro di soprappeso che precede l’anoressia. I  criteri diagnostici definiti dal DSM-IV, Manuale Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association sono i seguenti:

  • Frequenti “abbuffate”, ossia mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili; e presenza della sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando;
  • Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo;
  • Livelli di autostima generalmente influenzati dalla forma e dal peso corporei.

Alcuni studi affermano che le origini evolutive dell’anoressia nervosa sembrano derivare da una condizione per la quale, le bambine/i prima e le  ragazze/i poi, non imparano ad identificare i propri stati interiori e faticano a raggiungere un’adeguata autonomia.

Facciamo un esempio

Marta è una bambina piccola di altezza e questo le causa una carenza di fiducia in sé e nei propri mezzi, così cerca di essere perfetta affinché la madre non la abbandoni; l’assunzione di questo ruolo la porterà nel corso degli anni a sentimenti di risentimento e quindi ad una ribellione totale, tramite la quale una volta cresciuta, Marta cerca di affermare in qualche modo il suo vero sé per lungo tempo sopito.

Questa affermazione si realizza, purtroppo, tramite il rifiuto del cibo che rappresenta il tentativo di negare il proprio bisogno della madre e del suo nutrimento – cosa di cui, in realtà, è più che desiderosa – e la manifestazione della propria autosufficienza, tramite il controllo ossessivo della propria alimentazione e del proprio peso. Qualunque atto di ricevere cibo o amore mette Marta, e le ragazze come lei, direttamente a confronto con i propri bisogni, che loro sentono corrispondere alla perdita dell’autonomia, e le mettono di fronte alla loro dipendenza: per cui la soluzione sta nel non ricevere niente da nessuno.

Insomma, per quanto possa sembrare all’inizio un fenomeno di lieve preoccupazione, l’evoluzione successiva dimostra il contrario, quindi non vanno assolutamente sottovalutati i primi segnali di disagio, a tal fine l’OMSOrganizzazione Mondiale della Sanità, sottolinea l’importanza della prevenzione durante l’infanzia fino ai primi anni adolescenziali.

Chiara Dell’Anno

 

Take Home Message
Disturbi dell’alimentazione  – Un tema molto caldo per le famiglie, gli psicologi e i nutrizionisti, che coinvolge soprattutto gli adolescenti. Non vanno assolutamente sottovalutati i primi segnali di disagio che compaiono durante questa delicata fase di vita. Anche per questa ragione l’OMS, sottolinea l’importanza della prevenzione.

Tempo di lettura: 1′ e 20”

Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2019

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