Fecondazione in vitro – 40 anni fa nasceva la prima bambina

Fecondazione in vitro – 40 anni fa nasceva la prima bambina

Nel 1978 nasceva in gran segreto Louise Brown, il primo neonato concepito attraverso la fecondazione in vitro. Da allora molti progressi sono stati fatti.

Era Il 25 luglio del 1978 quando il Daily Mail tuonava in prima pagina: “È una bambina”. La bambina in questione era Louise Brown, la prima neonata concepita in provetta e nata all’ospedale Oldham, nel Nord dell’Inghilterra. Una neonata che ha cambiato la storia della medicina.

Fecondazione in vitro, la storia di Louise Brown.

I due “papà scientifici” della piccola Louise furono Patrick Steptoe, un ginecologo che aveva messo a punto una tecnica innovativa per l’apertura delle tube, una delle più frequenti cause di infertilità femminile, e Robert Edwards, che da anni lavorava sulla manipolazione dei gameti e degli embrioni. A questi due medici Lesley e John Brown si erano rivolti dopo nove anni di tentativi vani di avere un figlio. I medici proposero alla coppia di tentare una procedura innovativa.

A quel tempo, far nascere una bambino con la fecondazione in vitro apparteneva più alla fantascienza che alla realtà. E la maggioranza degli addetti ai lavori era scettica. Tra i timori vi era che quello che potessero nascere neonati deformi.

Lesley e John Brown si sottoposero al trattamento nell’autunno del 1977 e la gravidanza ebbe inizio.

Solo qualche mese più tardi compresero la straordinarietà di quello che stava accadendo. I giornalisti cominciarono a seguirli, ansiosi di conoscere tutti i particolari della loro vita.  La coppia cercò inizialmente di sfuggire ai cronisti, ma poi trovò il modo di volgere a proprio vantaggio la  situazione, vendendo l’esclusiva della storia al Daily Mail, per 300.000 sterline.

Alla trentaquattresima settimana, la gravidanza sembrò a rischio e i medici optarono per un ricovero.

Dopo cinque settimane di riposo assoluto, il 25 luglio, il medico decise che era il momento di fare nascere Louise.

Tutto avvenne in gran segreto. L’equipe medica e persino il marito John furono avvertiti solo a poche ore dal parto. Così come la troupe incaricata di filmare l’evento dal Ministero della Sanità britannico.

Louise nacque alle 23:47. Era sanissima e bellissima. Al punto che i giornali di tutto il mondo la definirono “la neonata perfetta” o anche “la bambina del secolo”.

Fecondazione in vitro, i progressi della scienza.

La nascita di Louise Brown è stato un evento straordinario, che è valso a Robert Edwards il Nobel per la medicina nel 2010. Tuttavia questo evento è stato solo un primo importante passo di un percorso più lungo che ha portato, si stima, alla nascita di circa 10 milioni di bambini fecondati in provetta.

Da allora i progressi sono stati notevoli. Fondamentali sono stati lo sviluppo dell’Intra cytoplasmatic sperm injection (ICSI) e il congelamento degli ovociti.

L’ICSI è una metodica nata nei primi anni ’90, che si usa quando gli spermatozoi sono pochi o di scarsa qualità. Prevede l’iniezione diretta degli spermatozoi nella cellula uovo. Questa tecnica ha aumentato molto le probabilità di successo, soprattutto quando l’infertilità è maschile.

Negli stessi anni Novanta è stata sviluppata anche la tecnica di congelamento degli ovociti, che ha permesso di pianificare la maternità  e di fare avere un figlio anche alle donne in menopausa. Successivamente si è avuto l’avvento della vitrificazione, una tecnica di congelamento ultraveloce che aumenta la probabilità di gravidanza.

Fecondazione in vitro, come avviene?

La fecondazione in vitro è un procedimento complesso. Ecco quali sono le fasi.

  1. Il primo passo è ottenere un numero sufficiente di ovuli dalla donna. In questa fase, la donna è sottoposta a una stimolazione ormonale, per fa sì che produca una numero adeguato di ovociti. Gli ovociti maturi sono aspirati con un ago sottile e cavo, da entrambe le ovaie.
  2. In una seconda fase, gli ovociti sono fecondati in un piattino da laboratorio con lo sperma del futuro papà. Lo sperma è analizzato e trattato in modo da escludere gli spermatozoi meno “dotati”. L’embrione è analizzato e lasciato sviluppare. Oggi, grazie allo screening cromosomico completo (CCS), si possono cercare eventuali anomalie genetiche o cromosomiche nei vari embrioni prodotti, al fine di individuare e impiantare in utero solo quelli sani.
  3. Dopo cinque giorni, gli embrioni hanno raggiunto la fase di sviluppo più avanzata e vengono trasferiti nell’utero materno con un catetere.

 

Cristina Caramma

Fonte: Focus N° 310

Take Home Message
Nel 1978 nasceva in gran segreto Louise Brown, il primo neonato concepito attraverso la fecondazione in vitro. Da allora molti progressi sono stati fatti. Fondamentali sono stati lo sviluppo dell’Intra cytoplasmatic sperm injection (ICSI) e il congelamento degli ovociti. Un passo in avanti è stato fatto, in tal senso, con la tecnica della vitrificazione.

Tempo di lettura: 1′ e 20”

Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2018

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