domenica, 26 Maggio 2024

Giornata del Ricordo – 10 febbraio

Giornata del ricordo
Giornata del ricordo

Perché è stata istituita la Giornata del Ricordo?

Ogni 10 febbraio e nei giorni immediatamente precedenti e seguenti quotidiani e telegiornali parlano della memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale (ex Legge n. 92 del 30 marzo 2004).

Ma perché è stata voluta questa giornata di commemorazione? Per comprenderlo meglio vogliamo condividere con voi alcuni ricordi di famiglia inerenti il drammatico periodo tra la fine del 1943 e il 1954.

L‘armistizio dell‘8 settembre ha determinato la rottura del precario equilibrio tra le diverse comunità residenti nell‘area compresa tra le provincie di Trieste e Gorizia, in Istria e Dalmazia, creando le condizioni favorevoli per l‘esplosione di gravi e violenti contrasti con deportazioni, scomparse di persone ed eccidi.

Tra le vittime di questo stato di cose  vi sono stati tanti italiani e stranieri, fascisti e non, cattolici ed ebrei, carabinieri e soldati, artigiani e commercianti, avvocati e professori, persone per bene e criminali.

Nell’ultimo trimestre del 1943 e, successivamente, nei mesi di maggio e giugno del 1945 molte persone sono state sommariamente giustiziate dai partigiani slavo-comunisti e gettate negli inghiottitoi carsici, cavità naturali tipiche dell‘area descritta, denominate localmente “foibe“, o in pozzi minerari abbandonati.

Il primo ricordo di famiglia

Il primo ricordo che abbiamo, riguarda questa fase della complessa questione del confine orientale. In alcuni antichi documenti conservati con cura dalla mamma (classe 1934) è presente un foglio ciclostilato su carta intestata del Comando dei Carabinieri di Padova, datato 21 febbraio 1946: con poche laconiche parole si comunica che un suo cugino di primo grado, carabiniere appena diciannovenne, in missione ad Auremo di Sopra (comune della provincia di Trieste), non aveva fatto rientro in caserma, vittima di un’azione dei partigiani slavo-comunisti e che a distanza di oltre due anni, a guerra conclusa, non si avevano avute più notizie sulla sua sorte. Nelle vicinanze del paesino, oggi in territorio sloveno, si trova l’inghiottitoio di Vreme.

Il secondo ricordo di famiglia

Il secondo ricordo è relativo a vicende di poco successive, inerenti un’amica di famiglia, nata nel 1935 a Capodistria, il cui papà era proprietario di una antica distilleria, fondata dal bisnonno materno mezzo secolo prima. Dopo la fine della seconda guerra mondiale e la firma del trattato di Parigi il 10 febbraio 1947, si prospetta la creazione di un Territorio libero di Trieste diviso in due zone, A con amministrazione militare alleata e B con amministrazione militare jugoslava.

La distilleria di famiglia viene requisita dal governo jugoslavo e il papà è costretto a trasferire le sue conoscenze professionali ai nuovi “padroni”. Nella loro grande ed elegante casa, vengono collocati altri gruppi di persone; persino la tomba di famiglia è espropriata e per non rischiare di perderla, il papà comincia a pagare un affitto, cosa che viene fatta tuttora: nel sistema comunista la proprietà privata non esisteva più.

Cosa accade nell’immediato dopo guerra

La situazione estremamente disagiata si protrae fino al 1953, con ampie ripercussioni anche sulla frequenza scolastica della nostra amica, finché la famiglia non lascia Capodistria (nella zona B) per Trieste (nella zona A), depositando mobilio e quadri antichi salvati dalle razzie nel tristemente noto magazzino 18 del porto cittadino.

Erano i giorni in cui i liceali italiani e dunque, anche il nostro papà (classe 1931), protestavano vivacemente al grido di “Trieste all’Italia”.

Dal 61 al 2000

Nel 1961, trascorsi cinque anni dalla riunificazione di Trieste all’Italia, la nostra amica si trasferisce a Roma (dove fu creato un apposito quartiere -nell’area dell’EUR- che tuttora oggi è conosciuto come il quartiere Giuliano Dalmata) e comincia a insegnare con passione e generosità per l’Opera assistenza profughi giuliani e dalmati, stabilendosi definitivamente e felicemente nella capitale italiana, dopo aver sposato un carissimo amico di nostro papà, e dagli anni 2000 ha deciso di raccontare ai ragazzi di vari licei romani, la sua storia di esule giuliano-dalmata e la storia della sua gente.

Nel 2004, solo 20 anni fa quindi, finalmente l’esodo Giuliano Dalmata e le vittime delle foibe vengono riconosciuti, con l’istituzione di una giornata commemorativa.

In modo graduale il Governo italiano ha avviato le procedure per un risarcimento, seppur esiguo, delle famiglie che hanno dovuto lasciare le loro cose e la loro terra, ma inevitabilmente i fatti descritti dal ’43 al ’54 hanno quasi determinato il collasso dell’italianità adriatica.

Vogliamo chiudere questo breve articolo su una nota positiva e bella perché, grazie all’adesione della Slovenia all’Unione europea e alla recente designazione di Nova Gorica, insieme a Gorizia, quale Capitale Europea della Cultura 2025, pian piano, un patrimonio culturale a lungo frammentato, se non perduto, verrà recuperato e valorizzato.

Desideriamo anche segnalare questo volume interessante di Raoul Pupo per chi volesse approfondire l’argomento

Prof.ssa Maria Vittoria Barbarulo Docente presso il Lice Classico per Redazione VediamociChiara
© riproduzione riservata

Raoul Pupo, Il lungo esodo, ed. Rizzoli  CdS 2021

2025: Gorizia Capitale Europea della Cultura e 50 anni del Trattato di Osimo

 

Ultimo aggiornamento: 22 marzo 2024

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