venerdì, 24 Maggio 2024

Il piacere della complicità

Il piacere della complicità, il privilegio e la conquista
Il piacere della complicità, il privilegio e la conquista

Cambiare paradigma per iniziare a pensare di accogliere l’altro nella sua essenza. Scopriamo come con la nostra coach

Una volta una signora mi disse che ti accorgi che l’amore è finito quando, dell’altro, inizia a darti fastidio quel difetto che un tempo ti faceva sorridere. Ecco, quando arriva quel giorno significa che hai smesso di accogliere la persona che ti sta accanto per come è. Non gli/le perdoni più quelle piccole o grandi mancanze che prima non vedevi neanche, e quelle mancanze diventano, man mano, distanze incolmabili, diventano… colpe.

Inizi a dire frasi come: “Perché tu…” Quando tu, o quando io… Non più “Perché… noi”, “Quando… noi”.

Sembra non esserci più un “noi”. Ma solo un “tu” e un “io”. Due cose separate che magari vivono insieme ma che non hanno più niente da condividere, non vivono più nella …complicità.

Quando pensi che qualsiasi cosa dirai sarà usata contro di te allora smetti di parlare dei tuoi desideri, di raccontare le tue idee, di condividere le tue speranze.

Come possiamo pensare di essere complici di qualcuno di cui vediamo solo i difetti di cui, tra l’altro, gli o le facciamo una colpa?

Come possiamo mantenere vivo il desiderio di stare con qualcuno con cui non condividiamo la complicità?

Il piacere della complicità – In ogni relazione che funzioni c’è condivisione di idee e di obiettivi.

Si sta insieme a parlare in maniera creativa di cosa si può fare, inventare, realizzare insieme o anche non insieme anche solo per l’obiettivo di uno solo dei due perché complicità è anche questo. L’obiettivo di uno diventa anche l’obiettivo dell’altro. Non c’è invidia o risentimento.

Complicità è quando si risuona con l’altro e con quell’altro ci sentiamo al sicuro. È, quella persona, con cui non abbiamo paura di essere noi stessi e di far risorgere, fiorire la nostra essenza.

Complicità è quindi sospensione del giudizio

Ci sentiamo e facciamo sentire l’altro al sicuro perché in quella relazione non c’è giudizio e se non c’è giudizio non ci sono né mancanze né colpe.

Quando c’è complicità non vediamo l’altro perfetto e soprattutto l’altro non vede noi perfetti ma ci accoglie nel nostro essere come siamo e non pretende di cambiarci per adattarci alla sua taglia.

Allora, se la chiave è mantenere viva la complicità, la domanda deve essere: come fare a mantenere viva quella complicità che ci fa venire voglia di stare ancora insieme in tutti i sensi e… con tutti i sensi?

Il piacere della complicità – L’altro ingrediente è la fiducia

Devo potermi fidare, devo sentire che quello che dirò sarà accolto, ascoltato, considerato. Perché se non posso fidarmi, non avrò il desiderio di condividere i miei pensieri, le mie passioni, i miei desideri.

Qualche tempo fa parlai della critica che rende il rapporto tossico. Ecco, la fiducia, in questo senso ha molto a che fare con devo potermi fidare che chi mi ascolta non mi giudicherà, criticherà. Ed è qui che veniamo alla sospensione del giudizio.

Questo è poi il motivo per cui ci sentiamo, spesso, più liberi di parlare con chi non ci conosce. Non ne temiamo il giudizio e anche se ci fosse poi, quella persona, tanto non la vedremo più.

Nell’ultimo anno mi sono dedicata allo studio dell’intelligenza emotiva e indovinate un po’, nel fiore delle emozioni, l’amore è tra la gioia e la fiducia.

Allora se voglio cercare intimità con il partner anche quando, diciamocelo, il nostro corpo non è che abbia proprio questo fuoco sacro della libido, quest’intimità la dobbiamo costruire sulla fiducia, nella gioia della condivisione, nella e questo è l’ultimo ingrediente: la connessione.

Il piacere della complicità – Connessione con sé stessi

Chiudete gli occhi, adesso e respirate normalmente, ascoltate il vostro respiro, ascoltate il battito del vostro cuore. Connettetevi con voi stesse. Solo quando siete connesse con voi stesse potete connettervi con l’altro e solo quando c’è questa connessione troveremo fiducia, condivisione, amore.

Ora facciamo un altro piccolo esercizio.

Girate la testa di lato per circa 30’’ prima a destra e poi a sinistra, e cercate qualcosa di giallo. Avete anche visto degli oggetti di colore viola? Se non ne avete visto nemmeno uno girate nuovamente la testa e provate a cercarli.

Il piacere della complicità – La nostra attenzione è selettiva

Tende a cercare attivamente solo ciò che cerchiamo attivamente. Per esempio, se volete comprarvi una macchina rossa vi capiterà di vedere tantissime macchine rosse, se siete incinte vi sembrerà che il mondo sia popolato da sole donne incinte.

Questo fenomeno è dovuto al fatto che nel tronco encefalico esiste una struttura che si chiama “sistema reticolare attivatore ascendente”, che ha il compito di dirigere l’attenzione su ciò che per noi è maggiormente rilevante.

La nostra attenzione è selettiva quindi la nostra mente mostra al cuore quel che il cuore vuole sentire. Se pensiamo che il nostro partner abbia dei difetti sposteremo l’attenzione su quelli e vedremo solo quelli e il nostro cuore ci dirà che non vale la pena fidarsi di una persona così inadeguata, ci dirà che siccome è meglio non fidarsi è anche meglio non cercare la complicità con quella persona e così il nostro cuore inizierà a scollegarsi e ad essere insoddisfatto e rimarrà sempre deluso.

Cambiando paradigma dovremmo iniziare a pensare di accogliere l’altro nella sua essenza e cercare la fiducia e la complicità nella condivisione di progetti in comune.

Chiudo questi pensieri con le parole di Verga in “Storia di una Capinera”.

Tenevamo gli occhi fissi nel cielo, e mi pareva che le anime nostre si parlassero attraverso l’epidermide delle nostre mani e si abbracciassero nei nostri sguardi che s’incontravano nelle stelle. (G. Verga)

Dott.ssa Alessandra Bitelli Trainer & Coach per Redazione VediamociChiara
©️riproduzione riservata

Puoi contattare direttamente la dott.ssa Alessandra Bitelli scrivendo a alessandra.bitelli@coach4change.it

(Credit immagine)

Take Home Message
Cambiare paradigma per iniziare a pensare di accogliere l’altro nella sua essenza, e cercare la fiducia e la complicità nella condivisione di progetti in comune. Ma come fare a mantenere viva quella complicità che ci fa venire voglia di stare ancora insieme in tutti i sensi e… con tutti i sensi? L’articolo della nostro coach di fiducia.

Tempo di lettura: 1 minuto

Ultimo aggiornamento: 02 marzo 2024

Voto medio utenti

Hai una domanda da fare? Scrivi alla nostra ginecologa

Se l’argomento ti interessa iscriviti a VediamociChiara per ricevere ogni mese tutti gli aggiornamenti sulle nostre novità e sui nostri eventi gratuiti

Scopri la convenzione con i farmacisti di RedCare riservata alle iscritte a VediamociChiara

Lascia un commento

 Seguici anche sui nostri nuovi profili social

Resta connesso

I numeri di VediamociChiara

VediamociChiara è il portale scelto da oltre 12 milioni di utenti

I podcast scaricati da VediamociChiara negli ultimi mesi sono oltre 100.000

Il numero delle iscritte al nostro portale ha superato quota 500.000

Se vuoi saperne di più visita la nostra pagina le statistiche di visita di VediamociChiara

I nostri progetti Pro Bono

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors