Gravidanza difficile – Lidia e la sua “Gemma”

Una storia fatta di attese forzate, ma piena di estro e creatività…

Conosco Lidia da qualche anno, per lavoro e per amicizia l’avrò incontrata si e no 5 volte. Ci separano 20 anni, eppure per me è una grande maestra.
Anche la sua è una storia di coraggio e determinazione. Una storia di donna insomma.

Lidia è giovane, vitale, super attiva, sempre in viaggio

Per lavoro, per conoscere, per formarsi per crescere, fare esperienza, migliorarsi. Da quando la conosco non è mai stata per più di un mese ferma in una città. Programma viaggi, conferenze, lavoro, corsi da fare o seguire con mesi di anticipo, ma allo stesso tempo è flessibile e quando le si prospetta una nuova avventura o possibilità fa le valigie e parte senza esitazione. Detta così dà l’idea di una giovane donna stravagante sempre alla ricerca di qualcosa, invece, sorprendentemente, è il ritratto della serenità e della calma.
Mi piace moltissimo la sua “quieta vitalità” fatta di fiducia e sicurezze.
Ha 30 anni, sposata da meno di due, adora i bambini e naturalmente vuole averne.

Attende un po’ e finalmente le fa visita la cicogna, portando con sé contentezza assoluta, tante speranze e tanti sogni sul suo piccolo così atteso.
Presto le sue certezze sono messe a dura prova. Poi il rischio di perdere il bambino. Ogni giorno, ogni momento deve mettere in discussione le sue attività, deve fermarsi.

Una gravidanza difficile – La vita appesa allo scorrere del tempo

Anche Lidia, come tante altre donne con una gravidanza difficile, deve vivere in apnea, immobile, in attesa. In effetti, ho scoperto che succede più spesso di quello che pensiamo, ma ho anche scoperto che per alcune donne questa “pausa” forzata diventa un momento di grandi “esplorazioni”. Sicuramente lo è stato per Lidia.

Sembra strano immaginarla statica, immobile, senza le valigie pronte e un biglietto in mano per qualche nuova avventura. Eppure eccola lì, fisicamente immobile con un solo appuntamento in agenda. Quell’unica scadenza quindicinale per la visita dal ginecologo.
Una gravidanza difficile, segnata dall’attesa della sentenza.

Il grande paradosso dei nostri tempi è che la tecnologia dovrebbe servire a farci risparmiare tempo ed energie eppure siamo tutti, senza esclusioni, letteralmente ingoiati e intrappolati nel sistema che va inesorabilmente di fretta. Come il coniglio di Alice nel paese delle meraviglie rincorriamo le lancette dell’orologio alla ricerca di qualcosa di non ben identificato.
Così, in questa rete assurda di impegni inutili, quando la vita ci chiede di fermarci, possiamo fare due cose: o stare fermi e aspettare, oppure domandarci come possiamo investire il “patrimonio tempo”, risorsa sempre più rara, che ci viene inaspettatamente offerto.

È curioso come quando accade qualcosa che ci porta fuori dalle nostre frenetiche abitudini, per prima cosa ci chiediamo, e ora, che faccio?
Ma la domanda corretta dovrebbe essere: con tutto il tempo che abbiamo a disposizione adesso, che cosa possiamo fare che non abbiamo mai fatto prima? Siamo tutti così intrappolati nella frenesia della vita che non ci rendiamo conto delle diverse posizioni che possiamo prendere nei confronti delle avversità o almeno di quelle che percepiamo come tali.

La grandezza di una donna si misura dalla capacità che ha di vivere

E anche quella di gestire le difficoltà che la vita le presenta senza costruire alibi e trovare un colpevole a tutti i costi.
La scelta di Lidia è stata di investire questo tempo, spostare l’attenzione dalla paura. Ha iniziato a osservare la vita con occhi diversi.

Ogni volta che parlo con lei mi racconta qualche piccolo successo, qualche nuova esperienza. Ha aperto una finestra in un mondo che non conosceva. Ha iniziato a fare le cose più diverse, per esempio ha imparato a dipingere e, anche se non l’aveva mai fatto, ha vita a bellissimi quadri. Ha intensificato la lettura, visto film che prima non aveva mai il tempo di guardare.
Lidia sa che ogni minuto che passa fisicamente inattiva regala una speranza in più al suo bambino.

Le chiedo cosa ha imparato in questi mesi

Mi racconta che ha imparato a “lasciare andare”. Che ci sono molte cose che non può controllare e che si deve fidare anche se ha paura. Rifletto che raramente ci soffermiamo a pensare che “fidarsi” ha la stessa radice di “affidarci”. Riponiamo la nostra fiducia, affidiamo la nostra vita alla natura, a Dio, al destino, a chi ci sta intorno, non importa a cosa ma sappiamo che non è possibile controllare tutto ciò che accade.
Sono in molti a pensare che affidarsi agli altri sia sinonimo di povertà di spirito, di scarsa proattività. Al contrario, io penso che sia prova di grande forza interiore.

Infatti Lidia mi dice che ha imparato la pazienza e la tolleranza. Ha anche imparato a chiedere aiuto e ad apprezzare ogni gesto di aiuto degli altri e che da sola non ce l’avrebbe mai fatta. Proprio quando diventiamo capaci di chiedere aiuto e ad ammettere che da soli non possiamo farcela, è lì che diventiamo adulti, è in quel preciso istante che impariamo la condivisione e la comunione con altri esseri umani.

Per come la vedo io, il contrario di affidarsi è lamentarsi e il lamento non è assertivo, non crea valore. Il lamento è distruttivo, colpevolizzante, non genera nulla, distrugge e appiattisce ogni cosa. Per questo motivo chi si lamenta dovrebbe imparare ad affidarsi e a guardare con serenità alla vita. Anche se non ce n’è ragione. Perché si crea un’energia diversa e le cose cambiano direzione. Chi vive lamentandosi e incolpando gli altri o il mondo o il destino dovrebbe invece chiedersi: ma io che posso fare per cambiare lo stato delle cose nella mia vita?
Vi sorprenderà scoprire quante idee vengono solo rispondendo a questa domanda.

Infine mi dice che ha imparato a regolare le sue aspettative

In un mondo in cui ci viene insegnato ad alzare l’asticella, sembra un controsenso regolare le aspettative, eppure è proprio quello che talvolta la natura ci chiede.

Trovare l’equilibrio nel mezzo di questa gravidanza difficile tra ciò che dipende da noi e quello su cui non possiamo agire, e poi capire che possiamo sempre fare qualcosa, per esempio prendere i colori e disegnare il mondo che vorremmo.
Così, alla fine, Gemma (questo il nome della figlia) è nata circondata da splendidi quadri e immenso amore. Ma soprattutto nella serenità di chi ha saputo reinventare la sua vita, utilizzare il suo tempo imparando a vivere un tempo indefinito nell’incertezza e la paura come un tempo di crescita e di energia.

Sei fortunata Gemma, sei nata sotto il segno della fiducia, di questi tempi è una rarità, un grande dono, tienilo stretto che sarà la tua guida e luce per tutta la vita.

Alessandra Bitelli
Trainer & Coach
www.coach4change.it

 



Take Home Message
Gravidanza difficile – Da gestire e da superare. La paura di perdere il bambino e lo stare a letto per mesi senza potersi muovere, possono trasformarsi in energia creativa e favorire nuove scoperte.

Tempo di lettura: 1′ e 50”

Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2019

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