martedì, 28 Maggio 2024

Tumore delle ovaie – buone notizie

Tumore delle ovaieTumore delle ovaie o tumore ovarico, un test genetico ci aiuta a prevenirlo. E i nuovi farmaci a bersaglio molecolare rendono la terapia molto più efficace.

Ma prima di parlare di tumore delle ovaie, dobbiamo capire cosa sono le ovaie.
Le ovaie sono organi dell’apparato riproduttivo femminile responsabili sia della produzione degli ovociti maturi sia di ormoni, come Estrogeni e Progesterone, fondamentali per lo sviluppo dei caratteri sessuali femminili e per il regolare funzionamento del ciclo ovarico. Ogni donna possiede due ovaie, una per ciascun lato dell’utero e ciascuna delle dimensioni di una mandorla. Durante l’età fertile, le ovaie producono mensilmente un ovocita che, per essere fecondato, si dirige attraverso le Tube di Falloppio verso l’utero.

Cosa è un tumore ovarico?

La proliferazione irregolare e incontrollata delle cellule presenti in quest’organo femminile, determina la formazione del tumore delle ovaie; nella maggior parte dei casi si tratta delle cellule epiteliali, quelle che rivestono la superficie dell’organo.

In Italia sono quasi 40mila le donne colpite da questa patologia e ogni anno si registrano 6000 nuovi casi. Si tratta di una malattia poco conosciuta. Il 70% delle donne (stando a una ricerca dell’Osservatorio ONDA) non ne conosce i sintomi, né gli esami per diagnosticarlo.

Benigno o maligno?

Come tutte le neoplasie, anche quelle ovariche sottostanno a quell’ampia suddivisione che distingue i tumori in benigni e maligni e ciò sulla base delle caratteristiche istologiche e del comportamento della neoformazione. L’ovaio è sede di una grande varietà di forme tumorali e fortunatamente, l’80% di esse è di tipo benigno.

  • tumori ovarici benigni. Sono perlopiù formazioni cistiche uni o multiloculari (cistoadenomi), che talvolta presentano delle formazioni definite papille (cistoadenofibromi e papillomi). Data la loro natura benigna, si tratta di neoplasie che rimangono generalmente confinate nell’organo da cui hanno avuto origine. Senza dare metastasi a distanza. Tuttavia l’eventuale aumento delle loro dimensioni può essere alla base di dolori addominali. Mal di schiena, alterazioni del ciclo o rapporti sessuali dolorosi.
  • tumori maligni. Sebbene siano solo il 20% dei tumori ovarici, rappresentano la quinta causa di morte per tumore nella popolazione femminile dei Paesi sviluppati. Possono colpire a ogni età. Ma il 90% dei tumori maligni viene diagnosticato dai 40 ai 65 anni. Ovvero quella fase della vita della donna che va dalla perimenopausa alla postmenopausa.

Come si riconosce?

Il tumore delle ovaie è una malattia subdola e silente, che spesso non dà segno della sua presenza. Fino a che non si sia diffuso nell’addome o nella pelvi. In questo stadio del suo sviluppo, il trattamento è più difficile e la malattia rischia di essere fatale. Al primo stadio, invece, quando la neoplasia è ancora limitata e confinata alle ovaie, la terapia ha buone probabilità di successo e la prognosi è eccellente, tanto da poter parlare di guarigione in nove casi su dieci.

Quali sono i fattori di rischio?

Il tumore delle ovaie è una malattia complessa, di cui non si conoscono ancora a fondo le cause, ma di cui si conoscono i principali fattori di rischio, cioè quelle situazioni che aumentano la suscettibilità allo sviluppo della patologia. Tra questi, la familiarità e l’ereditarietà genetica hanno una rilevanza particolare.

Infatti, da un lato la familiarità rappresenta il fattore di rischio principale nel 5-10% delle neoplasie ovariche, dall’altro, recenti studi hanno rilevato che il 15-25% dei tumori ovarici sono di origine genetico-ereditaria, cioè sono causati dalla mutazione di due geni il gene BRCA1 e il gene BRCA2 che si presentano mutati.

La risposta è nel DNA

I geni BRCA1 e BRCA2 controllano la proliferazione cellulare e il riparo del DNA, agendo da freno sulla moltiplicazione incontrollata delle cellule anomale che possono causare l’insorgenza dei tumori. Per questo sono chiamati geni oncosoppressori e la loro funzione si esprime principalmente su seno e ovaio.

A volte in uno di questi geni può essere presente un errore nella sequenza del DNA. Cioè una mutazione genetica che ne riduce la capacità di controllo e di freno. Aumentando così la probabilità che le cellule anomale si moltiplichino dando origine al tumore.

Come si cura il tumore ovarico?

Se fino a ieri la chemioterapia  è stata, dopo la chirurgia, il trattamento medico per eccellenza per il tumore ovarico, oggi, grazie ai progressi della ricerca scientifica e soprattutto alle nuove conoscenze sugli effetti delle mutazioni BRCA1 e BRCA2, si stanno aprendo nuove frontiere terapeutiche rappresentate dai farmaci a bersaglio molecolare e oggi anche in Italia sono disponibili dei farmaci a bersaglio molecolare (come olaparib di AstraZeneca ndr), ossia farmaci che sono in grado di inibire i sistemi riparatori delle cellule tumorali per indurne selettivamente la morte e grazie al test genetico, è quindi possibile selezionare le pazienti che potranno beneficiare maggiormente del trattamento.

Come si diagnostica?

Oggi, grazie all’oncogenetica, sapere se si ha una familiarità alta o una predisposizione genetica ereditaria al tumore ovarico è molto importante sia a livello di prevenzione. Perché permette alle donne sane di aderire a strategie personalizzate di prevenzione. Sia a livello di cura perché permette alle donne già colpite da tumore ovarico di adottare terapie farmacologiche più mirate.

Il test genetico prevede l’esecuzione di un prelievo di sangue su cui eseguire indagini molecolari molto complesse e sofisticate. Queste consentono di individuare alterazioni molecolari responsabili dei meccanismi di ereditarietà neoplastica. Attraverso il test è possibile identificare le donne a rischio per fornire loro sia appropriati programmi di sorveglianza volti alla diagnosi tempestiva, sia possibili opzioni preventive (intervento sui fattori di rischio, chirurgia di riduzione del rischio) sia innovative terapie mediche (farmaci a bersaglio molecolare).

Ma c’è un’altra buona notizia da diffondere per la lotta al tumore delle ovaie.

Per le pazienti già in cura, da febbraio 2015 una nuova piattaforma digitale permette di accedere al test molecolare BRCA con tempistiche brevi e con modalità di rimborsabilità che variano da regione a regione.
Sviluppato dal Policlinico “Agostino Gemelli” con il supporto di AstraZeneca, il servizio consente agli oncologi italiani che ne fanno richiesta di ottenere l’esito del test molecolare in 4 settimane. Con un risparmio di tempo di circa 5-8 mesi. La velocità dei risultati permette un risparmio di tempo prezioso per mettere a punto la terapia più efficace contro il carcinoma: un grande traguardo che rappresenta un importante passo in avanti nella lotta al tumore ovarico.

>>> Per qualunque approfondimento visita il sito AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica


Maria Luisa Barbarulo

Take Home Message
Il tumore delle ovaie come tutti i tumori si combatte con la prevenzione. Oggi esistono farmaci che agiscono in modo più preciso. I cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare. Ed esistono degli strumenti predittivi che consentono di giocare d’anticipo sulla patologia.

Tempo di lettura: 1 minuto e 10 secondi

Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2024

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3 risposte

  1. Questa sì che è una buona notizia :-). Ma come sempre la chiave di tutto è la prevenzione: la mia gine mi fa fare la transvaginale per il controllo delle ovaie già da 5 anni! Non è piacevole, affatto, ma sono contenta di potermi controllare in modo puntuale e preciso.

  2. Anche il mio ginecologo è fissato, soprattutto perché io qualche storia familiare purtroppo ce l’ho e mi piacerebbe capire come fare per accedere a questo programma

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