Isteroscopia -Italiani leader nel mondo

 Arbor Vitae premia alcuni dei nomi più illustri della medicina per la cura dei fibro-miomi uterini

Avigliano Umbro (Terni), 25 Maggio 2018 – L’isteroscopia nel mondo “parla” italiano: innovatori nelle strumentazioni, unici nelle metodologie, primi nelle casistiche. Un primato già riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale che Arbor Vitae, associazione no profit di endoscopia ginecologica, ha voluto premiare con una targa celebrativa a molti dei più illustri nomi del settore.

L’evento si è svolto ad Avigliano Umbro, nella tenuta dei Ciclamini, in occasione della 40° edizione del Corso residenziale di formazione di isteroscopia promosso da Arbor Vitae. Ventitré anni di attività, oltre tremila allievi, il top dei docenti, simulatori e prove pratiche: una scuola di isteroscopia nata dal pensiero visionario del suo presidente Ivan Mazzon, convinto già nel ’95 che una tecnica medica per essere validata dalla comunità scientifica dovesse essere riproducibile, ovvero trasferita e adottata dal maggior numero di strutture ospedaliere e cliniche. “Da allora la Scuola di Arbor Vitae è diventata non solo un passaggio obbligato per migliaia di studenti –ha precisato Mazzon- ma anche un appuntamento annuale di incontro e confronto per una classe docente dedicata da sempre alla ricerca e all’innovazione del settore, con l’obiettivo di salvaguardare l’integrità delle pazienti”.

Mazzon ha citato le innovazioni che oggi portano il nome di molti dei ginecologi presenti in sala. Si comincia con la tecnica ad enucleazione con ansa fredda e il trattamento resettoscopico del cancro dell’endometrio che portano il suo nome (tecniche Mazzon) e sono ormai diffusi in molti ospedali italiani e esteri.

Si passa poi alla metodica resettoscopica nel trattamento dell’istmocele (istmoplastica) e al progetto di un miniresettore da 5millimetri conosciuto con il nome di un altro pioniere dell’isteroscopia nel mondo, G. Gubbini G. Gubbini per 23 anni alla clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Bologna, oggi alla Casa di Cura Villa Toniolo: uno strumento per la chirurgia resettoscopica in grado, a differenza di quello da 9 millimetri, di trattare adeguatamente la maggior parte di patologie endocavitarie a livello ambulatoriale. “L’isteroscopia è nata in Francia, ma all’epoca era come avere una bellissima auto senza saperla guidare, si andava ad intuito – ha affermato Gubbini- a Mazzon va il merito di aver riunito un Team che negli anni ha fatto cultura nel mondo“.

Il riflettore passa poi su Stefano Bettocchi, professore e coordinatore del servizio di endoscopia ginecologica, presso la 2° Unità Operativa di ginecologia e ostetricia del Policlinico di Bari. A lui il traguardo raggiunto nel ’94 trasformando l’isteroscopia che si faceva in modo classico in una tecnica ambulatoriale (office) e senza sedazione, la cosiddetta isteroscopia “see and treat” (vedi e tratta, ovvero diagnosi e subito terapia all’interno dell’utero).

Dalla scuola di Arbor Vitae è passata anche l’invenzione nel 2010 di Raffele Ricciardi, responsabile del Centro di Isteroscopia del Policlinico di Abano Terme (Padova): uno strumento, l’istero-endoscopio operativo EHS (Endo Hystero Surgery), una sintesi tra l’isteroscopio operativo e il resettoscopio (normalmente inserito con l’isteroscopio per effettuare per esempio l’asportazione dei polipi) e che ha consentito un maggior rispetto delle strutture anatomiche femminili.

“Mazzon è il padre di una generazione di isteroscopisti moderni e la scuola italiana per numero di medici e qualità dei risultati della ricerca non ha eguali nel mondo”, ha commentato in chiusura Attilio Di Spiezio Sardo, professore associato all’Università Federico II di Napoli e giovane talento dell’isteroscopia italiana, premiato nel 2008 e nel 2015 in America con l’isteroscopio d’oro.

“Arbor Vitae ha sempre promosso una filosofia da tutti noi docenti condivisa una chirurgia conservativa e funzionale dell’utero, il ripristino delle sue funzionalità con la correzione del sintomo con l’obiettivo principale di tutelare laddove possibile sempre la fertilità della paziente”, ha aggiunto Paolo Casadio del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, ideatore tra l’altro di alcuni studi di rilievo sulla classificazione dei dismorfismi uterini, la metroplastica isteroscopica e il trattamento isteroscopico del carcinoma Endometriale con finalità Fertility Sparing.

Per Ivan Mazzon, presidente di Arbor Vitae, “è importante fermare il dilagare di isterectomie improprie e interventi chirurgici inutili, dare vita a tavoli tecnici a livello regionale che supportino il paziente nell’individuazione e scelta dei centri di eccellenza, buone pratiche e terapie innovative ma non demolitive per la tutela dell’integrità della donna, con l’adozione delle Linee Guida/Raccomandazioni sulla diagnosi e trattamento delle Fibromiomatosi messe a punto di recente dalle società medico scientifiche”.

DATI RECENTI SUI FIRBO MIOMI UTERINI, UN PROBLEMA SOCIALE

I dati più recenti sui fibro-miomi uterini indicano un fenomeno che coinvolge più di 3 milioni di donne in Italia, una donna su quattro colpita in età fertile. Preoccupanti sono i dati sulle isterectomie inutili: secondo il Piano Nazionale Esiti 2016 (PNE), delle 70.000 procedure di isterectomia effettuate in Italia ogni anno, ben il 75% sono state fatte per malattie benigne e neanche il 18% per un cancro. Considerando il costo di una miomectomia per ogni paziente, che si aggira intorno ai 3.700 euro (senza considerare il costo sociale del ricovero post intervento e l’assenza dal lavoro), il risparmio annuo per il sistema sanitario nazionale sarebbe di circa 194 milioni di euro, a cui ovviamente sarebbe da detrarre il costo della terapia alternativa. In questo scenario occorre considerare “le mutate esigenze delle donne di oggi e il desiderio di maternità che si è spostato tra i 35 e i 40 anni e la maggiore attenzione all’integrità della loro femminilità prima e dopo la menopausa .

 

 

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