Un approccio terapeutico innovativo per la prostatite

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prostatiteCosa è la prostatite? Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Debora Marchiori (Specialista in Urologia Gruppo San Donato & Research Hospitals, Ospedale Villa Erbosa, Bologna) specialista nella tematica della Prostatite.

Quali sono i sintomi urinari più frequenti della patologia prostatica?

I sintomi urinari e comunque irritativi a livello dell’apparato urogenitale possono essere imputati ad un’infiammazione. Oppure alla crescita benigna della prostata.

Generalmente gli uomini più giovani hanno questi sintomi legati all’infiammazione. Molto spesso legate ad una attività fisica importante; ad esempio il ciclismo che porta ad una sollecitazione continua della prostata. O chi fa tanti chilometri in macchina e quindi sollecita la ghiandola che si trova nella parte inferiore del nostro corpo a contatto con sedie, poltrone. Quindi chi ha questo tipo di attività ne è maggiormente soggetto.

Mentre i disturbi che possono associarsi anche a disturbi infiammatori sono più tipici dell’età avanzata. Si possono manifestare con più frequenza oltre 55-60 anni.

Quando di parla di prostatite?

Se il sintomo è strettamente legato ad un’infiammazione della prostata, allora parleremo dei prostatiti.

Una volta esclusa la componente infiammatoria possiamo associare degli altri esami e verificare le dimensioni reali della prostata. Se sono aumentate rispetto ai valori di riferimento, allora possiamo parlare di ipertrofia prostatica.

Nei giovani difficilmente si parla di ipertrofia prostatica, mentre nell’età più avanzata, l’ingrandimento della prostata è quello che determina questa sintomatologia.

Quali sono le conseguenze della prostatite?

Sicuramente l’infiammazione è un fenomeno cronico di tipo degenerativo che poi si associa all’ingrandimento benigno; anch’esso è un fenomeno di tipo cronico, quindi dev’essere assolutamente gestito e trattato.

Come combattere l’infiammazione?

Oggi in commercio ci sono dei prodotti naturali che sono efficacissimi sulla prostata. Che hanno la caratteristica di non avere effetti collaterali rispetto alla farmacologia tradizionale e sono efficaci sia sull’infiammazione che sulla degenerazione dei tessuti. Ma anche sulla proliferazione delle cellule della prostata.

In particolare, ci sono dei prodotti che contengono estratti di serenoa repens,, che è il derivato della palma nana americana, di prodotti che contengono il licopene, cioè l’estratto del pomodoro, di prodotti che contengono il tè verde, che hanno tutti funzione antinfiammatoria, decongestionante e antiproliferativa.

E’ possibile un approccio innovativo per la cura della prostatite?

In realtà non è così facile. Diciamo che sulla ghiandola prostatica agiscono benissimo i prodotti che hanno un’origine naturale. Ma perché essi siano efficaci hanno bisogno di altri coadiuvanti, che permettono il loro assorbimento e quindi che diano il massimo della risposta. Per poter avere un’efficacia, andando dal famoso fruttivendolo, bisognerebbe assorbire, mangiare, ingerire almeno quantità astronomiche per poter avere un’efficacia. Invece, con una singola capsula noi abbiamo l’efficacia di un prodotto che altrimenti dovremmo assumere in quantità elevatissime.

L’approccio innovativo deve utilizzare una serie di prodotti che permettono di agire a tutti i livelli di questo fenomeno patologico.

Quindi noi dobbiamo avere un prodotto che permette di ridurre gli effetti dell’ingrossamento benigno, quindi della proliferazione cellulare a cui si aggiungono l’effetto antinfiammatorio e l’effetto contro i radicali liberi, e quindi la degenerazione tissutale che è prodotta dall’infiammazione. Per poter agire in questo senso quindi noi abbiamo bisogno di un prodotto che contenga all’interno tutte queste componenti che agiscono a vari livelli del processo infiammatorio e del processo proliferativo.

È molto importante quindi che il prodotto abbia all’interno la serenoa repens, il tè verde, il licopene, cioè l’estratto del pomodoro. Che abbia all’interno anche il melograno che ha un effetto importantissimo a livello infiammatorio. E’ importante che queste componenti siano strutturalmente integrate. Anche per avere il massimo dell’assorbimento all’interno di un tessuto che notoriamente non risponde benissimo alle terapie.

In questo caso consiglio non un self service, ma di rivolgersi a specialisti che conoscono i prodotti e che consigliano il prodotto più indicato alla sintomatologia del paziente al fine di ottenere il massimo dei risultati.

Dopo quanto tempo si vedranno i benefici?

Dobbiamo distinguere la terapia in base al paziente. Se viene somministrato questo tipo di prodotto, per un paziente che ha un sintomo infiammatorio, quindi un paziente giovane, possiamo aspettarci dei buoni risultati già dopo un mese e mezzo, due di terapia e poi valutare nel tempo se in qualche modo questa terapia necessita di un aggiustamento perché è comparsa una sorta di recidiva.

Nel caso in cui si tratti di un paziente più anziano, dove la sintomatologia è associabile all’ipertrofia prostatica, io consiglio un trattamento cronico, quindi prolungato nel tempo. Perché l’assumere un prodotto che blocca la proliferazione cellulare e inibisce i processi infiammatori potrebbe garantire nel tempo la non necessità di un farmaco con effetti collaterali. Come quelli che esistono in commercio e che sono efficacissimi per questa patologia, ma non privi di effetti collaterali. Potrebbe addirittura evitare eventuali interventi chirurgici che comunque rappresentano sempre un trattamento invasivo.

Redazione VediamociChiara
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Ultimo aggiornamento: 27 maggio 2020

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