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La capacità di adattarsi è sempre una soluzione?

La capacita di adattarsi

La capacità di adattarsi è sempre una soluzione? Ce ne parla la nostra coach la dott.ssa Alessandra Bitelli.

La capacità di adattarsi non è sempre una soluzione, ma può essere anche un freno alla crescita personale. Se non vedi non sai cosa non vedi

C’è una strada, a Roma, che permette una magnifica vista sulla cupola di San Pietro. Ha, però, una particolarità, più ti avvicini, più la cupola sembra allontanarsi.

Magia? No, è un effetto ottico determinato dal cambio di prospettiva.

La strada termina, infatti, su una terrazza che fa percepire lo spazio in maniera molto diversa rispetto a quando si è più lontani in cui lo sguardo riesce a cogliere solo la cupola perché la strada è delimitata dai palazzi.

Insomma, più ampio è lo spazio e più cose si riescono a vedere. È quello che accade quando allarghiamo il nostro orizzonte, percepiamo di più, abbiamo maggiori informazioni, possiamo vedere con chiarezza quello che prima non vedevamo e le nostre possibilità di scelta aumentano in maniera esponenziale. Perché, allora, non lo facciamo sempre? Perché abbiamo una straordinaria capacità di adattamento che, se da una parte è un vantaggio dall’altra è un freno alla crescita personale.

Adattarsi vuol dire, infatti, anche imparare a vivere in assenza di risorse dimenticandoci che sia possibile vivere meglio. Questo accade sia per i disagi fisici che psicologici.

La storia di Anna

Anna ha 22 anni, è miope e non si è mai posta il problema di mettere le lenti o gli occhiali. Vede il mondo come lo vede e pensa che sia così, proprio come lo vede lei. Non ha neanche dovuto adattarsi consapevolmente perché non sa quello che non vede, non sa che quello che vede non è quello che vedono gli altri.

Quando, però, decide di mettere le lenti i contorni della sua realtà fisica cambiano e cambia anche la percezione di tutto il contesto.

Quando vediamo con chiarezza possiamo scegliere dove guardare e dove andare.

Questo significa che adattandoci possiamo sopravvivere, che è un’ottima cosa, ma significa, anche che la nostra capacità di valutazione diminuisce.

Per questo, spesso, si rimane in situazioni di disagio, perché quel disagio è diventato la normalità e non si è più in grado di valutare quanto sia grande il divario tra quel disagio e una condizione migliore.

La storia di Valeria

Valeria ha, da qualche anno, un compagno tenero e affettuoso ma molto lontano dalla sua idea di un amore che nutra con passione il suo bisogno di sentirsi amata. È insoddisfatta ma, ugualmente, si è adattata a vedersi in una relazione priva di trasporto. Con il passare del tempo, adattandosi, ha smesso di vedere con chiarezza i suoi bisogni e quello che avrebbe voluto è diventata un’immagine sfocata, lontana, priva di certezze e di determinazione.

Un po’ il timore di stare sola e un po’ la paura di soffrire associate al desiderio di far funzionare il rapporto ha intrappolato Valeria nella sua storia insoddisfacente ma pacata e con il passare del tempo le ha fatto dimenticare il suo vero desiderio. Si è allontanata dal suo ideale e allontanandosi il proprio campo visivo si è offuscato. Proprio come accade a chi vede la cupola di San Pietro da lontano Valeria vede solo un pezzetto di vita e se lo fa bastare.

La storia di Alessia

Alessia lavora, da più di 7 anni, in una piccola società dove, se da una parte sembra essere la persona chiave che fa girare il motore, dall’altra non le viene data nessuna visibilità. Ogni volta che si presenta l’occasione di fare un salto di carriera o avere un ruolo di maggiore rilievo viene proposto a qualcun altro.  Alessia ha grandi capacità riconosciute da tutti e, un po’, ne è anche consapevole. Potrebbe, di fatto, emanciparsi dall’ambiente in cui lavora e andare a proporsi a qualche altra realtà professionale dove, probabilmente non la sfrutterebbero come nell’attuale azienda.  Lei, è chiaramente insoddisfatta e anche mal pagata ma, in qualche modo, non vede nessun’altra possibilità perché, per anni, non è stata capace di vedere oltre. Il suo orizzonte si è ristretto sempre di più. Anche lei come Valeria si è allontanata, a tal punto, da quello che voleva, che vede solo una piccolissima parte del suo futuro che si è offuscato nell’inganno dell’auto percezione.

Cosa hanno in comune le tre storie?

Anna, Valeria e Alessia hanno messo in atto la stessa strategia di adattamento che non ha permesso loro di vedere con chiarezza quello a cui potrebbero aspirare e perseguire per migliorare la loro condizione.  Delle tre, Anna, sola, oggi, si è concessa il lusso di provare. Sospendendo il giudizio su ciò che non conosceva, ha messo le lenti e ha iniziato a vedere quello che non sapeva di non vedere.

Valeria e Alessia, invece, ancora non ci hanno provato perché si sono adattate un po’ alla volta, e il loro futuro si è appannato perdendo la nitidezza e l’ampiezza che permetterebbe loro di riconoscersi opportunità più copiose.

Quali soluzioni?

Probabilmente se smettessero di giudicare quello che non conoscono, come ha fatto Anna, potrebbero avvicinarsi a queste possibilità, testarle e scegliere quella migliore per loro o non sceglierne nessuna. Magari basterebbe una domanda: Quanto è grande e cosa c’è nel gap tra quello che avrei voluto e quello che ho oggi?

Valeria potrebbe tornare indietro al tempo di quando ha conosciuto il suo compagno e riconoscere se stessa in quello che era il suo desiderata per vedere quanto la sua attuale insoddisfazione ha a che fare con questa relazione o con altro.

Cosa vorrei veramente da una relazione? Cosa nutrirebbe davvero il mio bisogno intimo nella coppia?

Alessia potrebbe spezzare il legame con un ambiente in cui rimane sempre nel “back stage” semplicemente chiedendosi: Cosa potrei offrire, fuori da questa scatola, che possa essere veramente apprezzato?

Poche domande ci possono aiutare a togliere i confini dal loro orizzonte guardando con maggiore nitidezza e consapevolezza.

Dott.ssa Alessandra Bitelli Trainer & Coach per Redazione VediamociChiara
©️riproduzione riservata

Puoi contattare direttamente la dott.ssa Alessandra Bitelli scrivendo a alessandra.bitelli@coach4change.it

Take Home Message
Adattarsi è ciò che ha consentito all’essere umano di diventare ciò che è, ma alle volte l’adattamento è un freno e non una crescita. Tre storie su cui riflettere della nostra coach dott.ssa Alessandra Bitelli

Tempo di lettura: 1 minuto

Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2024

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