lunedì, 27 Maggio 2024

Sindrome Metabolica, Prevenzione e Nutraceutici

Sindrome metabolica e berberina

Donne, menopausa e sindrome metabolica. Funziona la berberina?

Così come non vanno sottovalutate tutte le opzioni legate alla prevenzione: da un sano stile di vita (attività fisica regolare), che comprende anche una sana alimentazione, ai vizi (a cominciare dal fumo, che va abolito!). Ma anche la scelta del nutraceutico può fare la differenza. Ma quali caratteristiche deve avere il “giusto nutraceutico”? Ce ne parla nell’intervista di oggi il presidente della SIM, la Società Italiana Menopausa, il prof. Marco Gambacciani

La prima domanda che le vorrei fare è questa: cos’è la sindrome metabolica e perché noi donne ne siamo più soggette, soprattutto durante la menopausa?

“Sindrome” vuol dire in genere l’insieme di più sintomi. La sindrome metabolica è legata alla presenza dell’aumento di peso, ma più che dell’aumento di peso, dell’aumento della circonferenza della vita, che è una cosa appunto che spesso accade in menopausa, un aumento della pressione sistolica, che deve essere, per la sindrome metabolica deve essere superiore a 130 la massima e 85 la minima, un aumento dei trigliceridi e una diminuzione delle HDL, quindi una modificazione di quelle che sono le caratteristiche del profilo lipidico della signora e un aumento della glicemia.

Questa è per definizione la sindrome metabolica. E si dice nella letteratura medica, e nella pratica clinica anche, che per fare diagnosi di sindrome metabolica, dire ad una signora “Lei ha la sindrome metabolica” ci devono essere presenti almeno 3, contemporaneamente, di queste caratteristiche presenti nella signora.

Come mai noi donne in menopausa ne siamo più soggette?

La menopausa funziona conta sindrome metabolica, come una specie di trigger-point (ndr punto grilletto). E’ il momento in cui tende ad aumentare il giro vita, tendono ad alterarsi i profili metabolici, quindi sia la glicemia che il profilo lipidico tendono ad avere una variazione. Tende ad aumentare la pressione arteriosa… La menopausa, soprattutto nella signora predisposta, può portare alla comparsa della vera e propria sindrome metabolica. Non sto dicendo che in tutte le signore in menopausa tendono ad avere la sindrome metabolica, diventano ipertese, tendono ad avere un peggioramento pazzesco nei lipidi e nella glicemia, però questa tendenza è presente.

Per cui dobbiamo quindi tenerne conto quando facciamo i nostri consulti con le signore in menopausa. Anche se non è strettamente necessario per fare un consulto menopausale, diciamo che tendenzialmente si cerca di avere uno sguardo sul metabolismo della signora, quindi fare due esami, misurare la pressione è sicuramente importante.

Anche gli uomini possono soffrire di sindrome metabolica?

Sicuramente, maschi e femmine, anche con l’invecchiamento, tendono ad avere una alterazione che può comportare la comparsa della sindrome metabolica. Questo accade nelle persone che sono tendenzialmente in sovrappeso. Ma non dobbiamo limitarci ad avere un occhio di riguardo nelle persone sovrappeso, perché la sindome metabolica può comparire anche in persone definibili “obese”, ma anche persone “longilinee” possono avere un aumento della pressione, alterazione dei lipidi e alterazione della glicemia. Sì, è uno dei segnali, il più frequente se vogliamo, ma non è esclusivo!

Tornando a noi donne, cosa possiamo fare per contrastare la sindrome metabolica?

Innanzitutto, mi permetta la battuta: nascere bene! Perché la sindrome metabolica è eredo-costituzionale. Ma su quel non ci possiamo far molto! Però proprio queste signore che vedono che c’è questa predisposizione familiare e magari sono tendenzialmente e costituzionalmente sovrappeso, devono porre attenzione al problema menopausa e poi correggere alcuni stili di vita, alcune abitudini di vita. Io dico sempre che la salute comincia con il carrello della spesa in mano. Io dico alle signore che certe cose nel carrello non ci devono nemmeno entrare. E quindi non ci sono nel frigorifero, non ci sono in casa e quindi non si mangiano e quindi bisogna stare molto attenti a questo aspetto della nostra vita, soprattutto dopo che è passata la pubertà! Dobbiamo stare molto attenti a cosa mangiamo. Molto attenti a cosa facciamo: fare attività fisica è una cosa fondamentale. E “attività fisica” non è andare a vedere le vetrine.

Non è il passeggio!

“Attività fisica” vuol dire fare, almeno due, tre volte la settimana, almeno 30 minuti di attività aerobica, praticamente si intende quando ci incomincia a battere il cuore. Senza esagerare, con l’ausilio di cardiofrequenzimetri. Fare una camminata veloce o fare della cyclette, fare la camminata nordica con i bastoncini, così si muovono anche le braccia… ecco, almeno fare due tre volte la settimana questa attività perché bisogna alzare la frequenza cardiaca, fondamentale per capire che stiamo facendo un’attività aerobica. Chiaro che quando torniamo a casa il maritozzo con la crema non lo dobbiamo mangiare.

Perché tutto viene vanificato da una dieta sbagliata. Quindi gli spuntini fuori i pasti vanno evitati, lo zucchero va evitato, vanno evitate tutte quelle cose che alzano l’insulina. Una cosa che non ho detto, e che è la base dalla sindrome metabolica: è l’aumento della resistenza insulinica. Quindi occhio ai cibi con alto potere glicemico, quindi il pane, la pasta.

Ora non è che uno non le deve mangiare. Non sono veleno!

Però se uno mangia il pane, non mangia la pasta! Se mangia il pane, meglio il pane di segale, perché ha un indice glicemico più basso, la frutta dopo pranzo assolutamente no. Poi la frutta non è tutta uguale. Se una signora deve stare attenta alla linea, alla sindrome metabolica, praticamente si riduce alla mela, il resto è particolarmente zuccherino.Però un pochino di sacrificio bisogna fare se belle vogliamo apparire… Nel senso che dobbiamo ridurre l’apporto glicemico, perché tutte le volte che alziamo la glicemia, si alza l’insulina. L’insulina abbassa la glicemia e ci ritorna fame.

Da qui l’efficacia per esempio delle diete proteiche! Non vorrei dire iperproteiche, perché tutte le cose “iper” sono eccessive, andrebbero non tanto evitate ma fatte sotto controllo medico. Privilegiare le proteine ci porta ad avere una glicemia un po’ più stabile, e quindi a non avere questi picchi che poi ci portano alla fame e a rimangiare nuovamente…

E a svuotare il frigorifero! Che poi ha effetto compensatorio…Ma se nel frigorifero ci sono carote e sedani tutta roba “Già pulita!”. In modo tale che se viene l’attacco di fame, uno prende una carota, un sedano, un finocchio, lo mangia con un bel bicchiere di acqua, quantomeno la fame si placa.

E questo accade soprattutto nei primi giorni, perché poi in realtà le signore, una volta che riaggiustiamo il nostro metabolismo, se noi beviamo anche tanta acqua, molto probabilmente questo desiderio di rimangiare dura 5, 7 giorni, 10 giorni massimo, poi ci riequilibriamo. La carota ha anche il vantaggio di essere un po’ duretta, quindi si mangia in più tempo. Ecco, masticare è un’altra cosa. Masticare, lentamente e molto, riduce la fame, perché aumenta il senso di sazietà. Anche perché vengono secreti alcuni ormoni gastro-intestinali che ci danno il senso di sazietà. Se uno butta giù, senza tanto masticare, non solo mette tante calorie dentro e poi non gli viene il senso della sazietà.

Esistono dei rimedi, dei trattamenti che non siano farmacologici, che possono essere di aiuto per contrastare la sindrome metabolica?

Questo sicuramente. Noi come Società Italiana della Menopausa, mi faccia fare un salto indietro, con la Italian Nutrition Foundation (NFI –  Italian Nutrition Foundation) abbiamo fatto una linea guida firmata da tantissime società, internistiche, e noi con la SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e con la SIM (Società Italiana Menopausa) siamo stati coinvolti come medici della donna, e soprattutto come medici della donna in menopausa, nel dire che questi prodotti naturali, questi nutraceutici, prima venivano consigliati dopo 6 mesi, 1 anno di cambiamento di stile di vita. Perché è facile dire “20, 30 minuti, tre volte la settimana”. Le donne lavorano! Le donne sono mamme, donne, mogli, le donne hanno mille impegni!

E spesso non è facilissimo per una signora ritagliarsi 30, 40 minuti, 1 ora, per fare l’attività fisica, la doccia e ritornare a lavorare, non è così facile. Per cui purtroppo a volte ci si deve limitare a cambiamenti di stili di vita che magari non sono fondamentali, non prendere l’ascensore, fare due piani di scale, due volte al giorno…, può comunque aiutare, tutto aiuta. Come non prendere lo zucchero nel caffè, prenderne pochino… ecco, leva anche quel pochino, che è meglio.

Però visto che non è facile fare tutto con l’attività fisica, perché l’attività fisica, ripeto, porta via tempo e non tutte le signore ce l’hanno, i nutraceutici possono essere, agevolmente, facilmente, associati immediatamente alla tendenza a cambiare stile di vita.

Poi mi permetta di dire una cosa: purtroppo i nutraceutici sono da auto-prescrizione, a vendita libera. Perché dico “purtroppo”, perché non sono tutti uguali.

Come dobbiamo scegliere i nutraceutici? Quel è la cosa a cui dobbiamo stare attenti quando scegliamo un nutraceutico?

Noi, come Società Italiana della Menopausa, abbiamo più volte durante i nostri congressi, detto che è il ginecologo, il medico, il medico di famiglia, che deve consigliare il nutraceutico. Perché abbiamo gli strumenti culturali per poter dire questo va bene e questo non va bene. Perché non tutti sono uguali, non tutti hanno gli stessi dosaggi, non tutti hanno le stesse combinazioni. E poi attenzione: “Naturale” non vuol mica dire “Senza possibili effetti collaterali!”.

Perché se noi prendiamo la statina naturale, la Monocolina K, non la possiamo associare per esempio alle statine farmacologiche, perché aumentiamo il dosaggio di statina, e quindi aumentiamo la possibilità di effetti collaterali. Dobbiamo rifuggire dall’idea: “Invece di aumentare il dosaggio della statina, come mi ha detto il dottore, quasi quasi prendo la Monocolina K!”. Vado in farmacia e la prendo. E no! Non funziona così.

Bisogna essere molto attenti. Secondo me il medico deve gestire anche la prescrizione del nutraceutico. Perché ricordiamoci, che ci sono dei nutraceutici che funzionano “come”, e vorrei dire a volte, “meglio”, dei farmaci.

Mi parlava di Berberina e Monacolina: entriamo più in dettaglio

Abbiamo, per esempio, nel metabolismo lipidico, la Berberina, che funziona benissimo. La Berberina funziona benissimo anche nel metabolismo glicidico. Però bisogna prenderla nel dosaggio giusto. E quando non è sufficiente a controllare i lipidi, prendere la Berberina insieme alla Monocolina K.

Però attenzione, la Berberina non viene assorbita bene, quindi ci vuole dentro la SiliMarina. Non tutti i nutraceutici sono uguali. Secondo me il medico ha il dovere di indirizzare la paziente, di aiutare la signora nella scelta del nutraceutico. Ripeto, sono efficacissimi, per il controllo sopratutto della cosiddetta “sindrome metabolica”. Anche quando c’è la tendenza a sviluppare la sindrome metabolica.

Cioè non dobbiamo aspettare di avere 300 di trigliceridi e 150 di pressione arteriosa. Ricordiamoci una cosa: la donna vive tutta la sua vita pre-menopausale, con valori di pressione arteriosa che sono sempre inferiori a quelli del maschio, improvvisamente, dopo la menopausa, per la carenza ormonale, estrogenica, si ha la tendenza ad aumentare i livelli della pressione arteriosa. Bisogna ricordarci che un salto di 20, 30 ml di mercurio per la donna, equivalgono ad un salto di 20, 30 ml di mercurio per un uomo.

L’uomo però magari parte da un 125, 130, a cose normali, e non è da fare una terapia, e andiamo a 160, e a 160 si fa la terapia per la ipertensione. La donna, questo 30 ml di mercurio ce l’ha da 100, 105, 110 a 130, 135. E comunque non gli si fa la terapia alla signora in menopausa, perché è sotto i 140, quindi non necessita di terapia. Perché è stato visto negli studi che la pressione va curata sopra i 140. Ma gli studi contenevano l’80% di soggetti che erano maschi.

Perché purtroppo tanti studi negli anni 70 erano soprattuto orientati verso il maschio. Perché il maschio moriva di più di malattia cardiovascolare. E anche questo non è vero. Perché le donne muoiono un pochino più tardi di malattie cardiovascolare, che guarda caso non vengono riconosciute abbastanza, perché ancora oggi la malattia cardiovascolare è vissuta al maschile e poco al femminile.

Invece il principale killer della donna è proprio la malattia cardiovascolare. A questo dobbiamo puntare la nostra attenzione. Soprattutto come prevenzione, perché è sufficiente cambiare lo stile di vita. Ah, la cosa fondamentale: non fumare! Il fumo di sigaretta va abolito! E poi ricordiamoci che la donna non è un omino che pesa di meno!

E’ fatta in modo diverso! Per esempio, le arterie sono molto più delicate, sono di un calibro minore, e sono più sensibili agli insulti. Non a caso prima parlavamo della pressione arteriosa: questo 20, 30 ml di mercurio che si alzano, con l’età, con la menopausa e quant’altro, insultano l’arteria della donna, più dell’arteria dell’uomo. E’ più delicata l’arteria della donna!

L’elevazione della glicemia nella donna è molto più rischiosa che l’elevazione della glicemia nel maschio. E’ stato visto che la diabetica ha un rischio cardiovascolare molto più alto rispetto all’uomo.

Al contrario, un’elevazione modesta del colesterolo nella donna non ha molta importanza per quanto riguarda il rischio cardiovascolare, almeno per quanto riguarda quella che ha il maschio. Per cui alcune differenze di genere, che sono basilari, vanno conosciute, per consigliare le cose giuste alle signore, soprattuto in epoca menopausale, un momento importantissimo per fare prevenzione cardiovascolare. Ma anche per l’osteoporosi, dei tumori… perché la sindrome metabolica pone la signora a rischio, non solo di malattia cardiovascolare, ma anche di un maggior rischio di tumori.

Care amiche di VediamociChiara, abbiamo approfittato del prof. Marco Gambacciani, che ci ha dato dei consigli fondamentali non solo per quanto riguarda gli stili di vita, ma soprattutto ricordiamoci di andare dal medico, lo dobbiamo consultare sempre, anche quando dobbiamo scegliere un nutraceutico, perché il medico, che è la persona che ci segue, conosce i nostri problemi, le nostre caratteristiche familiari, e sa sicuramente consigliarci al meglio, non improvvisiamo! Noi di VediamociChiara lo diciamo sempre. Vi raccomandiamo ancora di più. E mi raccomando, non fumate!

Diciamo che su questo noi di VediamociChiara facciamo una campagna personale.

Il fumo di sigaretta è una cosa che dobbiamo abolire: è veramente un dramma per la malattia cardiovascolare e per i tumori (il fumo di sigaretta aumenta anche il rischio di tumore alla mammella). Non facciamo quindi sconti al fumo!

La nostra dott.ssa Maria Luisa Barbarulo intervista il prof. Marco Gambacciani ginecologo per Redazione VediamociChiara ©️ riproduzione riservata

Take Home Message – Sindrome metabolica e nutraceutici
Donne, menopausa e sindrome metabolica. Un trittico da non sottovalutare. Così come non vanno sottovalutate tutte le opzioni legate alla prevenzione: da un sano stile di vita (attività fisica regolare), che comprende anche una sana alimentazione, ai vizi (a cominciare dal fumo, che va abolito!). Ma anche la scelta del nutraceutico può fare la differenza. Ma quali caratteristiche deve avere il “giusto nutraceutico”? Ce ne parliamo con il presidente della SIM, la Società Italiana Menopausa, il prof. Marco Gambacciani.

Tempo di lettura “Sindrome metabolica e nutraceutici”: 8 minuti

Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2024

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